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Zaia, la zampata del Doge tra parure e prosecco: “Senza di noi si perde”

20/12/2024 Venezia. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, nel corso del tradizionale incontro di fine anno con la stampa (agf)

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A VicenzaOro il governatore con imprenditori e amministratori: “Il territorio ci premia”
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«Piacere, Frison Denis, segretario provinciale di Vicenza. Senza la Liga qui non passa nessuno». E giù l’elenco delle forze, con tono da colonnello sul campo di battaglia: «Solo in questa provincia abbiamo 24 sindaci, i nostri amministratori in Veneto sono 1.200». Un nutrito codazzo dei medesimi segue Luca Zaia in versione pr di sé stesso negli enormi e scintillanti padiglioni di VicenzaOro: fuori metal detector a vigilare, dentro il meglio dell’oreficeria locale e dei compratori globali, nell’aria un deciso profumo di revanche in salsa veneta.

L’uomo che fu, è e vuole essere ancora governatore si mette in posa tra le signore incantate della Fope Gioielli («Siamo tutte sue grandi fan») per farsi fotografare mentre regge la parure Luna, “con maglia bicolore e pavé di diamanti”: 33.080 euro la collana, 21.120 euro il bracciale. Risponde con una zampata a Maurizio Gasparri, quando gli chiedono appunto del suo futuro in Regione: «Mi sfamerò». Dribbla il prosecco per cui pure ha combattu…

«Piacere, Frison Denis, segretario provinciale di Vicenza. Senza la Liga qui non passa nessuno». E giù l’elenco delle forze, con tono da colonnello sul campo di battaglia: «Solo in questa provincia abbiamo 24 sindaci, i nostri amministratori in Veneto sono 1.200». Un nutrito codazzo dei medesimi segue Luca Zaia in versione pr di sé stesso negli enormi e scintillanti padiglioni di VicenzaOro: fuori metal detector a vigilare, dentro il meglio dell’oreficeria locale e dei compratori globali, nell’aria un deciso profumo di revanche in salsa veneta.

L’uomo che fu, è e vuole essere ancora governatore si mette in posa tra le signore incantate della Fope Gioielli («Siamo tutte sue grandi fan») per farsi fotografare mentre regge la parure Luna, “con maglia bicolore e pavé di diamanti”: 33.080 euro la collana, 21.120 euro il bracciale. Risponde con una zampata a Maurizio Gasparri, quando gli chiedono appunto del suo futuro in Regione: «Mi sfamerò». Dribbla il prosecco per cui pure ha combattuto tante battaglie, «un’acqua naturale, grazie», e per ora si accontenta di mangiare in piedi broccoli al vapore e pesce. Un saluto e un boccone, un sorso e una battuta in dialetto. Non è solo folklore. «Da cinque giorni Zaia è irriconoscibile — racconta chi ha occasione di incontrarlo spesso — . Eravamo abituati a vederlo curiale e invece adesso è scatenato». Scatenato sì, perché tratto il dado sulla questione del terzo mandato, pare essersi buttato alle spalle ogni esitazione e forse ogni prudenza. Lo ha fatto a inizio settimana, lo replica con ritmo quotidiano, spiegando anche qui che «alla fine il divieto di terzo mandato rischia di restare per me, per De Luca e per un centinaio di sindaci». Matteo Salvini al consiglio federale di giovedì lo ha infine sostenuto (e qui soddisfazione del governatore, ma una certa aria da “era ora”), però adesso la partita si gioca quasi tutta con gli alleati. Davvero per il Veneto si rischia di far saltare la maggioranza? Silenzio e braccia allargate.

