AGRIGENTO — «Viviamo un tempo in cui tutto sembra comprimersi ed esaurirsi sull’istante del presente. In cui la tecnologia pretende, talvolta, di monopolizzare il pensiero piuttosto che porsi al servizio della conoscenza. La cultura, al contrario, è porsi al servizio della conoscenza». La cultura è apertura, osserva Sergio Mattarella alla cerimonia per Agrigento Capitale della Cultura. Il teatro Pirandello vibra di orgoglio isolano. La borghesia cittadina al gran completo. I sindaci col tricolore. È rispuntato Angelino Alfano che tutti vogliono baciare. Non piove. Scongiurato il rischio infiltrazioni. La festa può cominciare.
Il presidente invoca un «orizzonte ampio». Bisogna ribellarsi «a ogni compressione del nostro umanesimo». Dialogo, senso del futuro, voglia di contaminarsi. «È la vita». Ricorda che siamo figli di contaminazioni. «Agrigento è stata greca, romana, araba». La cultura non è mero culto delle vestigia del passato ma promozione di futuro. È comunità. Poi elogia la soli…
AGRIGENTO — «Viviamo un tempo in cui tutto sembra comprimersi ed esaurirsi sull’istante del presente. In cui la tecnologia pretende, talvolta, di monopolizzare il pensiero piuttosto che porsi al servizio della conoscenza. La cultura, al contrario, è porsi al servizio della conoscenza». La cultura è apertura, osserva Sergio Mattarella alla cerimonia per Agrigento Capitale della Cultura. Il teatro Pirandello vibra di orgoglio isolano. La borghesia cittadina al gran completo. I sindaci col tricolore. È rispuntato Angelino Alfano che tutti vogliono baciare. Non piove. Scongiurato il rischio infiltrazioni. La festa può cominciare.
Il presidente invoca un «orizzonte ampio». Bisogna ribellarsi «a ogni compressione del nostro umanesimo». Dialogo, senso del futuro, voglia di contaminarsi. «È la vita». Ricorda che siamo figli di contaminazioni. «Agrigento è stata greca, romana, araba». La cultura non è mero culto delle vestigia del passato ma promozione di futuro. È comunità. Poi elogia la solidarietà dei cittadini di Lampedusa («avanguardia della civiltà europea»), che è in provincia di Agrigento. Per l’ex sindaco dell’isola simbolo dell’accoglienza dei migranti, il pd Totò Martello, è stata dimenticata dal progetto, «chiederemo l’annessione a Palermo. E quindi c’è una polemica anche nel giorno del battesimo.
Cerimonia condotta da Beppe Convertini e Incoronata Boccia. Si parte con uno spot sentimentale, dove un vecchio invita un bambino a correre incontro alla vita: «Corrì, Peppì». L’attore Gianfranco Iannuzzo fa l’elogio della «terra mia». Il governatore Renato Schifani rimpalla le critiche facendo leva sull’identità: «Siamo fieri di essere siciliani». Il sindaco Francesco Micciché emozionato come un bambino: «Non conosco polemiche, saremo bravi». Il ministro alla Cultura Alessandro Giuli: «È la capitale mediterranea della cultura: un’occasione da non fallire». La vecchia Akragas sarà all’altezza? È la prima volta di una capitale retta da un governo di centrodestra.
Mattarella sprona chi ricopre responsabilità pubbliche: «Le inestimabili risorse rischiano di deperire senza cura adeguata». Una garbata tirata d’orecchi a chi dissipa un patrimonio. Fa l’elogio delle periferie. «Le metropoli, mete di turismo crescente, non sono i soli centri di gravità. Le periferie sono anch’esse motori di cultura e di progettualità. La ricchezza del nostro Paese sta nella sua pluralità. Nella sua bellezza molteplice». La periferia di Agrigento comincia dalle vie di comunicazione: per raggiungerla da Palermo, in treno o in auto, ci vogliono due ore abbondanti.
C’è poi un terzo elemento. Quello della tutela ambientale. «Un nuovo sviluppo che potrà essere veramente tale solo se sarà sostenibile sul piano ambientale e sociale». Va poi rigenerata la coesione: invita all’unità, a procedere insieme. «Lo richiede il ricordo dei morti delle guerre che insanguinano l’Europa, il Mediterraneo e altre regioni del pianeta. Lo impongono le tragiche violazioni dei diritti umani che cancellano la dignità e la vita stessa. Le disuguaglianze crescenti».
Ancora una volta Mattarella ha offerto una visione. Nel piccolo teatro finisce con un’ovazione finale, tutti in piedi, gli gridano «viva il nostro presidente», c’è la fierezza per un siciliano al Quirinale, poi il corteo presidenziale riparte sulle strade di fresco asfaltate grazie al finanziamento (mezzo milione di euro) concesso dal governatore Schifani nell’ultimo giorno utile. In fondo, a modo suo, la Sicilia è sempre stupor mundi.