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Salvini: un sabotaggio sarebbe gravissimo. Schlein: ci accuserete di mettere i chiodi

Disagi alla Stazione Termini di Roma per i ritardi dei treni in arrivo e in partenza, 14 gennaio 2025. ANSA/ALESSANDRO DI MEO 

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Botta e risposta anche con Renzi che presenta una mozione di sfiducia: “Sei un buffone, dimettiti”
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«Ma non dovevi ritirarti dalla politica?» provoca uno. «Sei stato al governo più tempo di me, buffone» replica l’altro. E dire che c’è stato un tempo, all’epoca del Conte2 affondato da entrambi, in cui i due Matteo se l’intendevano alla grande. Ma ora che il primo è vicepremier e il secondo il più accanito oppositore del governo, la musica è cambiata.

In fondo all’ennesima giornata di passione sul fronte dei binari, quando finalmente decide di parlare, Salvini se la prende con uno soltanto: Renzi. Per il ministro dei Trasporti è lui il nemico pubblico numero uno. Il capofila degli attacchi che da 48 ore non gli danno tregua. Il più lesto a proporre la mozione di sfiducia. Ribadita pure ieri mattina, quando il segretario lumbard sperava di poter trovare un po’ di tregua. E invece: «Anche oggi ritardi su tutta la linea ferroviaria. Firmate e fate firmare la petizione per le dimissioni: la porteremo in Parlamento», esorta su X il capo di Iv, chiedendo di nuovo a Salvini di riferire in Se…

«Ma non dovevi ritirarti dalla politica?» provoca uno. «Sei stato al governo più tempo di me, buffone» replica l’altro. E dire che c’è stato un tempo, all’epoca del Conte2 affondato da entrambi, in cui i due Matteo se l’intendevano alla grande. Ma ora che il primo è vicepremier e il secondo il più accanito oppositore del governo, la musica è cambiata.

In fondo all’ennesima giornata di passione sul fronte dei binari, quando finalmente decide di parlare, Salvini se la prende con uno soltanto: Renzi. Per il ministro dei Trasporti è lui il nemico pubblico numero uno. Il capofila degli attacchi che da 48 ore non gli danno tregua. Il più lesto a proporre la mozione di sfiducia. Ribadita pure ieri mattina, quando il segretario lumbard sperava di poter trovare un po’ di tregua. E invece: «Anche oggi ritardi su tutta la linea ferroviaria. Firmate e fate firmare la petizione per le dimissioni: la porteremo in Parlamento», esorta su X il capo di Iv, chiedendo di nuovo a Salvini di riferire in Senato.

All’appuntamento con le Camere, quella dei deputati dov’era in programma un question time sul caos treni, il leader leghista però non si presenta. E tace per otto lunghissime ore. Finché non capisce che la strategia dello struzzo non funziona: i partiti di minoranza lo stanno massacrando. E non intendono mollare. Meglio lanciare la controffensiva, sebbene con gli stessi tempi dei convogli sempre fuori orario: «Per recuperare i danni del malgoverno della sinistra, abbiamo avviato un piano da 100 miliardi di investimenti per le infrastrutture ferroviarie, con oltre 1.200 cantieri già attivi per recuperare decenni di ritardi sulle ferrovie di questo Paese, ma Renzi se la prende con me…», twitta alle cinque il Matteo di governo. «Ma non doveva ritirarsi dalla politica?», graffia, convinto di aver messo a posto l’omonimo d’opposizione. Illusione vana: «Da quando fai il ministro, è un ritardo continuo», replica Renzi: «Perché non ti dimetti come ti stanno chiedendo migliaia di cittadini? Sei stato al governo più tempo di me, buffone».

La sintesi di uno scontro che non accenna a placarsi. «Salvini sta ovunque salvo dove dovrebbe. Ma è anche responsabilità di Meloni, si dirà di lei che quando governava non c’era un treno che arrivasse puntuale. Spero non accusino noi di aver messo i chiodi...», sbotta Elly Schlein. Di fronte a una débâcle di queste proporzioni la premier non può far finta di nulla: è anche colpa sua se, rincara la segretaria dem, «ogni giorno ci sono milioni di pendolari che non riescono a spostarsi». Perciò Avs lancia sui social la campagna “Sveglia Salvini!”: i cittadini potranno segnalare i disagi «e noi li faremo avere al ministro che dorme, mentre vorremmo soluzioni. E intanto delle scuse», incalza Nicola Fratoianni.

Durissimo Giuseppe Conte: «Che fine ha fatto Salvini?» chiede lumi sulla latitanza del suo ex vice. «Le stazioni di Milano e Roma in ginocchio, oltre 100 casi di interruzioni e criticità sulla linea ferroviaria da inizio anno, ma lui non viene in Parlamento, non spiega, non si ha notizia di provvedimenti per rimediare a questi disastri», insiste il presidente M5S. E poiché la Lega parla di sabotaggi, «lo dicano chiaramente: hanno sospetti di complotti anche su questo?». Domanda retorica, quella di Conte: «Il nostro sospetto è che non ci sia né un ministro dei Trasporti né una premier che prenda in mano il dossier: Meloni dove sei?».

Sulla stessa scia Riccardo Magi: «Anche oggi Salvini fa il ministro dei Trasporti domani, quando si dimetterà sarà già troppo tardi». Carlo Calenda si rifugia invece nell’ironia: «Ferrovie presenta un esposto contro Ferrovie per i disservizi provocati da Ferrovie. Bene così». Anzi male, servirebbe qualcuno che si occupi di far andare i treni. «Cercasi disperatamente», l’ultimo tweet del Pd.

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