Non gli è piaciuta la scena dell’ennesimo flop in Parlamento per l’elezione dei quattro giudici costituzionali, prossimo voto ormai fissato al 23 gennaio. Ma Ugo De Siervo, già giudice e presidente della Corte Costituzionale, 83 anni, approva che la Corte non abbia lasciato spiragli, per scadenze insormontabili, alla possibilità di un voto in extremis questa settimana: ipotizzato solo per consentire ai nuovi eletti di intervenire (senza alcuna preparazione) ai lavori della camera di consiglio sui referendum, fissati per lunedì prossimo. Usa parole severe, il professore di Firenze: “La maggioranza mostra così che può anche bloccare l’organo di garanzia”. De Siervo è stato presidente fino all’aprile del 2011, nel pieno del burrascoso declino berlusconiano. Al suo posto subentrò l’allora giudice Sergio Mattarella.
Presidente De Siervo, ieri ancora una fumata nera dalle Camere per l'elezione dei quattro giudici della Corte Costituzionale. Qual è l'impressione di un ex vertice? Quale immag…
Non gli è piaciuta la scena dell’ennesimo flop in Parlamento per l’elezione dei quattro giudici costituzionali, prossimo voto ormai fissato al 23 gennaio. Ma Ugo De Siervo, già giudice e presidente della Corte Costituzionale, 83 anni, approva che la Corte non abbia lasciato spiragli, per scadenze insormontabili, alla possibilità di un voto in extremis questa settimana: ipotizzato solo per consentire ai nuovi eletti di intervenire (senza alcuna preparazione) ai lavori della camera di consiglio sui referendum, fissati per lunedì prossimo. Usa parole severe, il professore di Firenze: “La maggioranza mostra così che può anche bloccare l’organo di garanzia”. De Siervo è stato presidente fino all’aprile del 2011, nel pieno del burrascoso declino berlusconiano. Al suo posto subentrò l’allora giudice Sergio Mattarella.
Presidente De Siervo, ieri ancora una fumata nera dalle Camere per l'elezione dei quattro giudici della Corte Costituzionale. Qual è l'impressione di un ex vertice? Quale immagine passa?
“Dobbiamo premettere che nella storia della Corte costituzionale purtroppo vi sono stati casi nei quali il Parlamento (diversamente dal Presidente della Repubblica e dalle “alte magistrature”, che procedono regolarmente alle nomine che spettano loro) ha ritardato gravemente la designazione dei nuovi giudici costituzionali. Vi sono stati addirittura ritardi di 300, perfino di 500 giorni D’altra parte vi sono stati persino alcune rare occasioni di “veto” a candidati evidentemente “non graditi”. Ma sono stati casi gravi e clamorosi, di cui si è discusso molto, non a caso”.
In questo caso si tratta di quattro giudici, il quorum della Corte è a rischio per un raffreddore.
“Difatti, i precedenti non riducono di un grammo la gravità dell’attuale situazione…”.
Lei quale lettura ne dà?
“Questa vicenda sembra essere il frutto dell’atteggiamento dell’attuale maggioranza di fare a meno di un corretto rapporto con i gruppi di minoranza. Inoltre, il pesante messaggio può essere questo: senza il nostro consenso si può anche arrivare al blocco della funzionalità dell’organo di garanzia”.
Avrà certo scorso i nomi dei candidati, almeno quelli ritenuti sicuri. Nel caso del profilo voluto da Meloni, Francesco Saverio Marini, si è detto che si troverebbe eventualmente a valutare il premierato da lui stesso scritto. Cosa ne pensa?
“Capisco tutte le riflessioni, ma mi asterrei rigidamente da valutazioni sui singoli candidati. Si rischia di rompere alcune prudenti tradizioni della Corte relative alla inopportunità di discutere pubblicamente delle qualità personali dei candidati a divenire giudici”.
La Corte aveva fatto un atto di cortesia: spostare dal 13 al 20 la camera di consiglio sui referendum. Ora è fissata al 23 gennaio, la prossima votazione utile. Ma c’era, tra autorevoli suoi colleghi, chi pensava si potesse addirittura votare domani e poi fare entrare i nuovi eletti in camera di consiglio di lunedì…
“Nel caso attuale sembra particolarmente sgradevole aver lasciato cadere il cortese rinvio della Corte della seduta di decisione sul referendum abrogativo di quanto resta della “legge Calderoli”, demolita dalla sua recente sentenza, e su altri temi. Altrettanto sgradevole è l’impressione che sarebbe derivata da un’ulteriore compressione dei tempi. Si sarebbe dato, in quel caso, all’opinione pubblica, il messaggio che i “potenti” possono fare a meno delle regole generali”.
La Corte dovrà pronunciarsi sull'ammissibilità di referendum importanti, a partire dalla demolita Autonomia. Poi su terzo mandato, eventualmente sul premierato. Cosa pensa in particolare, di quella forma di nuova architettura costituzionale?
“Della riforma costituzionale per ora la Corte non deve interessarsi. Auguriamoci davvero che la maggioranza ripensi seriamente alla pessima progettazione che ha adottato al Senato…”.
Quel disegno del premierato non lascia sereni?
“Ecco, con il cosiddetto “premierato” è davvero in gioco il fondamento della nostra democrazia rappresentativa e parlamentare. Mi sembra che sia tuttora valido l’ammonimento di Meuccio Ruini – protagonista del dibattito costituente - che nella storia europea esiste il rischio permanente dello “spettro del cesarismo”.