In silenzio non sta la base della Lega o, meglio, della Liga, galvanizzata da questo improvviso scrollone, dietro il quale — ripetono tutti — non c’è da salvare la poltrona (Zaia per la verità usa una metonimia, figura retorica in cui invece del contenitore poltrona si cita il contenuto), ma si profila una questione di sopravvivenza. Ossia mostrare al mondo e a sé stessi che quel 30% abbondantissimo con cui Fratelli d’Italia ha più che doppiato i leghisti a casa loro nelle politiche del 2022 evaporerà nella prova delle amministrative. E bloccare gli appetiti del partito di Giorgia Meloni su quella macroregione — Veneto e Lombardia — che da sola fa quasi un terzo del Pil italiano. A costo di andare da soli alle elezioni, forti dei primi sondaggi fatti circolare che premierebbero con il 40% un campo larghissimo che dallo stesso Zaia arriva ad Azione, passando per indipendentisti e liste civiche ma dribblando appunto gli alleati romani.

«Anche io sono convinto che senza di noi non si vince. Abbiamo oltre 150 sindaci, migliaia di attivisti, una classe dirigente. Cavalli di razza che Forza Italia e Fratelli d’Italia semplicemente non hanno». Nicola Finco, 41 anni, dal 2024 sindaco di Bassano del Grappa, rappresenta il risultato vincente di un “esperimento” che la Lega ha fatto in questa cittadina di 40 mila abitanti e che adesso potrebbe anche ripetere se in Veneto Zaia dovesse correre da solo. «La sindaca uscente, che era proprio della Lega, è andata con Fratelli d’Italia che ha voluto correre in solitaria - racconta Finco — . Io ho fatto un’alleanza con Forza Italia, Nuova Dc e Italia Viva e lei non è passata nemmeno al ballottaggio. Poi, quando ho passato il primo turno sono stati loro di FdI a chiedere di correre insieme». Il mantra è sempre quello, il «territorio», che si riconosce solo in chi lo coltiva e che lo premia di conseguenza. Tanta sicurezza che il destino della regione sia sempre e solo leghista, viene però messa in discussione dal venticinquenne e un po’ desolato Jacopo Maltauro, «capogruppo della Lega in consiglio comunale a Vicenza. Anche se a dire il vero il gruppo non ce l’ho. Avevamo tre assessori uscenti, tra cui il vicesindaco, e sei consiglieri».

La parola allora a Giacomo Possamai, il sindaco del Pd che nel 2023, a 33 anni, ha sfrattato il centrodestra dal palazzo comunale. Conscio che il miracolo palladiano non si potrà ripetere a livello regionale spiega che la battaglia per un leghista in Veneto «è comprensibile, perché si tratta di un tema identitario, un po’ come i partiti autonomisti in Catalogna non accetterebbero mai di non proporre il loro candidato». E il Veneto che produce, che pure non è poco, che ne pensa? La questione del terzo mandato — racconta chi frequenta i consessi degli industriali — li lascia in sostanza indifferenti. Interessano problemi più concreti. «Per le nostre imprese si prospetta una fase molto delicata — spiega Paola Carron, nuova presidente di Confindustria Veneto Est, che significa oltre 5 mila aziende di Treviso, Padova, Venezia e Rovigo — . C’è la necessità di sostenerle negli investimenti e di rilanciare l’export», tanto che una delle sue prime iniziative è stata un gruppo d’acquisto per aiutare le piccole imprese a comprare energia a prezzi ridotti. E dunque, la richiesta è quella di «stabilità e di visione, per mettere a terra una politica industriale di lungo periodo. Oggi abbiamo una certa stabilità in Italia, la vorremmo anche in Veneto». Una stabilità che per ora non si vede. Il gioco sarà lungo. C’è chi ipotizza, come punto di caduta, uno scambio tra Zaia e Adolfo Urso: il primo al ministero delle Attività produttive, il secondo alla guida del Veneto, in ragione dei natali padovani. Ma potrebbero contare di più l’adolescenza siciliana e la maturità romana. «Urso? Se in Veneto lo conoscono è per averlo visto in televisione», chiosa Finco. Se Zaia non sarà, dicono a una sola voce i suoi, che sia un altro leghista come il sindaco di Treviso Mario Conte o il vicesegretario nazionale Alberto Stefani. Oltre non si va. «Con Zaia si vince, senza Zaia si perde», è il pronostico senza esitazioni di Frison.

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