Assemblea congressuale conclusa, seconda votazione per detronizzare Beppe Grillo fatta, feste natalizie superate, ora finalmente per i gruppi parlamentari arriva la ciccia tanto attesa. Per meglio dire, attesa da anni, da quando informalmente gli fu promessa da Giuseppe Conte, e invece le Politiche del 2022 tagliarono le gambe a tanti. Comunque, oggi al Consiglio nazionale del M5S il presidente dovrebbe presentare una proposta di superamento del tetto dei due mandati. Non un via libera definitivo al terzo mandato («altrimenti fra un po' si apre la discussione sul quarto...», riflette cinicamente un parlamentare) ma un sistema che possa garantire il rientro o il proseguimento di carriera per chi adesso è arrivato al capolinea; ma salvaguardando il principio anti-carrierista del Movimento. Facile a dirsi, complessissimo a farsi.
La proposta di modificare la regola attuale relativa al limite dei mandati elettivi era stata votata con il 72 per cento di sì dalla base durante la fase costit…
Assemblea congressuale conclusa, seconda votazione per detronizzare Beppe Grillo fatta, feste natalizie superate, ora finalmente per i gruppi parlamentari arriva la ciccia tanto attesa. Per meglio dire, attesa da anni, da quando informalmente gli fu promessa da Giuseppe Conte, e invece le Politiche del 2022 tagliarono le gambe a tanti. Comunque, oggi al Consiglio nazionale del M5S il presidente dovrebbe presentare una proposta di superamento del tetto dei due mandati. Non un via libera definitivo al terzo mandato («altrimenti fra un po' si apre la discussione sul quarto...», riflette cinicamente un parlamentare) ma un sistema che possa garantire il rientro o il proseguimento di carriera per chi adesso è arrivato al capolinea; ma salvaguardando il principio anti-carrierista del Movimento. Facile a dirsi, complessissimo a farsi.
La proposta di modificare la regola attuale relativa al limite dei mandati elettivi era stata votata con il 72 per cento di sì dalla base durante la fase costituente, e sul come farlo le tre opzioni più gettonate erano state: la deroga per candidature a sindaco o presidente di Regione (79 per cento); deroghe generali da sottoporre al voto assembleare (75 per cento) e la ricandidatura dopo cinque anni di "pausa" (71 per cento). Indicazioni non vincolanti per Conte, ma che ovviamente tracciano dei criteri abbastanza chiari.
Arrivare a una sintesi è insomma la missione odierna. Le deroghe in sé, seppur da far vidimare da un voto online, rappresenterebbero un potere discrezionale molto forte in mano a Conte e per questo non sono viste di buon occhio dai gruppi parlamentari. Lo stop dei cinque anni piace alle vecchie glorie - e non sono poche: da Roberto Fico a Paola Taverna, da Alfonso Bonafede a Stefano Buffagni - e un po' meno a chi è adesso al secondo mandato, che quindi dovrebbe prepararsi al limbo. Non è detto che sul tavolo, al di là della proposta di Conte, non arrivi qualche altro disegno di riforma presentato da altri componenti del Consiglio.
Intanto domani alla Camera, giunti a metà legislatura, è previsto l'avvicendamento alla guida del gruppo. Francesco Silvestri lascia il posto a Riccardo Ricciardi, che è anche uno dei cinque vicepresidenti del M5S. Dopo la fase costituente il tanto atteso rilancio, va detto, non sembra esserci stato: nei sondaggi i 5 Stelle sono inchiodati sull'11-12 per cento e l'iniziativa politica, al momento, è ancora tutta centrata sulla figura di Conte.