ROMA — Evacuati come in tempo di guerra. Livelli di amianto oltre i limiti consentiti costringono la Rai ad anticipare l’uscita dalla storica sede di Viale Mazzini. Estendendo lo smart working ai lavoratori, laddove possibile. E accelerando il trasferimento degli uffici che non possono operare da remoto negli spazi di Via Teulada, Via Asiago e Saxa Rubra. Solo per qualche mese però, in attesa di trasferirsi tutti in un altro edificio a Sud di Roma. Decisione che l’ad Giampaolo Rossi ha comunicato ieri al consiglio di amministrazione, presa «in via del tutto precauzionale e a maggior tutela dei dipendenti».
La presenza di amianto è un tema noto da tempo, tant’è che nel piano immobiliare dell’azienda il trasloco era già stato preventivato per la prossima estate. Quando sarebbe dovuta partire la ristrutturazione della sede centrale: una bonifica della durata di sei anni. È stato un guasto all’impianto di condizionamento, che a metà dicembre ha provocato un allagamento al piano terra e al…
ROMA — Evacuati come in tempo di guerra. Livelli di amianto oltre i limiti consentiti costringono la Rai ad anticipare l’uscita dalla storica sede di Viale Mazzini. Estendendo lo smart working ai lavoratori, laddove possibile. E accelerando il trasferimento degli uffici che non possono operare da remoto negli spazi di Via Teulada, Via Asiago e Saxa Rubra. Solo per qualche mese però, in attesa di trasferirsi tutti in un altro edificio a Sud di Roma. Decisione che l’ad Giampaolo Rossi ha comunicato ieri al consiglio di amministrazione, presa «in via del tutto precauzionale e a maggior tutela dei dipendenti».
La presenza di amianto è un tema noto da tempo, tant’è che nel piano immobiliare dell’azienda il trasloco era già stato preventivato per la prossima estate. Quando sarebbe dovuta partire la ristrutturazione della sede centrale: una bonifica della durata di sei anni. È stato un guasto all’impianto di condizionamento, che a metà dicembre ha provocato un allagamento al piano terra e al primo piano di Viale Mazzini, a scombinare la tabella di marcia. Nelle aree interessate, subito interdette al passaggio, la Asl ha infatti rilevato il superamento delle soglie previste dalla normativa e, di fronte al «rischio derivante dalle scarse condizioni di manutenzione degli impianti idrici che, per la loro vetustà, potrebbero subire rotture e perdite con possibile trascinamento di fibre», ha notificato l’urgenza di procedere con l’uscita dei dipendenti nel più breve tempo possibile. Invitando la Rai a presentare un cronoprogramma vincolante entro il 27 gennaio.
L’azienda ha dunque deciso di attivare immediatamente lo smart working per coloro che possono svolgere tale attività. Per gli altri è subito partita una ricognizione degli spazi disponibili negli altri immobili attigui al quartier generale evacuato per sistemare chi dovrà lavorare in presenza.
Il tema dell’amianto era tornato all’attenzione dell’opinione pubblica lo scorso maggio, in occasione della morte di Franco Di Mare. Lo storico inviato e conduttore Rai aveva reso noto di essere affetto da mesotelioma, una forma tumorale contratta a seguito dell’esposizione alle fibre nocive nelle trasferte in zone di guerra, in particolare nella ex Jugoslavia. Ma aveva anche più volte richiamato, insieme al suo legale e all’Osservatorio Amianto, i pericoli della sede di Viale Mazzini. Pochi giorni dopo la sua scomparsa, si era spento anche Mariusz Marian Sodkiewicz, ex dipendente Rai affetto pure lui da mesotelioma, che per alcuni anni aveva lavorato nella sede centrale. Sodkiewicz aveva presentato un esposto ai magistrati per chiedere «di individuare e giudicare i dirigenti responsabili per la mancata protezione dei dipendenti». Ma nulla era accaduto. Fino all’allarme della Asl, impossibile da ignorare.