Meloni vola da Trump, unica premier in Europa: “Lavoriamo a un incontro”
di Lorenzo De CiccoROMA — Obiettivo: bruciare gli altri leader sul tempo. Strappare un faccia a faccia, seppur breve, con Donald Trump formalmente in charge, non solo presidente eletto. E dunque sorpassare Keir Starmer, il primo ministro britannico che da tradizione viene ricevuto per primo dal plenipotenziario della Casa Bianca a inizio mandato e che domani nemmeno è stato invitato. Giorgia Meloni prova a incunearsi nelle nuove, volubili geometrie del potere trumpiano. È con questo spirito che partirà, probabilmente già nel pomeriggio di oggi, alla volta di Washington. Tra 24 ore si accomoderà nella rotonda del Campidoglio, per l’inauguration day. Cerimonia al chiuso, causa temperature ghiacciate. La premier sarà l’unica governante europea all’insediamento, se anche Viktor Orbàn alla fine darà forfait, come sostengono da giorni nel suo entourage. Non è solo una foto sugli spalti quello a cui mira la leader della destra italiana. «Credo che ci sarà un rapido colloquio col presidente Trump, ci si sta lav…
ROMA — Obiettivo: bruciare gli altri leader sul tempo. Strappare un faccia a faccia, seppur breve, con Donald Trump formalmente in charge, non solo presidente eletto. E dunque sorpassare Keir Starmer, il primo ministro britannico che da tradizione viene ricevuto per primo dal plenipotenziario della Casa Bianca a inizio mandato e che domani nemmeno è stato invitato. Giorgia Meloni prova a incunearsi nelle nuove, volubili geometrie del potere trumpiano. È con questo spirito che partirà, probabilmente già nel pomeriggio di oggi, alla volta di Washington. Tra 24 ore si accomoderà nella rotonda del Campidoglio, per l’inauguration day. Cerimonia al chiuso, causa temperature ghiacciate. La premier sarà l’unica governante europea all’insediamento, se anche Viktor Orbàn alla fine darà forfait, come sostengono da giorni nel suo entourage. Non è solo una foto sugli spalti quello a cui mira la leader della destra italiana. «Credo che ci sarà un rapido colloquio col presidente Trump, ci si sta lavorando», confida Andrea Di Giuseppe, deputato di FdI vicino al trumpismo, tanto da passare la notte elettorale del 5 novembre in Florida. Anche se, secondo Di Giuseppe, canale di collegamento tra i “Fratelli” e la galassia Maga, «è più probabile che sia prima della cerimonia che dopo», perché il presidente dovrà firmare subito una batteria di ordini esecutivi.
Meloni comunque ci spera, in una chiacchierata con Trump in carica. Pure con Elon Musk è probabile un lesto rendez-vous. Ieri mattina la premier ha sentito il vice Antonio Tajani, per informarlo della trasferta americana, tenuta in sospeso fino a venerdì notte, in un turbinio di rimuginamenti, tra equilibri con Bruxelles da preservare e grane al governo, vedi alla voce Santanchè. Alla fine, il ministro degli Esteri è stato messo a parte delle intenzioni di Meloni poco prima che Palazzo Chigi rendesse la visita ufficiale, diffondendo un’agenda che porterà la presidente del consiglio nelle prossime due settimane anche in Arabia Saudita, Barhein e Serbia .L’altro vice, Matteo Salvini, era stato messo al corrente della scelta già da qualche giorno. Non fosse andata Meloni, il leghista avrebbe potuto montare sul primo aereo e rappresentare il governo italiano. Ci teneva, non è andata così. Meloni non ha certo voglia di regalare un palco di questo calibro al socio-rivale nella contesa a destra.
È la prima volta, almeno nella seconda repubblica, che un premier italiano partecipa all’insediamento di un capo Usa. Meloni ha tergiversato fino all’ultimo, sulla sua presenza. Non si è sbilanciata durante la conferenza stampa del 9 gennaio a Montecitorio, a domande dirette dei cronisti. Ha fatto informalmente smentire le indiscrezioni della stampa americana, che ancora venerdì mattina la davano tra i presenti. E ha confermato solo nella notte la trasferta. Perché tanta ritrosia? L’invito di Trump era arci noto da settimane. Nella cerchia della premier, c’è chi sostiene che Meloni abbia voluto raccordarsi con Ursula von der Leyen, che da presidente della Commissione non è stata invitata al di là dell’Atlantico, per non far passare come uno sgarbo il suo volo oltreoceano.
Insieme a Meloni, ci sarà una folta delegazione di FdI. Almeno tre deputati della fiamma: Di Giuseppe, ma anche Antonio Giordano, in qualità di segretario generale dei Conservatori, e Carlo Fidanza, europarlamentare dei Fratelli e vicepresidente esecutivo della famiglia sovranista europea. In quota Ecr, sbarcheranno dall’altro lato dell’Atlantico anche il neo-leader Mateusz Morawiecki, ex premier polacco che cinque giorni fa ha rimpiazzato Meloni, poi Marion Marechal, nipote di Marine Le Pen, e l’altro vice George Simion, leader dell’ultra destra di Bucarest con la sua formazione “Alleanza per l’unione dei romeni”. «Era un’opportunità che non potevamo rifiutare, gli Usa sono un partner strategico — spiega a Repubblica Simion — Accolgo con favore la partecipazione di Meloni, può rendere le relazioni fra Usa e Ue più forti».