Consulta, ultima chiamata: accordo vicino per eleggere i 4 giudici. Dovranno decidere sui referendum
di Conchita SanninoPotrebbero partecipare anche i nuovi giudici costituzionali alle attese decisioni da assumere sui referendum per autonomia differenziata, cittadinanza, Jobs act, appalti.
Come annunciato, la Consulta ha disposto il rinvio della camera di consiglio sull’ammissibilità delle consultazioni al 20 gennaio (udienza che era fissata a lunedì prossimo, il 13). Con la speranza che la riunione del Parlamento in seduta comune, già stabilita per martedì 14, si annunci risolutiva, in grado di portare i quattro nuovi colleghi al tavolo della Corte. Occorre a questo punto la maggioranza dei tre quinti di Camera e Senato. È l’ultima chance. Vanno sostituiti l'ex presidente della Corte Silvana Sciarra (la cui votazione è arrivata al tredicesimo scrutinio, una brutta pagina, già stigmatizzata dal Capo dello Stato Mattarella) e l'ex presidente Augusto Barbera, e i suoi vice Franco Modugno e Giulio Prosperetti (al quarto scrutinio). Peccato che un iniziale intento sembri già fallito: su quattro prestigiose…
Potrebbero partecipare anche i nuovi giudici costituzionali alle attese decisioni da assumere sui referendum per autonomia differenziata, cittadinanza, Jobs act, appalti.
Come annunciato, la Consulta ha disposto il rinvio della camera di consiglio sull’ammissibilità delle consultazioni al 20 gennaio (udienza che era fissata a lunedì prossimo, il 13). Con la speranza che la riunione del Parlamento in seduta comune, già stabilita per martedì 14, si annunci risolutiva, in grado di portare i quattro nuovi colleghi al tavolo della Corte. Occorre a questo punto la maggioranza dei tre quinti di Camera e Senato. È l’ultima chance. Vanno sostituiti l'ex presidente della Corte Silvana Sciarra (la cui votazione è arrivata al tredicesimo scrutinio, una brutta pagina, già stigmatizzata dal Capo dello Stato Mattarella) e l'ex presidente Augusto Barbera, e i suoi vice Franco Modugno e Giulio Prosperetti (al quarto scrutinio). Peccato che un iniziale intento sembri già fallito: su quattro prestigiose toghe che escono, sarà molto difficile portare a quel tavolo due giuriste donne. Sembra infatti che tra le due candidate al momento entrate in lizza, Gabriella Palmieri Sandulli o Valeria Mastroiacovo, solo una potrebbe farcela, nel ruolo (più o meno condiviso) del tecnico.
L’accordo è tuttavia quasi chiuso: gli ultimi fuochi da sedare sono innanzitutto in seno a Forza Italia, dove continua l’aspra contesa tra il viceministro Francesco Paolo Sisto e il senatore Pierantonio Zanettin, mentre è stata superata l’ipotesi di una figura della passata stagione berlusconiana, come Tiziana Parenti; acque non del tutto calme neanche internamente al Pd, dove sembrerebbe fatta per l’accademico dei Lincei, il professor Massimo Luciani, ma blande zone di resistenza esistono, e l’area vicina alla segretaria continua a ritenere il più giovane Andrea Pertici una figura adatta al ruolo, mentre Elly Schlein è attenta a non sbagliare neanche un tono nella mediazione e a portare a casa un risultato che tenga uniti tutti. Con un "profilo da costituzione antifascista", che abbia idee chiare su coesione nazionale, autonomia, diritti.
È il sottosegretario Alfredo Mantovano a tenere il filo del metodo, mentre nel fine settimana dovrebbero avviarsi i contatti le due leader, la premier Giorgia Meloni e la stessa segretaria dem. Un fatto è certo: affinché riesca il gioco degli incastri, tutto dovrebbe procedere velocemente. Compresi i passaggi di rito e il giuramento dinanzi al Presidente della Repubblica dei neo-giudici. Per legge, infatti, l’udienza camerale della Corte deve iniziare entro il 20 gennaio: ecco perché lo slittamento pazientemente ipotizzato dalla Corte – fin dalla pausa natalizia – per consentire ai quattro eletti di essere presenti ai lavori non poteva andare otre i cinque/sei giorni.
