Il blitz da Trump e il canale con l’Iran: il ruolo di Meloni che incassa il grazie dell’opposizione
di Lorenzo De CiccoL’azzardo del blitz a Mar-a-Lago, la missione affidata ai servizi segreti dell’Aise, la notte di attesa, il rilascio, la telefonata “tra mamme” con Elisabetta Vernoni fino all’abbraccio con Cecilia Sala all’aeroporto di Ciampino. “Grazie presidente Meloni”, è la card che tutti i parlamentari di Fratelli d’Italia possono diffondere sui social dalle 11.24 di stamattina, quando Palazzo Chigi ha comunicato che la giornalista di Chora Media e del Foglio è stata rilasciata dalla repubblica islamica dell’Iran dopo venti giorni di prigionia. Un “successo del governo”, ripetono da ore ministri, sottosegretari e deputati di maggioranza. È lo “spin” della macchina comunicativa di Chigi. Ma la liberazione della reporter spinge perfino il Pd, con diversi big come Francesco Boccia e Lorenzo Guerini, a pronunciare un “grazie” all’indirizzo della presidente del consiglio. Quasi inevitabile dopo le congratulazioni giunte dal Quirinale.
A Palazzo Chigi la premier sa che una risoluzione così rapida…
L’azzardo del blitz a Mar-a-Lago, la missione affidata ai servizi segreti dell’Aise, la notte di attesa, il rilascio, la telefonata “tra mamme” con Elisabetta Vernoni fino all’abbraccio con Cecilia Sala all’aeroporto di Ciampino. “Grazie presidente Meloni”, è la card che tutti i parlamentari di Fratelli d’Italia possono diffondere sui social dalle 11.24 di stamattina, quando Palazzo Chigi ha comunicato che la giornalista di Chora Media e del Foglio è stata rilasciata dalla repubblica islamica dell’Iran dopo venti giorni di prigionia. Un “successo del governo”, ripetono da ore ministri, sottosegretari e deputati di maggioranza. È lo “spin” della macchina comunicativa di Chigi. Ma la liberazione della reporter spinge perfino il Pd, con diversi big come Francesco Boccia e Lorenzo Guerini, a pronunciare un “grazie” all’indirizzo della presidente del consiglio. Quasi inevitabile dopo le congratulazioni giunte dal Quirinale.
A Palazzo Chigi la premier sa che una risoluzione così rapida del caso Sala non era scontata. Altri occidentali arrestati in circostanze simili spesso sono rimasti nel braccio più duro del penitenziario di Evin anche un anno, se non di più. Ecco perché, negli scambi informali coi collaboratori, in attesa della conferenza stampa di domani con la stampa parlamentare, Meloni può rivendicare il risultato. L’averci “messo la faccia” direttamente. Affidandosi al braccio destro Alfredo Mantovano, che da sottosegretario di Palazzo Chigi ha la delega all’intelligence. Imbarcandosi su un aereo che l’ha portata per poche ore dall’altro lato dell’Atlantico, per parlare faccia a faccia con Donald Trump della vicenda Sala e del possibile no all’estradizione di Mohammad Abedini, l’iraniano trattenuto in Italia su mandato Usa. Una scarcerazione, quella dell’uomo dei droni, che secondo fonti governative ora l’esecutivo sta valutando. E in caso, arriverebbe prima dell’avvicendamento alla Casa bianca il 20 gennaio, dunque con in carica ancora Joe Biden, che Meloni vedrà a Roma sabato, l’11 gennaio, a pranzo tra gli stucchi di villa Doria Pamphilj.
Un successo nell’immediato, per Meloni. I cui risvolti politici e diplomatici però si scopriranno solo nei prossimi mesi. Quando si chiarirà quale sarà la contropartita per l’Iran, perché a differenza di Alessia Piperno, liberata “gratis” da Teheran come apertura di credito nei confronti del governo Meloni appena insediato a novembre ‘22, stavolta il regime degli ayatollah ha chiesto informalmente qualcosa in cambio, come spiega una fonte diplomatica di livello. E se la contropartita sarà la liberazione di Abedini, andrà valutata quale sarà la reazione di Trump, se il colloquio con Meloni ha portato davvero a una soluzione condivisa oppure no. Per la premier c’è subito l’incasso mediatico e politico dell’operazione Sala. Che limita i danni – così sostengono diversi “fratelli” a microfoni spenti – per le dimissioni, anticipate da Repubblica, del capo del Dis, Elisabetta Belloni. Fosse fallita la trattativa per liberare Sala, la premier avrebbe dovuto subire una batteria di attacchi per la confusione al timone dell’intelligence. Invece anche qui Meloni potrà dire: caso chiuso. Un altro azzardo, per ora riuscito.