Ainis: “Su Abedini c’è stato uno scambio, ma la soluzione è vincente, così abbiamo salvato una vita”
di Conchita SanninoMichele Ainis
ROMA — «Era tutto scritto. In fondo sapevamo che l’ingegnere sarebbe presto tornato a casa».
Lo sapevamo, professor Ainis, da quando la presidente Meloni era volata in America, da Trump?
«Certo, il viaggio fulmineo e la foto dei due leader ci avevano lasciato vedere lo sviluppo successivo. Direi che una vicenda infelice almeno ha avuto un epilogo non dico felice, ma relativamente indolore».
Michele Ainis osserva il caso del sequestro Sala con l’occhio del giurista che contempla la ragion di Stato e il gusto dello scrittore che riconosce l’ambiguità delle comunicazioni. Non censura le modalità dello «scambio». Casomai, dice, «se avessimo mostrato meno zelo sull’arresto di Abedini, le cose sarebbero andate in altro modo».
Professor Ainis, partiamo da un dato. Il ministro ha esercitato solo i suoi poteri?
«Il Guardasigilli aveva ovviamente il potere di revoca degli arresti dell’ingegnere iraniano. In più, ha voluto spiegare nella sua nota di ieri che non sussistevano le condizioni p…
ROMA — «Era tutto scritto. In fondo sapevamo che l’ingegnere sarebbe presto tornato a casa».
Lo sapevamo, professor Ainis, da quando la presidente Meloni era volata in America, da Trump?
«Certo, il viaggio fulmineo e la foto dei due leader ci avevano lasciato vedere lo sviluppo successivo. Direi che una vicenda infelice almeno ha avuto un epilogo non dico felice, ma relativamente indolore».
Michele Ainis osserva il caso del sequestro Sala con l’occhio del giurista che contempla la ragion di Stato e il gusto dello scrittore che riconosce l’ambiguità delle comunicazioni. Non censura le modalità dello «scambio». Casomai, dice, «se avessimo mostrato meno zelo sull’arresto di Abedini, le cose sarebbero andate in altro modo».
Professor Ainis, partiamo da un dato. Il ministro ha esercitato solo i suoi poteri?
«Il Guardasigilli aveva ovviamente il potere di revoca degli arresti dell’ingegnere iraniano. In più, ha voluto spiegare nella sua nota di ieri che non sussistevano le condizioni per l’estradizione visto che non tutte le accuse erano riconosciute come reati da parte di entrambi i paesi contraenti. In questa comunicazione c’è dell’evidente ipocrisia, ma forse è inevitabile ed è addirittura auspicabile se si vuole proteggere il rispetto della legalità formale».
Oggi, a film finito, è giusto dire che la premier sia andata a Mar-a-Lago a chiedere il permesso di rilasciare Abedini?
«È andata a chiedere il consenso, la direi così. Quella visita ha consentito di portare a casa Cecilia Sala. Ed è il risultato importante. Si trattava di un superiore interesse, nazionale e umanitario, al servizio del quale si è deciso di sacrificare il rispetto alla lettera delle regole».
Tra le opposizioni c’è chi rimpiange Craxi: “Almeno si decideva in autonomia”.
«Lo capisco, ma forse era difficile essere più espliciti e diretti...».
Si è trattato, sintesi estrema, di uno scambio di prigionieri?
«In un certo senso, sì. È chiaro che si è trattato di uno scambio. Aggiungo pure: abbiamo ceduto a un ricatto? Ancora: sì. Ma è un ricatto vincente, se salva una vita. Questa storia ce la ricorderemo non solo perché ha riportato alla libertà la nostra connazionale, ma perché ripropone il dilemma che attraversa la storia del diritto: il rapporto, o il conflitto, tra la legalità formale e sostanziale».
Per raccontarci che tra legge e giustizia, può vincere la giustizia grazie all’eccezione?
«Sì, se pensiamo alla nostra stessa Costituzione, quando consente l’amnistia. E che cos’è quell’istituto giuridico se non un’eccezione alla regola, che restituisce la libertà a chi è stato condannato con una sentenza passata in giudicato? Alcuni casi clamorosi appartengono alla memoria collettiva e raccontano anche di scelte opposte».
Lei si riferisce al caso Moro?
«Di fronte al sequestro delle Br di Aldo Moro, si decise di non sottostare al ricatto. Quella vita fu sacrificata, in nome della legge. Sarà la storia a giudicare, non noi. Ma certamente, non si osservò lo stesso tragico rigore in un altro caso, nel sequestro dell’assessore Ciro Cirillo».
È il caso passato alla storia come il momento in cui lo Stato è sceso a patti con camorra, Brigate rosse e apparati deviati?
«È così. In quel caso la ragion di Stato mise al centro la salvezza dell’uomo e approdò su tutt’altri lidi».