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Separazione delle carriere, il sì della Camera. FI: “Oggi realizziamo il sogno di Berlusconi”

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A favore la maggioranza, Azione e +Europa. Contro Pd, 5stelle e Avs. Renzi si astiene. Il testo va al Senato
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Alla fine la verità la grida quasi, in aula, nell'euforia incontenibile che ormai aleggia sui banchi della maggioranza, l'avvocato messinese devoto del fu Cavaliere: "Adesso la finiranno di fare politica, basta con i magistrati che vogliono scendere in piazza contro questa riforma, non compete a loro, si devono limitare ad applicare la legge e basta. E perciò noi oggi stiamo scrivendo la storia - s'infiamma il deputato Tommaso Calderone di FI - Noi oggi dopo 35 anni ce l'abbiamo fatta, stiamo realizzando il sogno di Silvio Berlusconi".

Eccolo, il primo sì che arriva alla Camera alla separazione delle carriere dei magistrati. Vota compatta la maggioranza, con Azione e con Più Europa. Si astiene Iv, nettamente contro Pd, M5S, Avs. Favorevoli 174, contrari 92.

In aula sorride e stringe mani visibilmente soddisfatto il ministro Carlo Nordio. Che solo qualche ora prima aveva detto: "Non è scritto da nessuna parte che il pubblico ministero, con la separazione da noi disegnata, sarà sot…

Alla fine la verità la grida quasi, in aula, nell'euforia incontenibile che ormai aleggia sui banchi della maggioranza, l'avvocato messinese devoto del fu Cavaliere: "Adesso la finiranno di fare politica, basta con i magistrati che vogliono scendere in piazza contro questa riforma, non compete a loro, si devono limitare ad applicare la legge e basta. E perciò noi oggi stiamo scrivendo la storia - s'infiamma il deputato Tommaso Calderone di FI - Noi oggi dopo 35 anni ce l'abbiamo fatta, stiamo realizzando il sogno di Silvio Berlusconi".

Eccolo, il primo sì che arriva alla Camera alla separazione delle carriere dei magistrati. Vota compatta la maggioranza, con Azione e con Più Europa. Si astiene Iv, nettamente contro Pd, M5S, Avs. Favorevoli 174, contrari 92.

In aula sorride e stringe mani visibilmente soddisfatto il ministro Carlo Nordio. Che solo qualche ora prima aveva detto: "Non è scritto da nessuna parte che il pubblico ministero, con la separazione da noi disegnata, sarà sottomesso al potere politico. Anzi, not in my name, non avverrà mai nel mio nome. Anzi, la riforma costituzionale che noi proponiamo è di una semplicità elementare, c'è scritto tutto, l'indipendenza della magistratura giudicante e requirente è inserita nella proposta di riforma: tutto il resto, come direbbe Shakespeare, è silenzio".

Il resto, per ora, è esultanza della destra. "Una vittoria importante che rende la giustizia più vicina alle persone", assicurano dai banchi di FI, FdI e Lega. "Una riforma punitiva", contestano invece dalle opposizioni. Una bandierina piantata - contestano le opposizioni - sulla pelle dei cittadini, sui quali pioveranno le ricadute negative di una magistratura sbilanciata, con addirittura un paradosso - argomenta Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd - "un pubblico ministero sempre più potente, più rafforzato con un Csm costruito ad hoc ed un arroccamento verso l'impostazione dell'accusa. È vero, signor ministro, che lei già dagli anni Ottanta e Novanta chiedeva una analoga riforma, nei suoi libri, ma gli anni passano, la giustizia ha importanti esigenze di funzionalità ed efficienza che questa riforma peggiorerà. E anche qui la forma è sostanza. Desta sconcerto il fatto che una riforma di tale importanza non sia stata proposta cercando il massimo accordo ma sia stata definita 'blindata' da lei e dalla premier, mentre lei non si occupa del processo penale telematico andato in tilt, non risolve le carenze di risorse e personale, non incide nella necessità di migliorare il servizio giustizia". Poi la deputata dem bacchetta il Guardasigilli su una caduta di stile: "A questo proposito, signor ministro, le saremmo grati se evitasse di pubblicizzare i suoi libri sul sito istituzionale del Ministero, non sembra una scelta di grande gusto, certo non adeguata al suo ruolo e alla sua persona". Dettagli.

È certo un giorno da non dimenticare per Forza Italia e la maggioranza, anche se ci vorrà del tempo perché il ddl Nordio diventi legge: c'è ancora la seconda lettura al Senato, e ancora due approvazioni nelle distinte aule dopo la pausa di tre mesi prevista dalla legge, e successivamente un referendum pressoché inevitabile.

Si tratta comunque dell'unica riforma simbolo del governo a prendere corpo, dopo il congelamento del premierato e la demolizione dell'autonomia differenziata.

Singolare che l'ultimo round che va in scena alla Camera si consumi proprio tra due magistrati che si fronteggiano dai banchi opposti. Per le opposizioni è durissimo l'intervento di un ex procuratore nazionale antimafia come Federico Cafiero de Raho (M5S), che punta il dito proprio contro Calderone: "È stata appena detta dal deputato di Forza Italia senza più perifrasi la vera strategia: il primato della politica sulla magistratura e sull'ordinamento, la sottomissione del pubblico ministero al potere politico. Il clima introdotto è ormai questo, ci sta trascinando nel vortice delle democrazie fragili, vediamo se questa maggioranza riuscirà anche a sottrarsi anche al controllo di legalità".

Dall'altro lato, l'ex magistrata Simonetta Matone (Lega): "I gattopardismi non possono più avere spazio, ora bisogna cambiare tutto perché nulla più resti com'era. Sento dire che il testo attenterebbe alla sacralità del Csm: e invece bisogna capovolgere la logica spartitoria che ora vige, tot a me e tot a te, per cui se non sei nella corrente x o y non puoi aspirare a nulla".

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