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Separazione carriere, Galoppi: “Riforma inefficace e sgangherata. Il loro obiettivo è svilirci”

Il giudice Claudio Maria Galoppi, segretario nazionale di Magistratura indipendente 

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Il giudice e segretario nazionale di Magistratura indipendente: “Noi una corrente di destra? Siamo portatori di una cultura giuridica liberale e garantista nell’esclusivo interesse dei cittadini”
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ROMA — «È una riforma sgangherata. Inefficace negli obiettivi, ipocrita nella sostanza».

Anche ipocrita, giudice Galoppi. Perché?

«Perché punta a svilire e colpire il ruolo della magistratura per il controllo di legalità che esercita».

Parole di un accalorato giudice comunista? Uno di quelli avversati da Meloni, Nordio e Salvini? Errore. È invece Claudio Maria Galoppi, 58 anni, il segretario nazionale di Magistratura indipendente, già consulente di Nordio oltre che della ministra Casellati, ad affidare a Repubblica una bocciatura tanto argomentata quanto radicale. Galoppi, 58 anni, già togato del Csm — nella stessa stagione horribilis di Luca Palamara e svariati soci – oggi è giudice in Corte di Appello di Milano.

Consigliere Galoppi, questa riform…

ROMA — «È una riforma sgangherata. Inefficace negli obiettivi, ipocrita nella sostanza».

Anche ipocrita, giudice Galoppi. Perché?

«Perché punta a svilire e colpire il ruolo della magistratura per il controllo di legalità che esercita».

Parole di un accalorato giudice comunista? Uno di quelli avversati da Meloni, Nordio e Salvini? Errore. È invece Claudio Maria Galoppi, 58 anni, il segretario nazionale di Magistratura indipendente, già consulente di Nordio oltre che della ministra Casellati, ad affidare a Repubblica una bocciatura tanto argomentata quanto radicale. Galoppi, 58 anni, già togato del Csm — nella stessa stagione horribilis di Luca Palamara e svariati soci – oggi è giudice in Corte di Appello di Milano.

Consigliere Galoppi, questa riforma è una bandiera della destra e una dedica a Berlusconi. Ma separare le carriere di pm e giudici, in concreto, migliorerà la giustizia?

«No. Perché questa riforma non affronta le questioni più importanti del sistema giustizia, che interessano davvero i cittadini e i loro diritti».

Quali, in cima?

«La riduzione dei tempi dei processi e la qualità della giustizia. E pensare che per avere risultati concreti basterebbe, senza riforme costituzionali, rendere stabili alcuni utili strumenti introdotti dal Pnrr che stanno dando buona prova».

Per esempio?

«Penso, ad esempio, alla stabilizzazione dell’ufficio del processo, che ha funzionato. E all’eliminazione del divieto di ultradecennalità, per cui dopo 10 anni un magistrato deve cambiar posto, cosa sbagliata — tranne che per i giudici fallimentari — perché vi sono settori, dalla pubblica amministrazione alla famiglia, in cui occorrono specializzazioni ed esperienza per decidere meglio».

Entriamo nel dettaglio della separazione. C’è chi dice che il ddl Nordio rafforzerà il potere del pubblico ministero, con il rischio di minori garanzie per il cittadino.

«Vedo anch’io questo pericolo: rendere i pm una corporazione autogestita e autoreferenziale, con inevitabile aumento di potere senza reali controlli».

Ma la riforma non nasce per smontare la supposta onnipotenza del pm?

«Infatti, paradossale ma è così: eterogenesi dei fini. Non mi pare un buon viatico per le garanzie dei cittadini».

Il ministro Nordio continua a ripetere che il pm non sarà sottomesso al potere politico. Ma questo controllo esiste in tutti gli altri sistemi in cui le due figure di magistrati sono separate, o no?

«Infatti non accadrà oggi, ma chissà domani: il rischio esiste, a fronte della configurazione dell’ufficio del pm come emerge dalla riforma».

In Mi siete quindi contrari anche al sorteggio dei membri in Csm?

«Assolutamente, perché il sorteggio è del tutto incompatibile con i principi di una democrazia liberale: la rappresentatività e la meritocrazia. Eliminare l’elettorato attivo dei magistrati significa svilire il governo autonomo della magistratura, in un’ottica di mortificazione punitiva».

Intanto Fi vuole salvare dal tiro a sorte i componenti laici.

«Introducendo una ingiustificata disparità tra laici e togati».

Scusi la franchezza. La corrente che lei coordina, Mi, è vicina alla destra, lei è stato consulente di Casellati, poi di Nordio. Avete spiegato che i motivi di contrarietà non erano solo delle toghe rosse?

«Altrettanto francamente, guardi. Magistratura indipendente non è un gruppo assimilabile a qualsivoglia formazione politica. È portatrice di una cultura giuridica liberale e garantista, nell’esclusivo interesse delle persone».

C’è chi sospetta che le vostre critiche al ddl Nordio siano legate alle imminenti elezioni dell’Anm.

«Chi pensa male non ci conosce. Nessuna delle nostre valutazioni è strumentale e opportunistica. Le nostre scelte e prese di posizioni lo dimostrano ogni giorno, anche perché siamo stati i primi, tra i gruppi associativi, a esprimere, fin dallo scorso maggio, forti critiche».

E se, come sembra, toccasse a voi la guida del sindacato delle toghe, continuerete la battaglia contro le riforme punitive del governo?

«Continueremo a difendere con la stessa determinazione i principi di autonomia e indipendenza della magistratura con coraggio e convinzione. E con il nostro stile. Che è fatto di apertura al dialogo».

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