L’Iran, per la prima volta, lo ha scritto tra le righe: la scarcerazione della giornalista Cecilia Sala è legata a quella di Mohammad Abedini, l’ingegnere iraniano arrestato il 16 dicembre a Malpensa su richiesta degli Stati Uniti con l’accusa di terrorismo e di cui si chiede il rilascio.
L’ambasciatore di Teheran a Roma, Mohammad Reza Sabouri, ieri ha incontrato il segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia alla luce della seconda telefonata della cronista ai parenti dalla prigione di Evin. Telefonata che ha rivelato le pessime condizioni in cui si trova la ventinovenne costretta a dormire a terra e senza mascherina per coprire gli occhi in una cella sempre illuminata.
Adesso i contatti tra Italia e Iran, per trovare una soluzione diplomatica, si stanno intensificando. Questa mattina infatti è previsto un incontro a Teheran speculare a quello avvenuto ieri a Roma. Il ministro degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatrice italiana, Paola Amadei. «Vedremo che cosa di…
L’Iran, per la prima volta, lo ha scritto tra le righe: la scarcerazione della giornalista Cecilia Sala è legata a quella di Mohammad Abedini, l’ingegnere iraniano arrestato il 16 dicembre a Malpensa su richiesta degli Stati Uniti con l’accusa di terrorismo e di cui si chiede il rilascio.
L’ambasciatore di Teheran a Roma, Mohammad Reza Sabouri, ieri ha incontrato il segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia alla luce della seconda telefonata della cronista ai parenti dalla prigione di Evin. Telefonata che ha rivelato le pessime condizioni in cui si trova la ventinovenne costretta a dormire a terra e senza mascherina per coprire gli occhi in una cella sempre illuminata.
Adesso i contatti tra Italia e Iran, per trovare una soluzione diplomatica, si stanno intensificando. Questa mattina infatti è previsto un incontro a Teheran speculare a quello avvenuto ieri a Roma. Il ministro degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatrice italiana, Paola Amadei. «Vedremo che cosa diranno gli iraniani», dice il titolare della Farnesina Antonio Tajani ospite di Zona Bianca, su Rete4, «ma noi non possiamo accettare che ci siano delle condizioni di detenzione che non siano rispettose dei diritti della persona, ed è per questo che continuiamo a chiedere l’immediata liberazione di Cecilia».
Intanto sul tavolo c’è la nota diffusa dall’ambasciata di Teheran dopo l’incontro con il segretario generale del ministero degli Esteri, a cui Tajani non ha partecipato. Nel comunicato, battuto dalle agenzie di stampa poco prima del vertice di governo convocato dalla premier Giorgia Meloni, si legge che Abedini è «detenuto con false accuse» e si chiede all’Italia un trattamento reciproco rispetto a quello di Sala», di cui il governo italiano vuole la scarcerazione.
Da queste parole si evince l’accostamento che per la prima volta viene fatto tra le due vicende, quindi tra i due arresti. Quello dell’iraniano all’aeroporto di Malpensa il 16 dicembre su segnalazione degli Usa e quello della giornalista nel suo hotel a Teheran tre giorni dopo.
L’Iran però insiste e accusa Sala di «violazione delle leggi della Repubblica islamica». Poi, al contrario di quanto riferito dalla giornalista alla famiglia, viene garantito che «secondo l’approccio islamico e sulla base di considerazioni umanitarie, tenendo conto del ricorrente anniversario della nascita di Cristo e dell’approssimarsi del nuovo anno cristiano» le sono state fornite «tutte le agevolazioni necessarie, tra cui ripetuti contatti telefonici con i propri cari». Tuttavia il ministro Tajani rimarca che non è così: «Sala ancora non ha le condizioni di detenzione che ci erano state assicurate». Quindi dal vertice di Palazzo Chigi arriva la risposta formale anche su Abedini: «A tutti i detenuti è garantita parità di trattamento nel rispetto delle leggi italiane e delle convenzioni internazionali».
Tajani, dal canto suo, garantisce che si sta «facendo tutto ciò che è in nostro possesso con la presidenza del Consiglio, il ministero degli Esteri, l’Intelligence. Stiamo lavorando 24 ore su 24 per cercare di risolvere il problema e riportare Cecilia a casa al più presto». E il vicepremier si augura «che i tempi per il rilascio non siano lunghi ma — ammette — non dipende da noi». La questione coinvolge anche l’America.