✕

Caso Sala, Nordio pronto a non concedere l’estradizione

Il ministro della giustizia Carlo Nordio 

 (ansa)

Ascolta l'audio

La strategia messa a punto a Palazzo Chigi prevede due tappe, che non andrebbero in conflitto né con l’America né con l’Iran
2 minuti di lettura

Carlo Nordio arriva a Montecitorio mentre Cecilia Sala è in volo dall’Iran verso l’Italia. Averla riportata a casa, dopo venti giorni di prigionia, è per il ministro della Giustizia «una grandissima soddisfazione». Ma Nordio sa che il caso non è chiuso e che dal suo dicastero passano le garanzie che il governo ha dato alle autorità iraniane affinché la giornalista venisse liberata.

Garanzie che riguardano, prima di tutto, la non estradizione, come chiedono gli americani, dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini-Najafabani, arrestato a Malpensa il 16 dicembre su richiesta degli Stati Uniti perché accusato di esportazione di materiali tecnologici statunitensi in Iran e di aver supportato le Guardie rivoluzionarie, che gli Usa considerano un’associazione terroristica.

Il titolare di via Arenula, dopo una riunione di maggioranza sulla riforma che prevede la separazione delle carriere, si dirige verso palazzo Chigi. Ha appuntamento con il sottosegretario alla presidenza del Consigli…

Carlo Nordio arriva a Montecitorio mentre Cecilia Sala è in volo dall’Iran verso l’Italia. Averla riportata a casa, dopo venti giorni di prigionia, è per il ministro della Giustizia «una grandissima soddisfazione». Ma Nordio sa che il caso non è chiuso e che dal suo dicastero passano le garanzie che il governo ha dato alle autorità iraniane affinché la giornalista venisse liberata.

Garanzie che riguardano, prima di tutto, la non estradizione, come chiedono gli americani, dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini-Najafabani, arrestato a Malpensa il 16 dicembre su richiesta degli Stati Uniti perché accusato di esportazione di materiali tecnologici statunitensi in Iran e di aver supportato le Guardie rivoluzionarie, che gli Usa considerano un’associazione terroristica.

Il titolare di via Arenula, dopo una riunione di maggioranza sulla riforma che prevede la separazione delle carriere, si dirige verso palazzo Chigi. Ha appuntamento con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e anche se ufficialmente i due avrebbero parlato solo di riforma della giustizia, in realtà è stato affrontato anche il dossier America-Iran.

In mattinata, insieme alla notizia della liberazione della reporter, si erano infatti diffuse voci su una possibile scarcerazione a stretto giro anche del cosiddetto «uomo dei droni», con tanto di documento già pronto al ministero della Giustizia. Poi la frenata. Per ragioni di opportunità, per non avvalorare l’idea dello scambio di prigionieri. Soprattutto per ragioni di rapporti con gli Stati Uniti, dove Giorgia Meloni è andata domenica scorsa per parlare con il presidente eletto Donald Trump della richiesta di scarcerazione di Abedini, arrivata dall’Iran, nei giorni in cui l’Italia era in apprensione per il destino di Sala. Quindi la liberazione dell’iraniano non sarà immediata, bisognerà aspettare ancora qualche giorno.

Quindi la strategia messa a punto ieri a Palazzo Chigi prevede due tappe, che non andrebbero in conflitto né con l’America né con l’Iran. Per adesso si attende la sentenza della Corte d’appello di Milano, che il prossimo 15 gennaio si riunirà per decidere se concedere o meno i domiciliari a Abedini. Se i giudici dovessero decidere che deve restare in carcere, entrerà in campo il dicastero della Giustizia, che dovrà esaminare «secondo parametri giuridici», come spiega Nordio, la richiesta di estradizione, di cui si attendono i documenti dall’America o decidere se scarcerare l’ingegnere iraniano. Esclusa la prima ipotesi, perché caposaldo dell’accordo con l’Iran, resta la scarcerazione che però deve avvenire entro il 20 gennaio. Cioè prima dell’Inauguration day che segnerà l’inizio del mandato del 47° presidente degli Stati Uniti, in pratica nel periodo cuscinetto tra le due amministrazioni.

In questo caso non potranno essere concessi i domiciliari poiché, secondo il codice di procedura penale, se è stata chiesta l’estradizione di un detenuto il ministro della Giustizia può solo revocare la misura cautelare o appunto assecondare la richiesta dell’America. Strada non praticabile. Anche fonti giudiziarie citate dal Wall Street Journal spiegano che Abedini dovrebbe essere rilasciato dal carcere milanese di Opera con uno «slittamento di tempi», ma sicuramente nei prossimi giorni.

Leggi i commenti