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Caos treni, Salvini resta isolato tra l’imbarazzo e il silenzio dagli alleati. Cambio ai vertici di Trenitalia

Il ministro delle Instrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini

 

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L’ennesima giornata di tormenti per i viaggiatori dell’alta velocità ha convinto l’esecutivo a dare un’accelerata alle nomine sulle ferrovie
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ROMA — Del domino ai vertici delle Ferrovie si parla da tempo ai piani alti del governo. Da un paio di mesi. Ma l’ennesima giornata di tormenti per i viaggiatori dell’alta velocità ha convinto l’esecutivo a dare un’accelerata. La chiede FdI, ci ragiona seriamente Matteo Salvini, per nulla soddisfatto (eufemismo) per la gestione comunicativa della vicenda da parte di Trenitalia. Quell’avviso “evitate gli spostamenti”, raccontano fonti di primo piano a conoscenza del dossier, avrebbe mandato il vicepremier su tutte le furie, tanto da pretendere a strettissimo giro che la società parlasse di rimborsi in blocco ai malcapitati passeggeri.

Il primo a saltare, entro fine gennaio, dovrebbe essere proprio l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi, destinato a Fs International, la newco che riunisce le società estere del gruppo, attivo dal Regno Unito all’Olanda alla Grecia. Poltrona blasonata, ma decisamente meno operativa dell’attuale. In carica da fine 2020, Corradi era stato ri…

ROMA — Del domino ai vertici delle Ferrovie si parla da tempo ai piani alti del governo. Da un paio di mesi. Ma l’ennesima giornata di tormenti per i viaggiatori dell’alta velocità ha convinto l’esecutivo a dare un’accelerata. La chiede FdI, ci ragiona seriamente Matteo Salvini, per nulla soddisfatto (eufemismo) per la gestione comunicativa della vicenda da parte di Trenitalia. Quell’avviso “evitate gli spostamenti”, raccontano fonti di primo piano a conoscenza del dossier, avrebbe mandato il vicepremier su tutte le furie, tanto da pretendere a strettissimo giro che la società parlasse di rimborsi in blocco ai malcapitati passeggeri.

Il primo a saltare, entro fine gennaio, dovrebbe essere proprio l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi, destinato a Fs International, la newco che riunisce le società estere del gruppo, attivo dal Regno Unito all’Olanda alla Grecia. Poltrona blasonata, ma decisamente meno operativa dell’attuale. In carica da fine 2020, Corradi era stato riconfermato al timone della partecipata poco più di un anno e mezzo fa, a maggio del ‘23. Su volere di Salvini, con cui però i rapporti si sarebbero incrinati definitivamente dopo il caso del Frecciargento partito in anticipo da Roma per non arrivare in ritardo a Genova. Era l’11 novembre scorso.

Al suo posto in pole c’è Gianpiero Strisciuglio, designato da Salvini sempre a maggio del 2023 come amministratore delegato di Rfi, la società che gestisce l’infrastruttura ferroviaria. Nel puzzle di avvicendamenti e nomine, al posto di Strisciuglio arriverebbe l’attuale ad di Anas, Aldo Isi, apprezzato anche dal resto della coalizione. Il pacchetto di nomine è già stato concordato con gli alleati da settimane. E il valzer sarebbe partito prima di Natale, se non ci fossero stati problemi di quote rosa nei cda, come richiede la legge, visto che l’unica ad donna al timone di una società delle ferrovie è Sabrina De Filippis, alla guida di Mercitalia Logistics, il polo della logistica di Fs.

FdI si tiene alla larga da questa partita. Anche perché, spiffera più di un meloniano, Salvini finora ha chiesto (e ottenuto) una gestione a tutto campo del suo dicastero. Dunque, sintetizza un big della fiamma, oneri e onori. Soprattutto rogne, di recente. E allora non è un caso che nessun parlamentare dei Fratelli, nemmeno di seconda fila, abbia dichiarato ieri sul disastro dei treni. Sul rullo delle agenzie stampa, nemmeno un lancio di sostegno al ministro leghista bersagliato di critiche dall’opposizione. Non immischiarsi, così avrebbe ordinato il capo della comunicazione del partito della premier, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. In attesa che Giorgia Meloni decida a chi affidare il posto da viceministro dei Trasporti, che spetta a FdI, dopo l’addio di Galeazzo Bignami, promosso capogruppo a Montecitorio, e che serve ai Fratelli per presidiare da vicino il ministero del leader lumbard. Il favorito è il deputato sardo Salvatore Deidda, presidente della commissione Infrastrutture della Camera (nomina in scadenza a febbraio, come tutti i vertici delle commissioni). Non è solo il silenzio di FdI a fare rumore a destra, nel giorno in cui Salvini finisce sulla graticola: mentre i leghisti di ogni ordine e grado scudano il leader, anche da FI tutto tace.

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