ROMA — Nulla su caro bollette, sanità al collasso, salari e pensioni al palo. Zero sul record di povertà assoluta e sul calo della produzione industriale. Per le opposizioni, nelle due ore e passa di conferenza stampa officiata da Giorgia Meloni c’è un grande assente: «Le condizioni di vita degli italiani», da lei «completamente dimenticate». Evidentemente «era troppo impegnata nella difesa d’ufficio e nell’interpretazione autentica del pensiero di Trump e Musk», attacca Elly Schlein. Certo, le domande sul presidente americano eletto e sul patron di Tesla sono state insistenti, ma — fa eco Giuseppe Conte — quando le è stato chiesto come mai nel Belpaese il costo dell’energia è più alto che nel resto d’Europa la premier ha scelto di fare «quel che le riesce meglio: deviare l’attenzione, non affrontare i problemi e non dare soluzioni».
ROMA — Nulla su caro bollette, sanità al collasso, salari e pensioni al palo. Zero sul record di povertà assoluta e sul calo della produzione industriale. Per le opposizioni, nelle due ore e passa di conferenza stampa officiata da Giorgia Meloni c’è un grande assente: «Le condizioni di vita degli italiani», da lei «completamente dimenticate». Evidentemente «era troppo impegnata nella difesa d’ufficio e nell’interpretazione autentica del pensiero di Trump e Musk», attacca Elly Schlein. Certo, le domande sul presidente americano eletto e sul patron di Tesla sono state insistenti, ma — fa eco Giuseppe Conte — quando le è stato chiesto come mai nel Belpaese il costo dell’energia è più alto che nel resto d’Europa la premier ha scelto di fare «quel che le riesce meglio: deviare l’attenzione, non affrontare i problemi e non dare soluzioni».
Non riuscivano a crederci, i leader del centrosinistra. Per quasi 150 minuti hanno atteso che Meloni desse qualche risposta sulle difficoltà di un’Italia che soffre su molti fronti. E invece. «Non una parola sulle infinite liste di attesa nella sanità pubblica, sulle bollette insostenibili per famiglie e imprese, sulle pensioni che volevano portare a mille euro e aumentano di 1 euro e 80, sul salario minimo negato a 4 milioni di lavoratori poveri, sulle accise che aveva promesso di abolire e sulla paralisi dei trasporti pubblici», elenca la segretaria del Pd. In compenso, ironizza il capo dei 5Stelle, la prima ministra «un sorriso amaro ce l’ha regalato: quando ha sostenuto, riuscendo a rimanere seria, che con loro non si favoriscono gli amici». Mentre la cronaca politica racconta l’opposto.
Uno show sorprendente persino per chi, come Pier Luigi Bersani, in carriera ne ha viste tante. «Mi hanno colpito due cose», riflette in tv l’ex leader dem: «La prima è l’assoluzione con benedizione di Trump e Musk: parlano come fossero il dottor Stranamore e la presidente del Consiglio minimizza quanto dicono. L’altra è che non ho sentito un’idea sulla vita comune del Paese: sanità, lavoro, industria, trasporti. Vuol dire qualcosa a riguardo? Niente, zero. Fa una conferenza l’anno e non si dovrebbe rivolgere solo ai giornalisti che chiedono di Trump ma anche agli italiani, che sono piuttosto preoccupati».
Obiezioni pretestuose, protesta tuttavia FdI: la colpa semmai, sostiene l’eurodeputato Carlo Fidanza, è dei giornalisti che non hanno fatto le domande giuste, «preferendo a sanità, pensioni ed energia l’ossessivo tema dei rapporti con Trump e Musk». Subito però inchiodato dal Pd, che pubblica sui social lo spezzone video in cui Meloni, a proposito del caro bollette, replica con un secco: «Non è questione che si può risolvere in 20 secondi». E svicola. La prova della sua fuga: «Non è possibile accusare la stampa e ignorare i veri problemi degli italiani», incalza Francesco Boccia. «Oggi non stava facendo un comizio, ma parlando al Paese. A cui non ha saputo dare risposte».
Lo dice anche il verde Angelo Bonelli: la presidente del Consiglio ha inscenato «il solito teatrino propagandistico distante anni luce dalla realtà». Un «gran varietà» che, per Riccardo Magi (+Eu), «conferma l’appiattimento totale all’agenda Musk, tanto da dare l’impressione che il nostro Paese sia diventato un satellite del suo impero. Altro che patria e sovranità». Questione che indigna pure Caldo Calenda: «Meloni chiede perché dobbiamo mettergli la lettera scarlatta? Perché uno che dice di voler rovesciare il governo inglese, che ha sospeso la fornitura dei satelliti all’Ucraina dalla mattina alla sera è pericoloso e inaffidabile».
Non è l’unica assurdità rilevata dai partiti di minoranza. A lasciarli allibiti sono pure le accuse lanciate dalla premier contro George Soros, giudicato assai più infido dell’amico Elon. Altro dettaglio utile a rivelare come «da underdog Meloni abbia ormai assunto il ruolo di bulldog in difesa dei poteri fortissimi», annota Benedetto Della Vedova. «Musk tra qualche giorno sarà membro del governo Usa, è l’uomo più ricco del mondo, l’editore della principale piattaforma di informazione di cui possiede gli algoritmi. L’unica cosa in comune con Soros sono le grandi finanze e l’essere naturalizzati americani». Tutto il resto, per le opposizioni, «è propaganda spicciola ai danni degli italiani».