ROMA — «Se va Giorgia, io non posso andare, sarebbe uno sgarbo». Con ritrovata galanteria istituzionale, Matteo Salvini ha giustificato così la mancata visita negli Stati Uniti, all’inauguration day, parlando coi colonnelli leghisti nelle ultime ore. A Washington il capo del Carroccio non ci sarà, ma continua a sperare in una stretta di mano col suo politico-modello nella prima metà del 2025. «Vedrete, sarà una visita politica, non di rappresentanza», sostiene un big di via Bellerio, consapevole che sul piano delle relazioni tra governi Trump, anche solo per rispettare il cerimoniale, terrà rapporti soltanto con Giorgia Meloni. Detto in altri termini: un presidente Usa non può incontrare un vicepremier.
Viene da chiedersi: resta l’amaro in bocca a Salvini, che da due mesi indossa cravattoni rossi stile tycoon, che all’epoca del Covid sfoggiava mascherine brandizzate «Trump 2020», che ha sostenuto The Donald dall’inizio della campagna presidenziale del 2024 mentre Meloni, da inquilina …
ROMA — «Se va Giorgia, io non posso andare, sarebbe uno sgarbo». Con ritrovata galanteria istituzionale, Matteo Salvini ha giustificato così la mancata visita negli Stati Uniti, all’inauguration day, parlando coi colonnelli leghisti nelle ultime ore. A Washington il capo del Carroccio non ci sarà, ma continua a sperare in una stretta di mano col suo politico-modello nella prima metà del 2025. «Vedrete, sarà una visita politica, non di rappresentanza», sostiene un big di via Bellerio, consapevole che sul piano delle relazioni tra governi Trump, anche solo per rispettare il cerimoniale, terrà rapporti soltanto con Giorgia Meloni. Detto in altri termini: un presidente Usa non può incontrare un vicepremier.
Viene da chiedersi: resta l’amaro in bocca a Salvini, che da due mesi indossa cravattoni rossi stile tycoon, che all’epoca del Covid sfoggiava mascherine brandizzate «Trump 2020», che ha sostenuto The Donald dall’inizio della campagna presidenziale del 2024 mentre Meloni, da inquilina di Palazzo Chigi, tergiversava con l’amministrazione uscente democratica e teneva il piede in due scarpe? Probabilmente sì, ammette qualcuno nella sua cerchia. Anche perché, appunto, al contrario di FdI «la Lega è sempre stata dalla parte giusta». Salvini aveva annunciato un imminente viaggio negli Usa, per incontrare Trump, subito, all’indomani del voto del 5 novembre. «Entro l’anno». Il 2024 è finito e la scadenza era stata rimandata al 20 gennaio, la data dell’insediamento. Invece niente.
Secondo fonti italiane negli Usa, Salvini nemmeno è stato invitato, perché appunto a nome del governo la “convocazione” ha riguardato la presidente del consiglio. Solo se fosse saltata la visita della premier, Salvini avrebbe avuto chance. Invece da giorni aveva saputo che la leader di FdI sarebbe andata. È stata invitata la Lega, sì, ma non da sola, bensì nel gruppone dei Patrioti, l’eurofamiglia di Viktor Orbán e di Marine Le Pen. Dunque alla fine, ha fatto sapere ieri il Carroccio, all’insediamento ci sarà un rappresentante leghista, il capodelegazione in Ue, Paolo Borchia, insieme agli altri sovranisti. Non si accomoderà sugli spalti Roberto Vannacci, «impegnato a Strasburgo», così racconta il generale.
In una nota diffusa dalla Lega, Salvini ha sostenuto di avere «scelto» di non imbarcarsi per Washington per seguire «quanto sta emergendo sul fronte-ferrovie dopo l’esposto del gruppo Fs e la denuncia per attentato ai trasporti» nel Padovano. E comunque «confida di potersi recare negli Stati Uniti il prima possibile».
Prima dovrà affrontare comunque la partita del congresso, nell’aria per fine marzo, con un pezzo di partito che da mesi mugugna per la questione settentrionale trascurata e il terzo mandato. Per accelerare, il segretario potrebbe consentire di arrivare all’assise nazionale anche senza procedere prima con i congressi regionali nei tanti avamposti commissariati del centro-sud, dalla Sicilia alla Campania. Verrebbero nominati solo i delegati, tutti iper salviniani, senza voti sulle leadership locali. Una mossa per blindarsi, per salvare il posto a Roma, sognando Washington. O Mar-a-Lago.