Zaia incalza Salvini: “Difendi il Nord”. La Lega si attesta in trincea sul Piave
di Antonio FraschillaRoma — Il messaggio arriva forte e chiaro e il segretario, con le spalle al muro, ne prende atto: «Matteo, se il partito non difende unito e compatto il Nord allora ci difenderemo da soli, oggi in Veneto e domani in Friuli Venezia Giulia e Lombardia, regioni dove governiamo da anni», dice in sintesi il presidente del Veneto Luca Zaia prendendo la parola al Consiglio federale della Lega.
Il leader del Carroccio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini convoca i vertici del partito dopo giorni di grande difficoltà, tra il caos treni nel Paese e la presa di posizione della premier Giorgia Meloni che non solo chiude a qualsiasi ipotesi di intervento in Parlamento per consentire deroghe al terzo mandato dei governatori ma rivendica per Fratelli d’Italia il Veneto dell’uscente Zaia.
Dopo …
Roma — Il messaggio arriva forte e chiaro e il segretario, con le spalle al muro, ne prende atto: «Matteo, se il partito non difende unito e compatto il Nord allora ci difenderemo da soli, oggi in Veneto e domani in Friuli Venezia Giulia e Lombardia, regioni dove governiamo da anni», dice in sintesi il presidente del Veneto Luca Zaia prendendo la parola al Consiglio federale della Lega.
Il leader del Carroccio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini convoca i vertici del partito dopo giorni di grande difficoltà, tra il caos treni nel Paese e la presa di posizione della premier Giorgia Meloni che non solo chiude a qualsiasi ipotesi di intervento in Parlamento per consentire deroghe al terzo mandato dei governatori ma rivendica per Fratelli d’Italia il Veneto dell’uscente Zaia.
Dopo i convenevoli, in collegamento da Venezia prende la parola il governatore veneto. È un fiume in piena: «Il Nord non si tocca, perché se perdiamo le nostre Regioni è un danno per la Lega che rischia di scomparire del tutto», dice in sintesi il governatore veneto, che raccoglie subito il sostegno dei colleghi Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana. Toni pacati, ma netti: «O tutto il partito scende in campo con te in testa per difenderci, o lo faremo da soli», conclude in soldoni Zaia, che ha già annunciato la corsa solitaria della Lega in Veneto se il prossimo candidato presidente non sarà lui o comunque un leghista.
Salvini è all’angolo e allora rilancia: «Non solo il candidato in Veneto deve essere della Lega, ma per me devi essere ancora tu, Luca», dice il vicepremier aggiungendo quindi che porterà sul tavolo degli alleati la norma per consentire la deroga al terzo mandato. Il Capitano chiede però in cambio pieno sostegno di tutti i dirigenti della Lega per ribattere all’opposizione che chiede le sue dimissioni «ogni giorno». Non lo ha detto durante il Consiglio federale per non acuire le tensioni, ma il leader è scontento dei silenzi di questi giorni da parte dei governatori e anche del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, che ha fatto solo una nota stringata insieme al collega della Camera Riccardo Molinari per difendere Salvini sotto attacco.
Il Consiglio federale prosegue, si parla di dl sicurezza ribadendo l’intenzione di calendarizzarlo subito in Parlamento senza ulteriori modifiche, aprendo al massimo a quelle chieste dal Quirinale, e di elezione diretta dei presidenti delle Province abolendo la legge Delrio. Poco dopo esce una nota della Lega sul vero argomento di tensione dell’incontro: «Totale sintonia e condivisione degli obiettivi fra Salvini e Zaia, in Veneto squadra che vince non si cambia».
Lasciando gli uffici della Camera i dirigenti leghisti ribadiscono quindi la linea che sarà annunciata a Meloni e al segretario di Forza Italia Antonio Tajani: «Siamo al fianco di Zaia, un accordo con gli alleati si trova dai», dice il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Molto soddisfatto Romeo, che in Lombardia guida la fronda del Nord contro il partito nazionale: «La Lega ribadisce l’obiettivo di tenere le regioni dove governa. È interesse della Meloni trovare una soluzione soddisfi gli alleati».
In serata Salvini, intervistato da Bruno Vespa su Rai Uno, assicura che in Veneto la Lega non andrà da sola: «Troveremo una quadra, non penso sia utile mettere in discussione il buon governo di Zaia per scelte romane». Ma per il segretario del Carroccio non sarà facile riuscire a trovare lui la quadra, stretto tra Zaia che minaccia di spaccare il partito e Meloni che rivendica il Veneto e anche la Lombardia facendo trapelare attraverso i suoi fedelissimi che si aggiravano ieri in Transatlantico il seguente concetto: «Quando Berlusconi era al 30 per cento Forza Italia aveva entrambe le due grandi regioni del Nord. Adesso perché noi non dovremmo averle?».