ROMA — Sfumata l’idea di un vertice a tre con Joe Biden, che ha disdetto all’ultimo la trasferta a Roma (e in Vaticano) causa i roghi californiani, Volodymyr Zelensky, alle otto di sera, a tu per con Giorgia Meloni tra gli stucchi di Palazzo Chigi, ha chiesto alla premier italiana di continuare a sostenere Kiev. Anche se sull’altra sponda dell’Atlantico le cose cambieranno, con l’insediamento di Donald Trump in calendario tra dieci giorni. In un’ora scarsa di faccia a faccia, secondo fonti italiane è possibile che il leader ucraino abbia sondato Meloni anche per avere rassicurazioni sulla linea che terrà il prossimo inquilino della Casa bianca, visto che la presidente del consiglio l’ha incontrato appena cinque giorni fa, nella tenuta di Mar-a-Lago.
Meloni è convinta che sì, con Trump è prevedibile una spinta per la fine del conflitto, ma che il presidente eletto degli Usa non si sfilerà dal sostegno a Kiev a stretto giro. Che insomma continuerà a giocare su due livelli, alternan…
ROMA — Sfumata l’idea di un vertice a tre con Joe Biden, che ha disdetto all’ultimo la trasferta a Roma (e in Vaticano) causa i roghi californiani, Volodymyr Zelensky, alle otto di sera, a tu per con Giorgia Meloni tra gli stucchi di Palazzo Chigi, ha chiesto alla premier italiana di continuare a sostenere Kiev. Anche se sull’altra sponda dell’Atlantico le cose cambieranno, con l’insediamento di Donald Trump in calendario tra dieci giorni. In un’ora scarsa di faccia a faccia, secondo fonti italiane è possibile che il leader ucraino abbia sondato Meloni anche per avere rassicurazioni sulla linea che terrà il prossimo inquilino della Casa bianca, visto che la presidente del consiglio l’ha incontrato appena cinque giorni fa, nella tenuta di Mar-a-Lago.
Meloni è convinta che sì, con Trump è prevedibile una spinta per la fine del conflitto, ma che il presidente eletto degli Usa non si sfilerà dal sostegno a Kiev a stretto giro. Che insomma continuerà a giocare su due livelli, alternando «diplomazia e deterrenza». I due hanno discusso anche delle «garanzie di sicurezza» chieste da Zelensky, «fondamentali», anche secondo Meloni, per evitare che Putin, dopo un cessate il fuoco, reinneschi un conflitto negli anni a venire. Roma in ogni caso, conferma Palazzo Chigi a fine vertice, continuerà ad appoggiare l’Ucraina «a 360 gradi», fino a quando non si arriverà a quella che Meloni definisce «una pace giusta e duratura».
Zelensky, che stamattina al Quirinale vedrà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo una notte passata all’hotel Parco dei Principi, da settimane cerca sponde dai partner europei per garantire al suo paese una posizione di forza in vista dei negoziati con Mosca. Prima di atterrare a Roma, era a Ramstein in Germania, per la riunione dei 50 paesi del gruppo di contatto pro Kiev, in cui ha promesso che farà del suo meglio «per porre fine alla guerra quest’anno». Per l’Italia c’era il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha incontrato l’omologo Usa, Lloyd Austin, come Biden col mandato agli sgoccioli.
Ai paesi occidentali Zelensky è tornato a chiedere «truppe», a suo dire uno dei «migliori strumenti per costringere la Russia alla pace». Richiesta che Meloni non ha mai preso in considerazione, come il grosso dei partner. Quello che semmai il governo potrebbe valutare è la partecipazione a una missione di peacekeeping — ma va capito sotto quale ombrello internazionale — opzione su cui proprio Crosetto aveva aperto un mese fa. A Ramstein, il presidente ucraino ha incassato comunque l’impegno del segretario della Nato, Mark Rutte, «a continuare a sostenere Kiev» anche in futuro. L’alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, è stata ancora più esplicita: Bruxelles ci sarà pure se gli Usa si sganceranno. Anche se tra i 27 c’è già chi si smarca, come lo slovacco Robert Fico che ieri minacciava un veto contro gli aiuti a Kiev se non si sbloccheranno le forniture di gas.
Zelensky, «grato per l’incrollabile sostegno dell’Italia», è il primo ad essere consapevole che con l’avvento di Trump si aprirà «un capitolo nuovo». Pur sorvolando sui rischi e parlando invece di «opportunità». Anche all’Italia, come agli altri alleati, ha chiesto «di intensificare le pressioni su Mosca soprattutto sul settore energetico». La richiesta sono nuove sanzioni, mentre dal summit tedesco strappava l’ultimo pacchetto targato Biden, mezzo miliardo di dollari di aiuti, e il Regno Unito prometteva 30mila droni con altri 4 partner (senza Roma). Ma è chiaro a tutti che il vero tornante è il 20 gennaio. Il Cremlino già ieri spiegava che dopo l’insediamento, se Trump volesse sarebbe «accolto con favore» da Putin.
È in questo scacchiere che dovrà muoversi Meloni, indaffarata anche sul dossier Siria. Il presidente turco Recep Tayyip Erdo?an ieri al telefono le ha chiesto di promuovere lo stop alle sanzioni contro Damasco. Misura su cui ieri, con prudenza, apriva a margine di un vertice del formato “Quint” il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che oggi volerà in Siria per incontrare il nuovo leader al Jolani.