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Giudici della Consulta, a un passo dall’accordo. Quattro nomi per superare lo stallo

Palazzo della Consulta

 

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Ore di trattative. Domani la seduta comune in Parlamento. Ipotesi parità di genere
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Il weekend non li ha portati troppo avanti, i partiti avranno fino a domattina per siglare l’intesa, ma neanche l’ultimo tratto sarà in discesa. La “chiama” scatta domani, martedì alle 13. Parlamento riunito in seduta comune per eleggere i quattro giudici costituzionali - si tratta del tredicesimo scrutinio da quando è cominciata questa tornata – e stavolta nessuno può permettersi di fallire.

I tempi sono strettissimi. A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice con i leader della maggioranza per cercare una soluzione. E la Corte ha già rinviato la data per la camera di consiglio imminente e non ci saranno altre tolleranze: i colleghi neoeletti entrerebbero letteralmente in corsa sulla decisione per l’ammissibilità dei referendum che investono, tra l’altro, anche l’autonomia differenziata.

Si può partire quindi dai due profili più sicuri per conquistare l’ambito tavolo della Consulta. Sono i costituzionalisti che devono avere il placet delle leader Meloni- Schlein. A destra, in quota FdI, …

Il weekend non li ha portati troppo avanti, i partiti avranno fino a domattina per siglare l’intesa, ma neanche l’ultimo tratto sarà in discesa. La “chiama” scatta domani, martedì alle 13. Parlamento riunito in seduta comune per eleggere i quattro giudici costituzionali - si tratta del tredicesimo scrutinio da quando è cominciata questa tornata – e stavolta nessuno può permettersi di fallire.

I tempi sono strettissimi. A Palazzo Chigi si è tenuto un vertice con i leader della maggioranza per cercare una soluzione. E la Corte ha già rinviato la data per la camera di consiglio imminente e non ci saranno altre tolleranze: i colleghi neoeletti entrerebbero letteralmente in corsa sulla decisione per l’ammissibilità dei referendum che investono, tra l’altro, anche l’autonomia differenziata.

Si può partire quindi dai due profili più sicuri per conquistare l’ambito tavolo della Consulta. Sono i costituzionalisti che devono avere il placet delle leader Meloni- Schlein. A destra, in quota FdI, è infatti assodata la scelta per Francesco Saverio Marini, il “papà” del premierato tanto caro alla premier; sul versante opposto con ogni probabilità potrebbe spuntarla Massimo Luciani, accademico dei Lincei, invece più vicino alla segretaria dem, il professor Andrea Pertici, che siede nella direzione nazionale del Pd.

Per il resto, il fine settimana ha lasciato sul campo schemini e titoli cerchiati su appunti, rose di candidati quasi definitive e di nuovo disfatte. Sul terzo nome, c’è infatti da sciogliere lo stallo di Forza Italia, dovuto alla sfida interna tra il viceministro Francesco Paolo Sisto e il senatore Pierantonio Zanettin (quest’ultimo anche genero di un prestigioso principe del foro, come Franco Coppi) che porterebbe il leader Antonio Tajani a scegliere un candidato non di partito: come Andrea Di Porto, docente alla Sapienza.

Oppure, una donna.

Anche perché il totonomi è ormai (tardivamente) affollato di professoresse, nella casella riservata al “tecnico” condiviso: in salita le quotazioni di Luisa Corazza, docente all’Università del Molise, già consulente del presidente Mattarella e giuslavorista come la ex presidente della Corte Silvana Sciarra; così come quelle di Lorenza Violini, dalla Statale di Milano, e dei profili forti e ricorrenti dell’avvocato dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, e della docente Valeria Mastroiacovo, segretaria dei giuristi cattolici italiani. La quale sconta però il gap di essere stata, in quelle stesse stanze della Consulta, assistente del giudice in quota Lega, Luca Antonini.

Un passaggio non così rituale. In ogni caso, mancano solo ventiquattro ore. “L’accordo è blindato, ma solo al cinquanta per cento, va bullonato per l’altra metà”, è la fotografia ironica ma reale di un esperto esponente di maggioranza. Da stamane sono previste in agenda riunioni e confronti prima internamente, e poi tra schieramenti, mentre Palazzo Chigi monitora l’avanzamento dei lavori.

Meloni e Schlein potrebbero sentirsi quando si diradano le ultime perplessità, o, di contro, per sbloccare un’impasse che dovesse rivelarsi più dura del previsto. Il quorum richiesto è ormai dei tre quinti di Camera e Senato, 363 voti, e la fumata dovrà essere bianca – scherzi dello scrutinio segreto permettendo. Anche perché, per consentire l’accesso alla camera di consiglio dei nuovi arrivati, la Corte ha rinviato di sette giorni l’attesissima udienza sull’ammissibilità dei referendum che riguardano temi strategici: autonomia differenziata, cittadinanza, Jobs act, appalti. Un atto di solidità istituzionale visto che la Corte è ridotta a quota 11 giudici. E anche di cortesia, va detto, visto che i tempi della decisione saranno strettissimi, e lo studio dei casi già in fase avanzata.

Vietato fallire, insomma. A guardare c’è anche il Quirinale. Che di certo plaudirebbe alla cura di scegliere due giuriste donne su quattro profili. Risultato non scontato, intorno al quale non a caso si è complicata la partita.

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