La “democrazia illiberale” teorizzata e messa in pratica da Victor Orbán costa all’Ungheria un miliardo di euro. Per ora. Allo scadere della mezzanotte del 31 dicembre, la Commissione europea ha comunicato che la prima tranche dei 19 miliardi di fondi di coesione sospesi per le violazioni dello Stato di diritto da parte del governo ungherese è scaduta definitivamente. In altre parole: denaro perduto per sempre. Per Orbán un Capodanno col botto sbagliato, il modo peggiore di chiudere il semestre di presidenza del Consiglio Ue, che adesso passa alla Polonia.
Nel 2022 Bruxelles aveva attivato il cosiddetto meccanismo di condizionalità perché preoccupata di come il Paese politicamente più vicino alla Russia di Putin utilizzava il budget dell’Unione. In particolar modo allora era sotto osservazione il sistema giudiziario ungherese, non conforme agli standard democratici dell’Europa. L’Italia ne ha avuto esperienza diretta con il caso dell’antifascista Ilaria Salis, per più di un anno recl…
La “democrazia illiberale” teorizzata e messa in pratica da Victor Orbán costa all’Ungheria un miliardo di euro. Per ora. Allo scadere della mezzanotte del 31 dicembre, la Commissione europea ha comunicato che la prima tranche dei 19 miliardi di fondi di coesione sospesi per le violazioni dello Stato di diritto da parte del governo ungherese è scaduta definitivamente. In altre parole: denaro perduto per sempre. Per Orbán un Capodanno col botto sbagliato, il modo peggiore di chiudere il semestre di presidenza del Consiglio Ue, che adesso passa alla Polonia.
Nel 2022 Bruxelles aveva attivato il cosiddetto meccanismo di condizionalità perché preoccupata di come il Paese politicamente più vicino alla Russia di Putin utilizzava il budget dell’Unione. In particolar modo allora era sotto osservazione il sistema giudiziario ungherese, non conforme agli standard democratici dell’Europa. L’Italia ne ha avuto esperienza diretta con il caso dell’antifascista Ilaria Salis, per più di un anno reclusa in un carcere di Budapest dove i diritti dei detenuti non erano garantiti e a seguito di un’indagine che i giudici italiani considerano politicizzata. Oltre ai tribunali, la Commissione era perplessa per la mancanza di controllo e di trasparenza sugli appalti pubblici, per i noti e molteplici conflitti di interesse del governo, per il finanziamento alla politica e per l’assenza di indipendenza dei media.
Ieri è scattata l’inevitabile, e inedita, conseguenza. «In base al regolamento sulla condizionalità, la prima tranche di denaro sospeso, pari a 1,04 miliardi di euro, è scaduta», ha spiegato un portavoce della Commissione all’Associated press.
Quello dei fondi di coesione bloccati è un tema politico caldissimo a Bruxelles, materia di trattative informali tra Orbán e gli altri leader europei, tra cui Giorgia Meloni, che ha con il premier ungherese un rapporto consolidato di lunga data. Ancora un mese fa Orbán prometteva ai suoi connazionali che avrebbe fatto di tutto per proteggere «quel denaro che è nostro», sostenendo: «A Bruxelles cercano sempre di prendere i nostri soldi con vari mezzi e per vari motivi».
A ben vedere la riforma della giustizia chiesta dalla Commissione è stata fatta: rimangono sì delle criticità per «la persistente influenza politica sulla magistratura inquirente» e per «le campagne diffamatorie contro i giudici da parte di tv e giornali», però i passi avanti avevano reso possibile lo sblocco di una parte dei fondi spettanti all’Ungheria. Restano tuttavia 19 miliardi in sospeso, anzi 18 dopo il miliardo andato in fumo a Capodanno, e Budapest rischia di perderne altri.
Della notizia del clamoroso danno economico sui giornali ungheresi online ieri non si trovava traccia, l’attenzione era concentrata sull’andamento della guerra in Ucraina (Magyar Hìrlap), sui risultati ottenuti nel semestre di presidenza ungherese (Hungary Today) e sullo «scioccante declino dell’Ungheria da quando è entrata nell’Ue» (Dailynews Hungary).
Nessuno parla del quinto rapporto sullo Stato di diritto nell’Unione, pubblicato nel luglio del 2024, l’origine degli attuali problemi di bilancio Ue per Orbán: otto le raccomandazioni messe in fila da Bruxelles, nessuno tra gli altri 27 membri Ue ne ha collezionate altrettante, pur essendo state formulate osservazioni anche alla Slovacchia e all’Italia. «Rispetto al 2023 nessun progresso sulla riforma del lobbismo — si legge nel rapporto a proposito del governo ungherese — nessun progresso sul tracciamento delle indagini nei casi di alto livello di corruzione, nessun progresso sull’indipendenza dei media pubblici, nessun progresso per una legislazione più giusta e trasparente sulla spesa pubblica sulle compagnie statali, nessun progresso nella rimozione degli ostacoli per le organizzazioni della società civile…». Una lista di ferite allo Stato di diritto che di fatto pongono l’Ungheria fuori dal perimetro democratico.