ROMA – Contenti per la liberazione di Cecilia Sala, «è la notizia che tutti stavamo aspettando», si rallegrano i parlamentari delle opposizioni non appena le agenzie di stampa battono la nota con cui Palazzo Chigi annuncia il rientro della giornalista in Italia. Ma l’esultanza finisce qui. Stavolta pure per loro è complicato negare che si tratta di un successo (anche personale) di Giorgia Meloni e della suo blitz a casa Trump, nell’immediato criticato per lo strappo a ogni protocollo diplomatico; l’opacità della trattativa informale con il presidente Usa non ancora in carica; il ruolo giocato da Elon Musk, pronto a collegare i suoi satelliti con i sistemi di difesa e di telecomunicazione tricolori. È la ragione dell’imbarazzo che, al netto della soddisfazione per il lieto fine, si respira tra le fila della minoranza di stanza a Montecitorio e a Palazzo Madama.
E così mentre gli esponenti di FdI, ministri compresi, si sperticano in elogi della premier — «Immenso lavoro di Giorgia…
ROMA – Contenti per la liberazione di Cecilia Sala, «è la notizia che tutti stavamo aspettando», si rallegrano i parlamentari delle opposizioni non appena le agenzie di stampa battono la nota con cui Palazzo Chigi annuncia il rientro della giornalista in Italia. Ma l’esultanza finisce qui. Stavolta pure per loro è complicato negare che si tratta di un successo (anche personale) di Giorgia Meloni e della suo blitz a casa Trump, nell’immediato criticato per lo strappo a ogni protocollo diplomatico; l’opacità della trattativa informale con il presidente Usa non ancora in carica; il ruolo giocato da Elon Musk, pronto a collegare i suoi satelliti con i sistemi di difesa e di telecomunicazione tricolori. È la ragione dell’imbarazzo che, al netto della soddisfazione per il lieto fine, si respira tra le fila della minoranza di stanza a Montecitorio e a Palazzo Madama.
E così mentre gli esponenti di FdI, ministri compresi, si sperticano in elogi della premier — «Immenso lavoro di Giorgia Meloni», twitta a caldo Guido Crosetto — le truppe avversarie preferiscono distribuire i meriti: fra esecutivo, intelligence e tutti coloro che si sono adoperati per centrare l’obiettivo. Senza mai citare colei che, solo a microfoni spenti, viene considerata una delle principali artefici della liberazione di Sala.
«La notizia che speravamo di ricevere il prima possibile», dichiara fra le prime Elly Schlein. «Un sollievo, saperla presto in Italia ci riempie di gioia», aggiunge la segretaria del Pd: «Un ringraziamento al governo, al corpo diplomatico, ai servizi e a chi ha lavorato incessantemente in questi 20 giorni di apprensione e angoscia per questo risultato», elenca nell’ordine.
Impiega un’ora in più Giuseppe Conte per vergare sui social il suo «plauso a tutta la nostra filiera: dal governo, alla diplomazia, ai servizi che hanno reso possibile questo risultato». Conseguito dall’Italia, non da una persona sola, è il messaggio sottinteso. Lo stesso lanciato da Matteo Renzi: «Grazie al governo, ai servizi, alla famiglia. Siamo commossi e felici: oggi festeggia tutto il Paese senza distinzioni e polemiche», si congratula il capo di Iv. Insieme al duo di Avs Fratoianni e Bonelli. Solo il senatore dem Pier Ferdinando Casini ha il coraggio di squarciare il velo: «Il match winner di questa liberazione lampo è la nostra presidente del consiglio Giorgia Meloni. Chi, come me, è all’opposizione deve riconoscerlo perché prima delle nostre divisioni viene l’Italia».
Era impossibile fare altrimenti. Raccontano infatti che sin da subito, appena l’arresto della giornalista è stato reso noto, le opposizioni hanno garantito all’esecutivo «massima discrezione e piena collaborazione, nonostante i molti punti oscuri su come, almeno inizialmente, è stata gestita la vicenda».
Una disponibilità accolta dalla Farnesina, che ha subito aperto un canale con la leader del Pd e il responsabile Esteri del partito. È stato lo stesso Peppe Provenzano a farlo intendere nel suo intervento in Aula: «Cecilia Sala sta rientrando in Italia e questo è ciò che davvero conta. Esprimo grande soddisfazione e un forte sentimento di gratitudine perché c’è un tempo per la polemica politica e uno in cui bisogna unirsi tutti come Paese per essere più forti, come è successo questa volta: dietro l’appello del presidente Mattarella, tutti uniti per riportarla a casa».