Il ritorno della “Balena bianca”. Reunion Dc con Cesa, Rotondi e Cuffaro: basta liti, meglio insieme
di Giovanna CasadioIn tempi di cantieri cattolici, potrebbe rinascere anche la Dc. Però si sa come è finita la Balena bianca - dopo 50 anni di indiscusso potere nel luglio del 1993 -, non si sa davvero come possa rinascere. L’ipotesi più probabile oggi è che un “invito alla conciliazione” del giudice del Tribunale di Avellino ne resusciti le spoglie. Sono gli eredi democristiani a doverlo accogliere e cioè Lorenzo Cesa (il principale azionista, segretario dell’Udc), Gianfranco Rotondi (presidente della “Dc con Rotondi” e parlamentare meloniano) e Totò Cuffaro leader della Dc Sicilia.
Rinascere è una parola grossa, però ci sono buone premesse per la reunion che potrebbe dare i primi segnali a fine settimana anche se il termine per la conciliazione è a sei mesi. Cesa e Rotondi si incontreranno domani, che è il 18 gennaio, data simbolo per i popolari perché quel giorno del 1919 don Luigi Sturzo fondò il Ppi. Cuffaro ha chiamato a processo Rotondi contendendogli il nome Dc e gli eredi democristiani stavano …
In tempi di cantieri cattolici, potrebbe rinascere anche la Dc. Però si sa come è finita la Balena bianca - dopo 50 anni di indiscusso potere nel luglio del 1993 -, non si sa davvero come possa rinascere. L’ipotesi più probabile oggi è che un “invito alla conciliazione” del giudice del Tribunale di Avellino ne resusciti le spoglie. Sono gli eredi democristiani a doverlo accogliere e cioè Lorenzo Cesa (il principale azionista, segretario dell’Udc), Gianfranco Rotondi (presidente della “Dc con Rotondi” e parlamentare meloniano) e Totò Cuffaro leader della Dc Sicilia.
Rinascere è una parola grossa, però ci sono buone premesse per la reunion che potrebbe dare i primi segnali a fine settimana anche se il termine per la conciliazione è a sei mesi. Cesa e Rotondi si incontreranno domani, che è il 18 gennaio, data simbolo per i popolari perché quel giorno del 1919 don Luigi Sturzo fondò il Ppi. Cuffaro ha chiamato a processo Rotondi contendendogli il nome Dc e gli eredi democristiani stavano di nuovo per tirarsi gli stracci. Ma questa volta pare che non vogliano continuare a lungo, bensì sono disposti a un accordo. Cesa, il principale azionista, che dalla spartizione dell’eredità democristiana ha ricevuto lo Scudocrociato, il simbolo, ha dichiarato: “Meglio rimettersi insieme invece di litigare. Dobbiamo ricomporre attorno a quel simbolo storico che ha fatto grande il Paese un grande centro democratico cristiano che rimetta al centro della politica la difesa dei valori dello Scudo crociato”. A Cesa manca il nome: Democrazia cristiana è di proprietà di Rotondi.
Rotondi è disponibile a cedere il nome per un progetto comune, certo non a farselo strappare. E dice: “Sono pronto a conferire i miei diritti sull’uso del nome a una nuova democrazia cristiana nella quale possano unitariamente riconoscersi tutti e chiedo all’onorevole Cesa di dare la stessa disponibilità sul simbolo dello scudo crociato”. E aggiunge Rotondi: “Da un male può nascere un bene, perché se c’è buona fede ciascuno può cedere una parte, sia io che Cesa che Cuffaro per un progetto politico”.
La Dc non dovrebbe dispiacere a Giorgia Meloni, che è alla ricerca del modo per ridimensionare Forza Italia. E un centro del centrodestra che sappia d’antico sarebbe di certo apprezzato. Nell’udienza di Avellino erano presenti molti piccoli eredi dc: “Tanti piccoli indiani”, soprannome coniato da Rotondi, che aggiunge “molti non li conosco neanche” . Per dire, quanto vitale è stata la Dc oltre la fine e quanti figli più o meno legittimi ha lasciato. Nella affollata casa degli eredi c’è quindi chi parla di “una nuova scatola giuridica nella quale convergano tutte le associazioni”. Cuffaro è prudente: “Dc? Non ci sono passi avanti. Al momento c’è solo la proposta di conciliazione del giudice. Ma basta cn gli egoismi, se ciascuno mette a disposizione una parte del suo patrimonio allora fare rinascere la Democrazia cristiana sarebbe una gran bella cosa”.