Altro che procedere “spediti”. Le cabine pronte e montate a Montecitorio, la convocazione del Parlamento in seduta comune che sembrava quella decisiva, la prima “chiama” fissata per oggi alle 13 . Invece ecco un nuovo rinvio per l’elezione dei quattro giudici costituzionali , dopo la mancata intesa tra maggioranza e opposizione. Lo spoglio delle schede effettuato alla Camera dopo la votazione del Parlamento ha fatto registrare 377 schede bianche, 15 nulle, 9 voti dispersi e nessun astenuto.
L’accordo, che sembrava possibile fino a qualche giorno fa, tanto che perfino la premier si era spinta a immaginare di “procedere spediti sull’elezione” (era la conferenza d’inizio anno: solo cinque giorni fa), si è arenato proprio sull’impasse di Forza Italia e anche sull’indicazione di Meloni a non dare il via libera per i parlamentari: uno stop che ha cancellato dalla lista i due azzurri, il viceministro Sisto e il senatore Zanettin, delle cui candidature comunque non era convinto lo stesso lead…
Altro che procedere “spediti”. Le cabine pronte e montate a Montecitorio, la convocazione del Parlamento in seduta comune che sembrava quella decisiva, la prima “chiama” fissata per oggi alle 13 . Invece ecco un nuovo rinvio per l’elezione dei quattro giudici costituzionali , dopo la mancata intesa tra maggioranza e opposizione. Lo spoglio delle schede effettuato alla Camera dopo la votazione del Parlamento ha fatto registrare 377 schede bianche, 15 nulle, 9 voti dispersi e nessun astenuto.
L’accordo, che sembrava possibile fino a qualche giorno fa, tanto che perfino la premier si era spinta a immaginare di “procedere spediti sull’elezione” (era la conferenza d’inizio anno: solo cinque giorni fa), si è arenato proprio sull’impasse di Forza Italia e anche sull’indicazione di Meloni a non dare il via libera per i parlamentari: uno stop che ha cancellato dalla lista i due azzurri, il viceministro Sisto e il senatore Zanettin, delle cui candidature comunque non era convinto lo stesso leader Tajani. Tanto che per molti, tra i berluscones, oggi si è sacrificata la votazione a un rituale già scritto per superare lo stallo dettato dalla contesa interna. "Non sono sicuro che oggi si troverà la quadra – aveva detto prima del voto il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Barelli – e potrebbe darsi che il Parlamento sia chiamato anche in un modo non completamente usuale ma legittimo entro la fine della settimana. Potrebbe darsi che sia così". Più facile che si trovi però la quadra forse giovedì. Anche se non è escluso un ulteriore slittamento alla prossima settimana. Domani alle 9, infatti, è prevista la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. In assenza di un accordo tra stasera e domani mattina, lo slittamento è nei fatti. I tempi sono strettissimi: se non si chiude entro questa settimana, si rischia di pregiudicare la ricostituzione del plenum della Consulta entro lunedì prossimo, 20 gennaio, quando la Corte costituzionale si riunirà in camera di consiglio sull'ammissibilità dei referendum, tra cui quello sull'Autonomia.
Con la nuova fumata nera cade così nel vuoto per l’ennesima volta l’auspicio del Quirinale a ripristinare il quorum per la Corte costituzionale. Che come atto di estrema cortesia verso questo accordo in extremis in Parlamento, dopo mesi di ingiustificabile ritardo, aveva rinviato la camera di consiglio sull'ammissibilità dei referendum dal 13 al 20 gennaio.
Nessun accordo complessivo dunque, restano in piedi solo i nomi dei due candidati dei partiti maggiori: blindatissima la proposta di Francesco Saverio Marini di FdI, vicinissimo alla premier Meloni, solido anche quello di Massimo Luciani, il costituzionalista di area Pd.
Alle 11.30 si sono riunti comunque i gruppi parlamentari dem. La maggioranza non ha sciolto il nodo del candidato (o candidata) di Forza Italia e non è riuscita, con le opposizioni, a chiudere il patto sul profilo del quarto giudice, tecnico, che con ogni probabilità sarà una giurista donna: poltrona che potrebbe essere riservata a una di queste figure di rango, l’avvocata generale dello Stato Gabriella Sandulli Palmieri, (sebbene considerata troppo “contiana”, perché dall’ex premier indicata all’epoca a quel ruolo), la docente dell’Università del Molise Luisa Corazza, già consulente della Presidenza della Repubblica e giuslavorista (proprio come la ex presidente della Consulta Silvana Sciarra e come l’ex vice Giulio Prosperetti, che hanno lasciato la Corte per fine mandato, insieme al presidente Barbera e all’altro vice Modugno).
La destra, sempre come tecnico, predilige invece il curriculum di Valeria Mastroiacovo, la segretaria dei giuristi cattolici, che però è ritenuto un profilo non terzo da parte dal Pd . Che non considererebbe neanche tanto rituale il passaggio di Mastroiacovo dal ruolo di assistente a lungo ricoperto in Consulta, al fianco del membro, in quota Lega, Luca Antonini, a quello di giudice.
Altri nomi spunteranno ancora. E ricominceranno i giri, almeno per i due nomi restanti: il candidato di FI e il giudice “condiviso”. In oltre un anno e un mese, al tredicesimo scrutinio mancato, l'unica certezza è legata ai soli due candidati delle maggiori forze politiche. Davvero un misero bilancio, dopo le parole di Mattarella, che a luglio, a proposito della mancata elezione del giudice costituzionale (ne mancava solo uno, all'epoca) aveva parlato di un "vulnus" commesso dal Parlamento.