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Cecilia Sala, vertice a Palazzo Chigi. La madre da Meloni: “Sono un soldato, fiducia nel governo”

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Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano: “Liberatela subito”. Le opposizioni chiedono di essere coinvolte: Mantovano pronto a riferire al Copasir
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Un’ora di vertice a Palazzo Chigi per discutere la situazione di Cecilia Sala, la giornalista italiana incarcerata in Iran. E subito dopo, i colloqui della premier con la famiglia della reporter: una conversazione telefonica con il padre Renato Sala e il faccia a faccia con la madre Elisabetta Vernoni. Nello stesso giorno in cui il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore di Teheran alla Farnesina. Dopo la notizia delle pessime condizioni della reporter nel carcere di Evin, il governo accelera le proprie mosse.

“Va male, è ovvio – ha commentato la donna dopo essere stata ricevuta dalla presidente del Consiglio – però questo incontro mi ha aiutato. Ci siamo guardate negli occhi, anche tra mamme. La fiducia – ha aggiunto Vernoni – è tanta, sicuramente stanno lavorando e io sono un po' come Cecilia, sono un po' un soldato, aspetto e rispetto il lavoro che stanno facendo. Quello che potrò fare da parte mia lo farò, sicuramente loro stanno facendo il loro”.

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Un’ora di vertice a Palazzo Chigi per discutere la situazione di Cecilia Sala, la giornalista italiana incarcerata in Iran. E subito dopo, i colloqui della premier con la famiglia della reporter: una conversazione telefonica con il padre Renato Sala e il faccia a faccia con la madre Elisabetta Vernoni. Nello stesso giorno in cui il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore di Teheran alla Farnesina. Dopo la notizia delle pessime condizioni della reporter nel carcere di Evin, il governo accelera le proprie mosse.

“Va male, è ovvio – ha commentato la donna dopo essere stata ricevuta dalla presidente del Consiglio – però questo incontro mi ha aiutato. Ci siamo guardate negli occhi, anche tra mamme. La fiducia – ha aggiunto Vernoni – è tanta, sicuramente stanno lavorando e io sono un po' come Cecilia, sono un po' un soldato, aspetto e rispetto il lavoro che stanno facendo. Quello che potrò fare da parte mia lo farò, sicuramente loro stanno facendo il loro”.

“La premier – ha continuato la donna – ha fatto un salto di qualità dalle rassicurazioni comprensibili che ricevo sempre. È stata più precisa e più puntuale ed è questo che io volevo e questo ho avuto". Vernoni, nel complesso, si è detta soddisfatta del colloquio con Meloni: "Ieri è stato un momento di cambio d'umore forte, però assolutamente sì".

"La prima cosa – ha ripetuto la madre di Sala – sono le condizioni più dignitose di vita carceraria" e poi "decisioni importanti e di forza del nostro Paese per ragionare sul rientro in Italia, di cui io non piango, non frigno e non chiedo tempi, perché sono realtà molto particolari".

Alla riunione pomeridiana a palazzo Chigi, convocata e presieduta da Meloni, hanno partecipato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Guardasigilli Carlo Nordio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi Alfredo Mantovano e il consigliere diplomatico della premier Fabrizio Saggio.

A sera, con una nota ufficiale, il governo ha riaffermato “l’impegno presso le autorità iraniane per l’immediata liberazione” di Sala e la richiesta che la reporter italiana riceva, fino alla scarcerazione, “un trattamento rispettoso della dignità umana”.

Per quanto riguarda Mohammad Abedini, l’ingegnere iraniano detenuto a Milano, l’esecutivo, nel comunicato, ha ribadito “che a tutti i detenuti è garantita parità di trattamento nel rispetto delle leggi italiane e delle convenzioni internazionali”.

Palazzo Chigi ha risposto anche alle sollecitazioni delle opposizioni e annuncia che il sottosegretario Mantovano, “in veste di Autorità delegata, ha dato immediata disponibilità al presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Lorenzo Guerini, a riferire al Copasir già domani mattina, e quindi per suo tramite al Parlamento”.

La vicenda della giornalista del Foglio e di Chora Media nelle ultime ore ha subito un’improvvisa accelerazione. Dopo la telefonata in cui la cronista ha raccontato alla famiglia le pessime condizioni di detenzione subite, le opposizioni hanno chiesto a Palazzo Chigi di muovere alcuni passi formali per tenere alto il caso e mettere pressione a Teheran.

Il primo a parlare è stato il leader di Iv Matteo Renzi, rivolgendosi a Giorgia Meloni e chiedendo di convocare le opposizioni per tenerle aggiornate sulla vicenda. Subito dopo, la segretaria del Pd Elly Schlein e il suo responsabile esteri, Peppe Provenzano, hanno vergato un comunicato congiunto nel quale sollecitano l’esecutivo a condividere, sia pure con la discrezione necessaria in situazioni del genere, tutte le iniziative volte a ottenere la liberazione di Sala.

Un pressing politico che ha generato subito degli effetti. In mattinata, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha formalizzato una decisione nell’aria già da ieri, e cioè quella di convocare alla Farnesina l’ambasciatore iraniano a Roma. Il ministro ha inoltre sottolineato che l’esecutivo “lavora incessantemente per riportare Sala a casa”, aggiungendo: “Pretendiamo che vengano rispettati tutti i suoi diritti. Fino alla sua liberazione, Cecilia e i suoi genitori non saranno mai lasciati soli”. Nell’incontro, durato circa un’ora, da parte italiana è stata chiesta la "liberazione immediata della connazionale, giunta in Iran con regolare visto giornalistico" - si legge in una nota - e di "garantire piena assistenza consolare permettendo all'ambasciata d'Italia a Teheran di visitarla e di fornirle i generi di conforto che finora le sono stati negati".

Ma non basta. Poco dopo, le agenzie hanno battuto la notizia della convocazione di un vertice di governo per questo pomeriggio, centrato sul caso Sala. Alla riunione dovrebbero partecipare il sottosegretario alla presenza del consiglio Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il titolare della Farnesina Tajani e i servizi di intelligence, che stanno portando avanti un canale parallelo di trattativa con la controparte iraniana. Non è ancora chiaro se sempre in giornata il governo aggiornerà degli sviluppi anche le opposizioni. Al momento, dai partiti di minoranza, si fa sapere che non è partita una convocazione ufficiale da parte di Palazzo Chigi.

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