Caso Cecilia Sala, avvertimento dell’Iran all’Italia: “Non segua gli Usa sugli ostaggi”
di Tommaso Ciriaco , Giuliano FoschiniRoma — Un nuovo tassello diplomatico si aggiunge al caso di Cecilia Sala, la giornalista di Chora Media e del Foglio detenuta nelle carceri iraniane. La mossa, stavolta, è di Teheran. Ed è a suo modo simmetrica, dopo la convocazione dell’ambasciatore iraniano, ricevuto alla Farnesina giovedì scorso: stavolta è il ministero degli Esteri dello Stato islamico a chiamare l’ambasciatrice italiana in Iran Paola Amadei.
Al termine, diffonde una nota attraverso l’agenzia di stampa ufficiale Irna in cui torna a reclamare la liberazione di Mohammad Abedini, l’ingegnere iraniano detenuto nel carcere di Opera in seguito al mandato di cattura internazionale emesso dagli Stati Uniti. «Il suo arresto — si legge — è un atto illegale, che avviene su richiesta del governo degli Usa e in linea con i comprovati obiettivi politici e ostili di questo Paese di tenere in ostaggio i cittadini iraniani in ogni angolo del mondo, imponendo l’attuazione extraterritoriale delle leggi interne di questo Paese».
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Roma — Un nuovo tassello diplomatico si aggiunge al caso di Cecilia Sala, la giornalista di Chora Media e del Foglio detenuta nelle carceri iraniane. La mossa, stavolta, è di Teheran. Ed è a suo modo simmetrica, dopo la convocazione dell’ambasciatore iraniano, ricevuto alla Farnesina giovedì scorso: stavolta è il ministero degli Esteri dello Stato islamico a chiamare l’ambasciatrice italiana in Iran Paola Amadei.
Al termine, diffonde una nota attraverso l’agenzia di stampa ufficiale Irna in cui torna a reclamare la liberazione di Mohammad Abedini, l’ingegnere iraniano detenuto nel carcere di Opera in seguito al mandato di cattura internazionale emesso dagli Stati Uniti. «Il suo arresto — si legge — è un atto illegale, che avviene su richiesta del governo degli Usa e in linea con i comprovati obiettivi politici e ostili di questo Paese di tenere in ostaggio i cittadini iraniani in ogni angolo del mondo, imponendo l’attuazione extraterritoriale delle leggi interne di questo Paese».
Sono parole che complicano il percorso di mediazione che mira a riportare in Italia Cecilia Sala. Gli Stati Uniti, infatti, spingono per l’estradizione di Abedini, accusato di essere l’ingegnere che fornisce la strumentazione per costruire i droni a disposizione della Repubblica islamica. L’Iran invoca invece la sua liberazione, legando il caso a quello della giornalista italiana. Il messaggio consegnato all’ambasciatrice italiana Amadei dal direttore generale per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri iraniano è, d’altra parte, assai netto: Roma «respinga la politica statunitense di presa di ostaggi iraniani» e liberi l’ingegnere, «impedendo agli Stati Uniti di danneggiare le relazioni bilaterali tra Teheran e Roma». Rapporti «di lunga data», si sottolinea, violati da un fermo che secondo lo Stato islamico «contraddice anche i principi e gli standard del diritto internazionale, comprese le norme sui diritti umani, e può essere considerato una forma di detenzione arbitraria».
Teheran, si diceva, lega la vicenda dell’ingegnere a quella di Sala, arrestata il 19 dicembre, soltanto tre giorni dopo il fermo di Abedini. Un parallelo che in qualche modo anche Roma è costretta ad accettare, come è sembrato evidente dal comunicato diffuso da Palazzo Chigi al termine del vertice di giovedì scorso, nel quale si faceva esplicito riferimento ai due casi. E nel quale si ribadiva l’appello per la liberazione della cronista, resa più urgente dalle notizie sulle pessime condizioni di detenzione imposte alla giornalista. Sala ha infatti spiegato alla famiglia, nel corso di un colloquio telefonico, di essere costretta a dormire a terra, in isolamento totale. A rendere la condizione ancora più grave, anche la decisione della struttura carceraria di negarle il pacco con alcuni generi di conforto portati dall’ambasciatrice in occasione della visita precedente.
Un quadro allarmante, subito sottolineato dalle opposizione. Che ha imposto al governo di muoversi sul fronte diplomatico e parlamentare. È di giovedì l’incontro alla Farnesina tra il segretario generale del ministero degli Esteri, Riccardo Guariglia e l’ambasciatore iraniano a Roma, durante il quale l’esecutivo ha chiesto la scarcerazione di Sala e contestato le «indecenti» condizioni di detenzione della cronista ventinovenne. Ma anche di lanciare un segnale nei confronti del Parlamento: lunedì prossimo, il giorno dell’Epifania, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano riferirà al Copasir sul caso. Lo farà in un contesto riservato, perché gli atti del comitato presieduto dal dem Lorenzo Guerini sono secretati.