Il dialogo vero tra partiti, propedeutico all’accordo finale, parte oggi. Lo confermano a Repubblica le segreterie dei maggiori partiti. “Ora siamo nella fase dei confronti serrati: sia al nostro interno, sia tra maggioranza e opposizione”, chiarisce una delle figure di spicco del Pd. L’accordo di massima è chiuso su quello che, in estrema sintesi politica, è quasi un vecchio sistema da scommessa: 2 + 1 + 1. Due giudici alla maggioranza, uno espresso dal Pd per le opposizioni e l’ultima figura (che, per il rotto della cuffia, cadrebbe su una donna) deve essere il frutto della scelta condivisa tra destra e sinistra. È stata la stessa presidente Meloni a dare il segnale dell’accelerazione, ieri, in conferenza stampa: “Per quel che ci riguarda, siamo consapevoli di quanto questo sia importante (l’elezione dei giudici costituzionali, ndr) e cercheremo di procedere spediti, non dipende solamente da noi, abbiamo già avviato le interlocuzioni con l’opposizione”.
Assodato quindi da tempo che la casella di Fdi è destinata a Francesco Saverio Marini, il prof che è “padre” del premierato a misura di Meloni (e pure figlio d’arte: suo padre Annibale è stato presidente della Consulta), l’altro nome su cui sarebbe arrivato un ok bipartisan è quello di Valeria Mastroiacolo, segretario centrale dell’Unione giuristi cattolici italiani , professore di diritto tributario, e (per singolare caso) già al lavoro alla Consulta, visto che è stata a lungo assistente ed oggi collabora con il giudice costituzionale (quota Lega) Luca Antonini. Ma la corsa di Mastroiacolo dovrebbe fare i conti con un altro profilo, quello dell’avvocato generale dello Stato Palmieri Sandulli, (nuora dell'ex presidente della Corte costituzionale e senatore Dc Aldo Mazzini Sandulli), stimatissima figura tecnica che ha lavorato nei governi Berlusconi, Prodi, Renzi, prima che l’ex premier Conte avallasse la sua nomina ad avvocato generale. A meno che, è il ragionamento delle ultime ore, la scelta dell’avvocato Sandulli, apprezzata molto già dal primo Berlusconi, non sia la via d’uscita per Tajani di silenziare le tensioni seminate dai due litiganti.
Per il Pd si va per la chiusura su Luciani peraltro di recente uscito vincente con il ricorso sostenuto dalla Regione Puglia in Corte , proprio contro la (demolita) autonomia differenziata. Nessuna lotta, assicurano, da parte della segretaria per quello che era stata la sua prima idea: il giurista Pertici, peraltro inserito in direzione dem. “Elly è laica. Vuole chiudere bene il pacchetto. Lei è una persona che ha in testa il progetto generale e non il singolo. Nessuno si impicca su un nome”, spiegano in queste ore dal Nazareno.
Mentre sarà Forza Italia l’ultima a sciogliere i dubbi, ad alta quota, letteralmente. “Tajani li sentirà e vedrà tutti a Roccaraso”, ricorda un deputato Fi, in effetti con i colleghi in partenza per l’evento in Abruzzo, “Azzurri in vetta” che anche quest’anno impegnerà il vicepremier e ministro in un fine settimana tra incontri, iniziative e relativo relax. Pare che Gasparri, il presidente del gruppo al Senato, sia sbottato di fronte alle legittime aspirazioni di Sisto e Zanettin: “Non posso scegliere tra due del gruppo che presiedo”. Solo il fine settimana, più o meno innevato, può portare consiglio. La Consulta ancora aspetta. Ma poco.