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Debora Serracchiani: “Una misura che viola la Costituzione e genera solo impunità”

La deputata Pd, Debora Serracchiani

 (ansa)

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La responsabile giustizia del Pd boccia la norma che il governo ha ipotizzato di inserire nel ddl Sicurezza per concedere uno scudo penale alle forze dell’ordine
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Il disegno di legge Sicurezza, all’esame del Senato, «contiene già molti profili di incostituzionalità», e questi sono destinati ad aumentare con «lo scudo penale ipotizzato per tutelare le forze dell’ordine» quando utilizzano un’arma di ordinanza nell’esercizio delle proprie funzioni come nel caso del carabiniere che a Rimini ha ucciso un uomo che aveva accoltellato alcune persone. La responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, considera inattuabile la norma, che la stessa maggioranza starebbe pensando di escludere dal provvedimento per inserirla però nel codice di procedura penale.

Onorevole Serracchiani, il governo ha tentato un nuovo blitz nel ddl Sicurezza. Vuol concedere una sorta di impunità?

«Il tema dello scudo penale è delicatissimo e si scontra con profili di incostituzionalità chiari. Credo anche che, da un punto di vista valoriale, il governo pare non avere fiducia né nelle forze dell’ordine né nei magistrati».

È un tema su cui si discute da parecchio tempo. …

Il disegno di legge Sicurezza, all’esame del Senato, «contiene già molti profili di incostituzionalità», e questi sono destinati ad aumentare con «lo scudo penale ipotizzato per tutelare le forze dell’ordine» quando utilizzano un’arma di ordinanza nell’esercizio delle proprie funzioni come nel caso del carabiniere che a Rimini ha ucciso un uomo che aveva accoltellato alcune persone. La responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, considera inattuabile la norma, che la stessa maggioranza starebbe pensando di escludere dal provvedimento per inserirla però nel codice di procedura penale.

Onorevole Serracchiani, il governo ha tentato un nuovo blitz nel ddl Sicurezza. Vuol concedere una sorta di impunità?

«Il tema dello scudo penale è delicatissimo e si scontra con profili di incostituzionalità chiari. Credo anche che, da un punto di vista valoriale, il governo pare non avere fiducia né nelle forze dell’ordine né nei magistrati».

È un tema su cui si discute da parecchio tempo. Come va affrontato?

«In realtà, quando si sono verificate aggressioni o scontri, noi abbiamo cercato di dare strumenti affinché le stesse forze dell’ordine fossero in grado di dimostrare le proprie azioni, penso ad esempio alle bodycam o alla tutela legale. Lo scudo penale invece dà un’impunità».

Come si contrastano le manifestazioni quando degenerano in violenza, come successo al corteo per Ramy?

«Abbiamo condannato e condanneremo sempre ogni forma di violenza. Registriamo però che si vuole far passare l’Italia per un Paese sotto attacco, violento e con le piazze fuori controllo. Non è così. Certamente si devono prevenire gli eccessi».

In che modo?

«Le forze dell’ordine devono essere messe nelle condizioni di fare bene il loro lavoro, che è delicatissimo. Bisogna fare formazione e garantire strumenti adeguati. E poi qualcuno dovrebbe affrontare le cause del disagio sociale. Invece la destra non fa che alimentare le tensioni sociali».

Anche se inserito nel codice di procedura penale, la mancata iscrizione di carabinieri e polizia nel registro degli indagati potrebbe essere letto come un liberi tutti?

«Mi sembra una strada non percorribile sul piano tecnico e pericolosa sul piano politico: abbiamo forze dell’ordine che hanno grande professionalità e che, proprio per la delicatezza dei compiti che svolgono, non possono avere una giustificazione preventiva. Il magistrato dovrà comunque verificare il rispetto delle norme e la politica non può dare l’idea che certi comportamenti vengano giustificati o in qualche modo accettati. L’eventuale indagine serve alle stesse forze dell’ordine per dimostrare la legittimità della loro azione».

Dopo tanti mesi ancora non si arriva all’approvazione del testo. Perché?

«Ci sono norme scritte male, che non c’entrano nulla con la sicurezza. Penso all’emendamento che ad oggi impedisce attività legate alla filiera della canapa e alla norma che mette in carcere donne incinte e bambini o quella che punisce la resistenza passiva o l’aggravante generica dei reati commessi nelle stazioni. Sentir dire che si vuol correggere un disegno di legge con un decreto legge è un obbrobrio giuridico insostenibile».

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