Nuovo no ai domiciliari per Abedini. Sala, si riapre la via diplomatica
di Giuliano FoschiniRoma — Una frenata, seppur non cruciale, sul piano giudiziario: la procura generale di Milano ha ribadito il no alla scarcerazione di Mohammad Abedini Najafabadi, l’iraniano fermato a Malpensa lo scorso 16 dicembre su richiesta degli Usa. Ma fiducia sulla riapertura dei canali diplomatici, dopo la visita di Giorgia Meloni negli Stati Uniti e i blandi segnali di apertura che sono arrivati nelle ultime 48 ore da Teheran.
Il governo pensa di essere a un bivio importante nel lavoro per la liberazione di Cecilia Sala, la giornalista del Foglio e Chora Media arrestata il 19 dicembre scorso in Iran e, da allora, detenuta nella prigione di Evin. Nonostante le smentite ufficiali, è ormai chiaro che l’arresto di Sala sia stata una ritorsione per quello di Abedini Najafabadi che l’Italia ha effettuato su richiesta degli Stati Uniti. In un primo momento — come è emerso nell’audizione al Copasir del sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano — l’Italia aveva sottovalutato l’arresto di…
Roma — Una frenata, seppur non cruciale, sul piano giudiziario: la procura generale di Milano ha ribadito il no alla scarcerazione di Mohammad Abedini Najafabadi, l’iraniano fermato a Malpensa lo scorso 16 dicembre su richiesta degli Usa. Ma fiducia sulla riapertura dei canali diplomatici, dopo la visita di Giorgia Meloni negli Stati Uniti e i blandi segnali di apertura che sono arrivati nelle ultime 48 ore da Teheran.
Il governo pensa di essere a un bivio importante nel lavoro per la liberazione di Cecilia Sala, la giornalista del Foglio e Chora Media arrestata il 19 dicembre scorso in Iran e, da allora, detenuta nella prigione di Evin. Nonostante le smentite ufficiali, è ormai chiaro che l’arresto di Sala sia stata una ritorsione per quello di Abedini Najafabadi che l’Italia ha effettuato su richiesta degli Stati Uniti. In un primo momento — come è emerso nell’audizione al Copasir del sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano — l’Italia aveva sottovalutato l’arresto di Abedini: nessuno aveva informato gli italiani che si trovavano in Iran di possibili ritorsioni, come pure i nostri stessi servizi avevano ipotizzato potesse accadere. E nessuno aveva ritenuto di dover informare il ministero della Giustizia, che doveva decidere sul mantenimento della misura cautelare dell’iraniano, che una cittadina italiana nel frattempo era stata arrestata in Iran. Per una settimana governo e intelligence hanno cercato di gestire la vicenda sotto traccia fin quando il 27, quando l’ambasciatrice italiana a Teheran Paola Amadei, è riuscita a incontrare Sala in carcere, la Farnesina ha ufficializzato l’arresto della giornalista. Da quel momento i rapporti diplomatici tra Italia e Iran non sono stati affatto facili: Teheran si è irrigidita per alcuni decisioni dei giudici.
Abedini in un primo momento era stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Rossano Calabro, dove sono rinchiusi i più pericolosi terroristi. Ora invece è nell’istituto penitenziario modello di Opera: è in cella con un iPad a disposizione, vede i telegiornali ed è autorizzato a fare videochiamate con i suoi familiari. Il suo avvocato, Alfredo de Francesco, ha presentato un’istanza di arresti domiciliari. Sulla quale però la procura generale ieri ha espresso parere negativo, sulla base anche della nota arrivata dagli Stati Uniti nella quale si segnalava al pericolosità di Abedini. La Corte d’appello si esprimerà il 15 in un’udienza nella quale Abedini potrebbe rilasciare dichiarazioni spontanee. Ieri con il suo avvocato ha definito «assurde» le accuse che gli vengono mosse: la sua azienda è accusata di fornire dal 2016 componentistica militare all’Irgc, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica, considerato solo dagli Stati Uniti un’organizzazione terroristica. Non dall’Italia. Né tanto meno dalla Ue. «E io nel 2016 ero ancora uno studente» ha detto.
Quella giudiziaria non è però la sola strada per tirare fuori dal carcere Abedini. Per quello che è possibile rivelare visto il silenzio stampa chiesto dalla famiglia, il governo spera di riportare a casa Cecilia al più presto, magari nei giorni del giuramento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti. Lo sta facendo con un lavoro diplomatico a tre, in cui sono coinvolti proprio gli Usa. Con Trump, nell’incontro in Florida, Meloni dovrebbe aver parlato della possibile scarcerazione di Abedini da parte del governo sulla base di un articolo del codice di procedura penale, il 718, sulla base del quale il ministro della Giustizia può dichiararlo inestradabile. Ci sono appigli tecnici e procedurali hanno spiegato i tecnici al ministro per poter percorrere questa strada. È possibile però che prima di procedere si aspetti la decisione del tribunale di Milano.