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L’ultima tentazione di De Luca: una sua lista alle Regionali. E avanza l’ipotesi Fico

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Il governatore campano ha convocato i fedelissimi per l’11. Caccia all’alternativa nel centrosinistra. Cantone si sfila
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ROMA — Se fosse una schedina, il pronostico non potrebbe essere che “1 X 2”. Perché cos’abbia in mente di preciso Vincenzo De Luca — a parte l’idea di farsi un movimento tutto suo, posizionato al centro con affaccio sul mondo cattolico — non è chiaro (ancora) a nessuno. Neppure ai consiglieri più fidati, tutti convocati dal presidente, gli 11 eletti che militano nella maggioranza, giovedì prossimo a Palazzo Santa Lucia «per discutere i futuri impegni della coalizione al governo della Campania», recita l’invito spedito dal pretoriano Fulvio Buonavitacola che gli fa da vice.

È allora che probabilmente il viceré di Salerno renderà più espliciti i suoi progetti ieri solo accennati. E chiederà chi ci sta e chi no. Una conta. Necessaria per capire in quanti sono pronti a seguirlo: la consistenza di un esercito che la guerra ingaggiata col Pd rischia di disperdere. Da cui far discendere i passi successivi. Segno che, dopo l’impugnazione della legge sul terzo mandato firmata dalla premier e i…

ROMA — Se fosse una schedina, il pronostico non potrebbe essere che “1 X 2”. Perché cos’abbia in mente di preciso Vincenzo De Luca — a parte l’idea di farsi un movimento tutto suo, posizionato al centro con affaccio sul mondo cattolico — non è chiaro (ancora) a nessuno. Neppure ai consiglieri più fidati, tutti convocati dal presidente, gli 11 eletti che militano nella maggioranza, giovedì prossimo a Palazzo Santa Lucia «per discutere i futuri impegni della coalizione al governo della Campania», recita l’invito spedito dal pretoriano Fulvio Buonavitacola che gli fa da vice.

È allora che probabilmente il viceré di Salerno renderà più espliciti i suoi progetti ieri solo accennati. E chiederà chi ci sta e chi no. Una conta. Necessaria per capire in quanti sono pronti a seguirlo: la consistenza di un esercito che la guerra ingaggiata col Pd rischia di disperdere. Da cui far discendere i passi successivi. Segno che, dopo l’impugnazione della legge sul terzo mandato firmata dalla premier e il niet della segretaria Elly Schlein, intende lasciarsi aperta ogni strada. Sgombrando però, almeno per il momento, l’opzione più temuta dal Nazareno: le dimissioni immediate per ricandidarsi prima del verdetto della Consulta. Il che significherebbe condannare il centrosinistra a sconfitta sicura.

Eppure, come un novello Pollicino, qualche indizio sul disegno complessivo De Luca l’ha seminato nel one man show improvvisato ieri. Primo, opporsi al governo davanti alla Corte costituzionale, convinto che «finirà come con l’autonomia», e intanto preparare le liste per le elezioni di ottobre. In modo che, se gli ermellini gli daranno ragione, sarà lui a giocare la partita in prima persona. Contro tutto e tutti.

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Nel frattempo, se il grosso dei consiglieri regionali gli volteranno le spalle — a iniziare dal capogruppo dem e ras delle tessere Mario Casillo, già seduto al tavolo delle trattative con il commissario del Pd Antonio Misiani per comporre la futura coalizione (dal M5S ad Azione, passando per Iv e Avs) — il presidente campano fonderà un proprio partito con cui correre in solitaria.

Su questo De Luca è stato piuttosto netto: «Utilizzeremo i mesi che abbiamo davanti per promuovere una grande esperienza democratica nel nostro Paese», dando corpo alla «politica viva» contro la «politica politicante». Debutto ipotizzato: il 1° febbraio al Duomo di Napoli, sulla guerra in Ucraina e in Medioriente. «Rilanceremo la battaglia per il cessate il fuoco e manderemo un messaggio a quelli che si dicono progressisti ma non hanno avuto una parola per i bambini morti a Gaza», il proclama deluchiano che sembra già un manifesto. Declinato con le parole delle Sacre Scritture: «Sono uno di quelli per i quali il Vangelo è testimonianza di vita», spiega il governatore ai giornalisti. «Andremo avanti da cristiani assurdi, facendo qui e in tutta Italia una battaglia di libertà e civiltà». Lo spazio - don Enzo non ha dubbi - c’è. E nel cosiddetto campo largo non è più neppure presidiato.

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È il posizionamento che ha in testa: un movimento nazional-populista, dalla parte dei diseredati che al Sud (e non solo) fa sempre presa. Certificato dalle iniziative, intensificate negli ultimi tempi, con le parrocchie e le gerarchie ecclesiastiche. «Un bel problema», avverte un parlamentare partenopeo: «Se De Luca si mette a fare il generale dell’esercito degli scontenti che considera Schlein un incidente della storia, può aggregare e farci molto male». Azzerando le chance di Roberto Fico, l’ex presidente della Camera dei 5Stelle che vuol prendere il suo posto. E scoraggiando per sempre Gaetano Manfredi, il sindaco di Napoli che per tutti (se solo lui volesse) sarebbe il candidato ideale. Insieme al procuratore Raffaele Cantone, che pero ieri si è sfilato: «Intendo tornare in Campania, ma per fare il magistrato».

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