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Sicurezza, scudo del governo: più difficile indagare gli agenti

Scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante la manifestazione per Ramy Elgaml, nel quartiere di San Lorenzo, Roma, 11 gennaio 2025. ANSA/ANGELO CARCONI (ansa)

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Piano del ministero della Giustizia e di Palazzo Chigi dopo gli incidenti di Roma e Bologna. L’obiettivo è quello di tutelare le forze dell’ordine coinvolte in incidenti di piazza dall’apertura automatica di inchieste a loro carico
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Uno scudo per le forze dell’ordine. Una legge per garantire la massima tutela ad agenti coinvolti in possibili reati durante il servizio. Che eviti loro, di fronte a evidenti prove a discolpa, di finire iscritti nel registro degli indagati. Ecco il piano, secondo quanto riferiscono fonti di massimo livello, a cui lavorano in queste ore il ministero della Giustizia e l’ufficio affari giuridici della Presidenza del Consiglio. E di cui hanno ragionato ieri il ministro Carlo Nordio e il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano.

L’encomio solenne conferito venerdì dal ministro della Difesa Guido Crosetto al maresciallo Luciano Masini, indagato per eccesso di legittima difesa per aver ucciso nel riminese un egiziano che aveva ferito quattro persone, era solo l’antifona. Il weekend di fuoco nelle strade di Roma e Bologna, con le forze dell’ordine sotto attacco, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da Palazzo Chigi è partito l’input di una ulteriore stretta contr…

Uno scudo per le forze dell’ordine. Una legge per garantire la massima tutela ad agenti coinvolti in possibili reati durante il servizio. Che eviti loro, di fronte a evidenti prove a discolpa, di finire iscritti nel registro degli indagati. Ecco il piano, secondo quanto riferiscono fonti di massimo livello, a cui lavorano in queste ore il ministero della Giustizia e l’ufficio affari giuridici della Presidenza del Consiglio. E di cui hanno ragionato ieri il ministro Carlo Nordio e il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano.

L’encomio solenne conferito venerdì dal ministro della Difesa Guido Crosetto al maresciallo Luciano Masini, indagato per eccesso di legittima difesa per aver ucciso nel riminese un egiziano che aveva ferito quattro persone, era solo l’antifona. Il weekend di fuoco nelle strade di Roma e Bologna, con le forze dell’ordine sotto attacco, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da Palazzo Chigi è partito l’input di una ulteriore stretta contro le violenze. Ed è nato il progetto di un nuovo provvedimento. Potrebbe avere la forma di un decreto o essere inserito con un emendamento in un disegno di legge già in Parlamento. Non però nel ddl sicurezza.

E dunque, in quello che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi definisce «un quadro normativo che sicuramente porrà anche delle importanti tutele aggiuntive al lavoro complicato delle forze dell’ordine», arriverà una sostanziale modifica al codice di procedura penale: una nuova fattispecie che, così come accade oggi nei fascicoli con le ipotesi di reato a carico di ignoti, consentirebbe al magistrato (in presenza di prove evidenti) di verificare i fatti senza procedere all’iscrizione nel registro degli indagati dell’esponente delle forze dell’ordine coinvolto, arrivando ad un’archiviazione in tempi rapidi. Un provvedimento in tal senso metterebbe al riparo chi indossa la divisa dall’inevitabile stigma e dai tempi lunghi dell’indagine che spesso comportano anche una sospensione dal servizio e dallo stipendio. L’opzione di scegliere questo percorso sarebbe comunque a discrezione del pm: il magistrato inquirente manterrebbe infatti gli strumenti per verificare i fatti e potrebbe comunque procedere all’iscrizione se, nel corso delle indagini, venissero fuori prove a carico.

Il testo dovrà passare dal consiglio dei ministri, anche se difficilmente accadrà in quello convocato per oggi, vista la complessità di ridefinire il quadro normativo. La norma, come detto, non sarà inserita nel disegno di legge sicurezza che torna oggi all’esame delle commissioni Affari costituzionali e giustizia del Senato. L’intenzione della maggioranza è infatti quella di spingere al massimo l’acceleratore per l’approvazione del ddl varato più di un anno fa e mai approdato in aula. Troppo rischioso per l’esecutivo inserire una novità così rilevante in un iter che ha già spaccato la maggioranza. E che ha costretto la premier Giorgia Meloni e Mantovano — nonostante la contrarietà della Lega a modifiche — a dirsi pronti ad accettare la riformulazione dei due articoli sui quali prima di Natale il Quirinale aveva informalmente fatto trapelare le sue perplessità: il carcere per le donne con bimbi piccoli e il divieto per gli immigrati irregolari di poter acquistare una sim telefonica.

Per il Viminale, comunque, il ddl sicurezza va bene già così com’è. «Tutti — sottolinea infatti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi — condividono l’esigenza di arrivare al più presto ad una definizione di un quadro normativo con importanti tutele aggiuntive per le forze dell’ordine e all’innalzamento delle pene per alcune fattispecie di reato commesse contro gli agenti».

Sono più di venti i nuovi reati previsti dal provvedimento all’esame del Senato. Con oltre 1500 emendamenti, le opposizioni intendono dare battaglia, opponendosi soprattutto all’ipotesi di tramutare un semplice sit-in o un blocco stradale in un illecito. E questo vale anche per la resistenza passiva nelle carceri e nei Cpr, e per l’equiparazione della cannabis light alle droghe. Grande preoccupazione suscita anche l’articolo che prevede che i servizi possano stipulare convenzioni con università e enti di ricerca che prevedano la comunicazione di informazioni in deroga alle norme sulla riservatezza. Gli atenei protestano: «La libertà accademica è sotto attacco», è lo slogan della manifestazione di venerdì a Roma che rischia di riaccendere il fuoco che cova sotto la cenere.

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