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Da Roma a Bologna contro il ddl sicurezza. L’allerta del Viminale

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Oggi le manifestazioni. La linea del governo: “Non rispondere alle provocazioni”
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Roma — Parola d’ordine: contenimento. Minimizzare, tollerare, soprattutto non rispondere alle provocazioni. In un momento che più delicato non si può, con l’annunciato provvedimento del cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine, dal Viminale parte l’allerta per scongiurare il rischio che la nuova giornata di manifestazioni in tutta Italia si trasformi in un venerdì nero per l’ordine pubblico.

Massima fiducia nei questori a cui compete la gestione delle piazze ma dai comitati ordine e sicurezza delle città oggi interessate dalle manifestazioni indette contro il ddl sicurezza è venuta fuori una precisa indicazione: l’obiettivo è arrivare a sera senza incidenti. Dunque, attività di prevenzione già dalla mattina, controllo a distanza, marcamento stretto ma giù i manganelli finché possibile. A meno che, naturalmente, i gruppi antagonisti che si teme possano impadronirsi delle piazze non superino il limite o che i cortei si muovano verso obiettivi sensibili, sinagoghe, caserme, commi…

Roma — Parola d’ordine: contenimento. Minimizzare, tollerare, soprattutto non rispondere alle provocazioni. In un momento che più delicato non si può, con l’annunciato provvedimento del cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine, dal Viminale parte l’allerta per scongiurare il rischio che la nuova giornata di manifestazioni in tutta Italia si trasformi in un venerdì nero per l’ordine pubblico.

Massima fiducia nei questori a cui compete la gestione delle piazze ma dai comitati ordine e sicurezza delle città oggi interessate dalle manifestazioni indette contro il ddl sicurezza è venuta fuori una precisa indicazione: l’obiettivo è arrivare a sera senza incidenti. Dunque, attività di prevenzione già dalla mattina, controllo a distanza, marcamento stretto ma giù i manganelli finché possibile. A meno che, naturalmente, i gruppi antagonisti che si teme possano impadronirsi delle piazze non superino il limite o che i cortei si muovano verso obiettivi sensibili, sinagoghe, caserme, commissariati, mettendone a rischio la sicurezza.

Dopo gli scontri violenti di sabato scorso nei cortei per Ramy, a Roma e Bologna, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha raccomandato la massima attenzione a quelle che ritiene «aggressioni preparate, pregiudiziali, alle forze dell’ordine» da parte di centri sociali e gruppi antagonisti che prescindono dal tema della protesta.

Che oggi tocca proprio il cuore del dibattito politico di questi giorni il ddl sicurezza.

“Centomila luci contro il buio del regime”, lo slogan della mobilitazione nazionale organizzata da Amnesty international e dalla rete No ddl sicurezza in diverse città italiane. Occhi puntati in particolare sulle città teatro sabato scorso di scontri violenti: Roma, con appuntamento previsto alle 18 in Piazza Sant’Andrea della Valle, nei pressi di Palazzo Madama, e Bologna con raduno in Piazza Roosevelt e bis sabato con la preannunciata passeggiata della Rete dei patrioti. Migliaia di persone sono attese, contemporaneamente, in piazza Plebiscito a Napoli, Asti, Bergamo, La Spezia, Reggio Emilia e Pesaro per «fermare il ddl sicurezza». Fiaccole accese nella piazze al grido «Non abbiamo paura del buio, trasformiamo la paura in lotta» l’appello degli organizzatori.

L’istituzione delle zone rosse nelle principali città del Paese, i venti nuovi reati previsti dal disegno di legge sicurezza a cominciare dal blocco stradale o ferroviario, dalla resistenza passiva nelle carceri, l’aumento delle pene per resistenza a pubblico ufficiale e adesso il progetto di scudo penale per gli esponenti delle forze dell’ordine vengono visti come «un attacco al dissenso capace di avere un effetto deterrente sulla partecipazione a proteste pacifiche, mettendo così a rischio le libertà fondamentali di espressione e di riunione pacifica».

A preoccupare per la tenuta delle piazze di oggi c’è, per altro, la convergenza con la protesta dei collettivi universitari e delle associazioni studentesche che chiedono il ritiro dell’articolo 31 del ddl sicurezza, quello che amplia i poteri dei Servizi segreti prevedendo l’obbligo di collaborazione per amministrazioni, enti pubblici, aziende, atenei ed enti di ricerca anche in deroga alle normative sulla riservatezza. «Un gravissimo attacco all’autonomia degli atenei, della ricerca e del sapere. Un pericoloso intervento anticostituzionale che, se interpretato a piacimento, corre il rischio di compromettere la libertà sotto tutti i fronti delle componenti accademiche», dicono gli studenti dell’Udu annunciando la mobilitazione a fianco della Rete — no ddl sicurezza.

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