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Carriere separate per i magistrati verso il sì, e su Berlusconi bagarre in aula

Carlo Nordio 

 (fotogramma)

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Insulti da FI e Lega all’opposizione. Oggi il primo via libera alla Camera
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Una marcia a ritmi serrati. Per un traguardo che a lungo era sembrato impossibile. Invece il dibattito parlamentare sulla separazione delle carriere dei magistrati corre come previsto, è pura formalità: maggioranza blindata, gli emendamenti dell’opposizione tutti respinti, l’approvazione dell’articolo 3 su pm e giudici ormai divisi che segna un prima e un dopo, il ministro Nordio che arriva trafelato dopo essere stato accusato di «imbarazzante latitanza» e con lapsus da vecchio pm deve riconoscere: «Non sono riuscito a presenziare a tutte le udienze... ah no, scusate, intendevo le sedute. Ma semel magistrato», ride. Resta la libertà degli insulti, “pattume” “omuncoli”, “somari” “str…”, lanciati dalla maggioranza contro le opposizioni che osano nominare Silvio Berlusconi (con il côté degli incontri e delle relazioni mafiose, addebitate a Dell’Utri). E una facile certezza: oggi sarà la data storica del primo sì della Camera al ddl Nordio, la riforma che Forza Italia, con Silvio, sognava…

Una marcia a ritmi serrati. Per un traguardo che a lungo era sembrato impossibile. Invece il dibattito parlamentare sulla separazione delle carriere dei magistrati corre come previsto, è pura formalità: maggioranza blindata, gli emendamenti dell’opposizione tutti respinti, l’approvazione dell’articolo 3 su pm e giudici ormai divisi che segna un prima e un dopo, il ministro Nordio che arriva trafelato dopo essere stato accusato di «imbarazzante latitanza» e con lapsus da vecchio pm deve riconoscere: «Non sono riuscito a presenziare a tutte le udienze... ah no, scusate, intendevo le sedute. Ma semel magistrato», ride. Resta la libertà degli insulti, “pattume” “omuncoli”, “somari” “str…”, lanciati dalla maggioranza contro le opposizioni che osano nominare Silvio Berlusconi (con il côté degli incontri e delle relazioni mafiose, addebitate a Dell’Utri). E una facile certezza: oggi sarà la data storica del primo sì della Camera al ddl Nordio, la riforma che Forza Italia, con Silvio, sognava da decenni.

La tensione sale già dalle 11, con il primo attacco a Piero De Luca, mentre il deputato dem sta accusando la maggioranza di un «silenzio colpevole, incapace di rispondere nel merito agli allarmi che vengono da più parti contro lo smantellamento dell’impianto costituzionale». Gli urlano «ma zitto, silenzio». Stando alla ricostruzione, è il leghista Stefano Candiani a gridare “somari”, De Luca va su tutte le furie, interviene Giuseppe Provenzano per il Pd, «qui si tradisce la Costituzione e non ci prendiamo del somaro da chi è stato bastonato dalla Consulta sull’Autonomia. E chi presiede non si volti dall’altro», mentre il forzista Giorgio Mulé che guida dà incarico di verificare all’ufficio di presidenza.

Il ministro Nordio finalmente arriva: «Non è lesa maestà questo ddl e non accetto si dica che voglio il pm sottoposto all’esecutivo, né che io abbia cambiato idea». La bagarre esplode appena Marco Grimaldi (Avs) ha il torto di riproporre un pezzo di storia italiana: il rapporto tra Berlusconi e Marcello Dell’Ultri, «i versamenti in nero del fondatore di Forza Italia a favore del suo fidatissimo», condannato in via definitiva per i rapporti con esponenti di Cosa Nostra. L’azzurro Marcello Pittalis ha una reazione scomposta: «Non consentiamo a pattume, omuncoli, scappati di casa di offendere la memoria di Berlusconi». E Angelo Bonelli (Verdi): «E noi non accettiamo lezioni da voi, noi non abbiamo condannati per mafia». Volano altri insulti. La dem Cecilia Guerra scandisce: «La collega Serracchiani è stata gentilmente chiamata stronza dalla collega Patrizia Marrocco», mentre Vittoria Baldino (M5s) legge dalla sentenza di condanna definitiva per Dell’Utri.

Intanto, il ddl è vicinissimo alla meta. Passa l’articolo 3 sui due distinti Csm, uno per i pm, l’altro per i giudici; poi tocca all’articolo 4 che istituisce l’Alta corte disciplinare sulle sanzioni ai magistrati. Oggi, ultime votazioni e il primo sì (occorrerà poi quello del Senato, e dopo una pausa, altra doppia lettura nelle due aule). Intanto i magistrati sono sul piede di guerra, sabato decideranno con quali forme di protesta, sciopero compreso, appellarsi ai cittadini.

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