Roma — Grazie del pensiero e della vicinanza ma lo scudo penale non si può fare. E, tutto sommato, non lo vogliamo neanche. Così, con diverse sfumature, i sindacati di polizia e carabinieri valutano il progetto di scudo giudiziario per gli esponenti delle forze dell’ordine. Progetto che, per altro verso, negli ambienti giudiziari viene ritenuto in contrasto con la scritta che campeggia in tutti i tribunali: «la legge è uguale per tutti».
«Ringraziamo la presidente Meloni per la sensibilità dimostrata ma non invochiamo nè l’immunità nè l’impunità. Abbiamo tolto l’immunità parlamentare e facciamo l’immunità dei poliziotti? - dice Felice Romano, segretario generale del Siulp - A parte il fatto che sotto il profilo costituzionale mi pare inattuabile, nessuno è al di sopra la Costituzione, neanche il presidente della Repubblica. E creerebbe una spaccatura tra la società civile e le forze dell’ordine, oggi pericolosissima. Noi vogliamo essere dentro la società».
No allo scollamento con …
Roma — Grazie del pensiero e della vicinanza ma lo scudo penale non si può fare. E, tutto sommato, non lo vogliamo neanche. Così, con diverse sfumature, i sindacati di polizia e carabinieri valutano il progetto di scudo giudiziario per gli esponenti delle forze dell’ordine. Progetto che, per altro verso, negli ambienti giudiziari viene ritenuto in contrasto con la scritta che campeggia in tutti i tribunali: «la legge è uguale per tutti».
«Ringraziamo la presidente Meloni per la sensibilità dimostrata ma non invochiamo nè l’immunità nè l’impunità. Abbiamo tolto l’immunità parlamentare e facciamo l’immunità dei poliziotti? - dice Felice Romano, segretario generale del Siulp - A parte il fatto che sotto il profilo costituzionale mi pare inattuabile, nessuno è al di sopra la Costituzione, neanche il presidente della Repubblica. E creerebbe una spaccatura tra la società civile e le forze dell’ordine, oggi pericolosissima. Noi vogliamo essere dentro la società».
No allo scollamento con la società
Una preoccupazione, quella di una contrapposizione tra cittadini e forze dell’ordine, assai sentito: « Accettare un provvedimento simile - ragiona Piero Colapietro del Silp Cgil - rischia di creare un forte scollamento con la gente, e noi lavoriamo per la gente. Avremmo maggiori coperture di qualsiasi altro cittadino e sappiamo bene che le lentezze, gli errori della giustizia rovinano la vita a chiunque, innocente, vi incappi. Non vogliamo essere cittadini diversi dagli altri, In Italia ci sono leggi in grado di difenderci, semmai sono altre le tutele che possono essere attivate per le forze dell’ordine».
Servono le tutele amministrative
Tutele amministrative, una sorta di welfare aziendale, lo definisce Felice Romano, che rilancia con una proposta precisa: «Basterebbe che le nostre amministrazioni si facessero carico delle spese legali di un procedimento fino ad una eventuale condanna passata in giudicato e che il poliziotto, il carabiniere non venisse sospeso e la sua carriera bloccata. Questa sarebbe una tutela adeguata a rispondere ad una specificità della nostra categoria: chi di noi si ritrova ad essere coinvolto in una notizia di reato lo è perché lì ce l’hanno mandato».
«Visto che la Costituzione prevede che siamo tutti uguali davanti alla legge, escludo che sia possibile uno scudo penale. Gli atti di garanzia vanno svolti e però una funzione pubblica come la nostra necessita di una tutela pubblica», la posizione di Stefano Paoloni del Sap.
La discrezionalità del giudice
Dubbi anche tra i carabinieri che pure in questi giorni si ritrovano loro uomini (il maresciallo Masini e i colleghi coinvolti nel caso Ramy) sotto indagine. «Dipende cosa significa scudo penale. Non ci sta bene essere considerati cittadini di serie A, diversi dagli altri. Quando si parla di legge, nulla dovrebbe essere fatto a tutela di una categoria – dice Antonio Nicolosi di Unarma – .Ma è giusto che le tutele legali ci siano riconosciute. Basterebbe che l’articolo 53 del codice penale sull’uso legittimo delle armi nell’adempimento del dovere fosse applicato senza la discrezionalità del giudice».
Coisp: decreto ad hoc
Solo il Coisp plaude senza remore all’iniziativa del governo: «Garantire protezione giuridica agli operatori delle forze di polizia che operano per legittima difesa o nell’esercizio del proprio dovere è un atto di responsabilità verso chi si trova spesso a dover prendere decisioni difficili in tempi rapidissimi», dice il segretario Domenico Pianese, che però chiede un decreto ad hoc e non l’inserimento della norma nell’iter del ddl sicurezza. Quest’ultimo - dicono tutte le forze dell’ordine - meglio portarlo a casa subito.