BRUXELLES — «Finché i Paesi Ue saranno uniti, saranno rispettati nel mondo e anche dagli Stati Uniti. Se saranno divisi, nessuno ci prenderà sul serio. Questa è l’ultima chiamata all’azione: dobbiamo agire comunque, ma quello che accade a Washington lunedì accelererà i nostri sforzi». Il candidato della Cdu alla Cancelleria tedesca, Friedrich Merz, non poteva essere più chiaro. Soprattutto non poteva essere più esplicito nel prendere atto che nell’Unione europea l’insediamento di Donald Trump sta diventando un vero e proprio incubo. Le mosse del presidente americano, infatti, sono ormai l’unico vero oggetto di discussione a Bruxelles. E la presenza di Giorgia Meloni all’Inauguration Day una scelta che desta più di un allarme e molti sospetti.
Mercoledì scorso, ad esempio, a margine della riunione della Commissione molti dei suoi componenti si sono interrogati sul tycoon statunitense e sul timore che tra i suoi obiettivi prioritari ci sia proprio la disarticolazione dell’Unione. Confer…
BRUXELLES — «Finché i Paesi Ue saranno uniti, saranno rispettati nel mondo e anche dagli Stati Uniti. Se saranno divisi, nessuno ci prenderà sul serio. Questa è l’ultima chiamata all’azione: dobbiamo agire comunque, ma quello che accade a Washington lunedì accelererà i nostri sforzi». Il candidato della Cdu alla Cancelleria tedesca, Friedrich Merz, non poteva essere più chiaro. Soprattutto non poteva essere più esplicito nel prendere atto che nell’Unione europea l’insediamento di Donald Trump sta diventando un vero e proprio incubo. Le mosse del presidente americano, infatti, sono ormai l’unico vero oggetto di discussione a Bruxelles. E la presenza di Giorgia Meloni all’Inauguration Day una scelta che desta più di un allarme e molti sospetti.
Mercoledì scorso, ad esempio, a margine della riunione della Commissione molti dei suoi componenti si sono interrogati sul tycoon statunitense e sul timore che tra i suoi obiettivi prioritari ci sia proprio la disarticolazione dell’Unione. Confermata dalla scelta di non invitare alla cerimonia di insediamento nessuno dei rappresentanti delle istituzioni comunitarie (von der Leyen, Costa e Metsola) facendo invece recapitare il biglietto di ingresso ai soli Meloni e Orbán (il premier ungherese ha poi rinunciato al viaggio a Washington) tra i leader del Vecchio Continente.
Tra gli uffici di vertice di Bruxelles, dunque, la discussione si concentra su tre temi: i dazi, il ruolo di Musk e la guerra in Ucraina. «Chiunque comprometta il commercio equo con dazi nazionalistici, prezzi ingiusti o inosservanza delle norme a spese degli europei — si legge nel documento approvato ieri dal Ppe — dovrà affrontare la risposta contraria dell’Europa». La stessa Commissione ha fatto sapere di essere pronta a «difendere i nostri legittimi interessi». Ma il vero punto dolente riguarda la probabile scelta della nuova amministrazione americana di non imporre dazi a tutta l’Ue ma di selezionare i Paesi e i prodotti da colpire. Discriminare per dividere. E per questo il volo della presidente del consiglio ha iniziato a suscitare più di una perplessità. Rappresenta la prima crepa nell’unità europea.
Il secondo punto è il ruolo di Musk. Le sue invasioni di campo, ad esempio nella campagna elettorale in Germania a favore dei neonazisti di Afd, stanno trasformando il multimiliardario in una emergenza democratica. «La nostra Unione — ha detto la capogruppo di S&D al Parlamento europeo, Iratxe Garcia Perez — dispone di meccanismi per difendere la democrazia e proteggere i cittadini da coloro che vogliono ostacolarla e distruggerla, come personaggi del calibro di Elon Musk». Con una lettera alla presidenza della Commissione, una quarantina di eurodeputati hanno posto questa medesima esigenza. «Il punto — osserva Sandro Gozi, esponente di Renew molto vicino al presidente francese Macron — è che Musk unisce potere finanziario, potere digitale e ora anche potere politico. È un problema democratico». E anche in questo caso non sono passate inosservate le relazioni tra Meloni e l’uomo di Tesla: «È il segreto di Pulcinella — dice ancora Gozi — che negli accordi con il governo italiano c’è anche SpaceX a discapito del sistema satellitare dell’Ue in costruzione». A confermare che è ormai scattato l’allarme ai piani alti dell’Unione, ci pensa il capo dell’ultradestra olandese, Geert Wilders: «A Bruxelles sono in rivolta perché Elon Musk ha dialogato su X con la leader dell’AfD, Alice Weidel».
Il terzo fattore è l’Ucraina. Nella Commissione e in molte Cancellerie europee, tra cui quelle di Francia, Polonia e quella futura della Germania (a meno che non si affermi appunto l’Afd) sta sempre più emergendo l’idea che Trump favorisca una “pace ingiusta”. Cioè sbilanciata verso Putin. A quel punto per l’Europa si porrà il più grande dei dilemmi: accettarla o respingerla. Nel primo caso verrebbe smentita la linea seguita negli ultimi due anni e la presenza russa ai confini dell’Unione diventerebbe ancora più incombente e minacciosa. Una figuraccia per quasi tutti i capi di Stato e di governo europei. In caso contrario, gli alleati europei sarebbero chiamati a farsi carico da soli del sostegno a Kiev. Ne sarebbero in grado? Probabilmente no. Un bel grattacapo. Di certo, seppure ammaccati, né il presidente francese né il nuovo cancelliere tedesco accetteranno la mediazione della premier italiana nei rapporti con Trump. L’inquilino dell’Eliseo ritiene di conoscere meglio il nuovo “commander in chief” e da qualche giorno ha cominciato a raccontare un episodio che lo ha colpito in occasione dell’inaugurazione della cattedrale restaurata di Notre Dame a Parigi: il tycoon inizialmente non aveva riconosciuto Giorgia Meloni.