Questo è il numero di venerdì 10 gennaio 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Poche cose raccontano la cialtroneria del nostro dibattito politico come la favola di Trump pacifista. Per mesi, prima delle presidenziali americane, leader e parlamentari e opinionisti e influencer hanno sostenuto con convinzione la tesi che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca avrebbe giovato enormemente al raggiungimento della pace del mondo e di nuovi e più distesi equilibri geopolitici. "Trump non fa guerre". "Con Trump finisce tutto in un secondo". "Trump non è come i democratici che bombardano appena possono". Sciocchezze, sia chiaro, che non avevano bisogno di controprove per apparire tali. Addirittura Giuseppe Conte, nello spiegare perché non prendeva posizione tra il candidato repubblicano e la rivale Kamala Harris, aggiungeva di sentirsi più vicino a Harris sui temi sociali e più vicino al tycoon su Ucraina e pace nel…
Questo è il numero di venerdì 10 gennaio 2025 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Poche cose raccontano la cialtroneria del nostro dibattito politico come la favola di Trump pacifista. Per mesi, prima delle presidenziali americane, leader e parlamentari e opinionisti e influencer hanno sostenuto con convinzione la tesi che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca avrebbe giovato enormemente al raggiungimento della pace del mondo e di nuovi e più distesi equilibri geopolitici. "Trump non fa guerre". "Con Trump finisce tutto in un secondo". "Trump non è come i democratici che bombardano appena possono". Sciocchezze, sia chiaro, che non avevano bisogno di controprove per apparire tali. Addirittura Giuseppe Conte, nello spiegare perché non prendeva posizione tra il candidato repubblicano e la rivale Kamala Harris, aggiungeva di sentirsi più vicino a Harris sui temi sociali e più vicino al tycoon su Ucraina e pace nel mondo. Con questi criteri, meglio non approfondire cosa lo convincesse del programma dem.
Il giorno della rielezione di Trump il messaggio di congratulazioni del leader 5S era così formulato: “Le sfide che attendono gli Stati Uniti sono molteplici e ci riguardano tutti: fermare le guerre in corso, contrastare con la massima fermezza le violazioni del diritto internazionale umanitario, aprirsi a una visione multipolare dei nuovi equilibri geo-politici, puntare a regole eque per il commercio internazionale evitando la spirale protezionistica dei dazi e contro-dazi”. Praticamente è corretto dire che Conte si è rallegrato per ragioni che sono esattamente contrarie a tutte le linee guida del nuovo mandato di Trump, il quale ha appena minacciato di occupare militarmente il canale di Panama e la Groenlandia, di scatenare “un inferno a Gaza”, ha ipotizzato dazi verso una dozzina di Paesi scegliendoli in base all’umore mattutino e, a tempo perso, ha evocato una possibile annessione del Canada, questa forse pacifica, magari un dpcm simil-contiano.
Anche stavolta non servivano le dichiarazioni di questi giorni per rendersi conto del programma trumpiano. Ancora più surreale la nota che, sempre a commento del voto Usa, aveva diffuso la delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo: “La vittoria netta di Trump aprirà una riflessione nelle forze politiche europee. È innanzitutto una lezione per tutti i finti progressisti liberisti e globalisti che hanno ammainato la bandiera della pace”. A parte l’uso di un lessico tipico di tutti movimenti sovranisti e neofascisti – “globalisti” – immaginiamo che gli europarlamentari 5S si aspettino ora di vederla di nuovo issata in Groenlandia, la bandiera arcobaleno.
Conte non è mai stato solo in questa follia sul Trump arcobaleno, sollecitata peraltro dal suo guru Marco Travaglio, né queste posizioni sono figlie di un equivoco temporaneo. Già ai tempi della prima vittoria di Trump Beppe Grillo commentò sostenendo che “la presenza di due leader come Trump e Putin predisposti al dialogo apre a scenari di pace e distensione”. Era il 2017. Anche Matteo Salvini è sempre stato su questa linea. Le fake news sul pacifismo di Trump sono alimentate, oltre che da saltuarie autocertificazioni del tycoon, da campagne di disinformazione nelle quali si distingue ovviamente X da quando Elon Musk ha trasformato Twitter nella sua sala da ping pong. Tucker Carlson, l’ex volto di Fox News che è uno dei più seguiti opinionisti dell’alt right statunitense, nonché il giornalista che è volato a Mosca per una intervista a Putin nella quale mancava solo che gli servisse il tè tra un salamelecco e l'altro, ha battuto spesso su questo tema: “Trump è l’unico con una possibilità reale di diventare presidente che dissente dall’agenda di guerra inutile e di lunga data di Washington. E per questo, stanno cercando di eliminare Trump prima che tu possa votare per lui».
Appare evidente, come sempre, la perfetta sovrapposizione tra sedicenti pacifisti, filotrumpiani e simpatizzanti del Cremlino, compresi quelli mai ammetterebbero quest'ultima caratteristica, ma il cui tasso di consenso con i desiderata di Mosca sfiora casualmente il cento per cento.