È il giorno dell’ultimo esame, in Consulta, per i sei referendum che chiedono di ridisegnare un altro volto di Paese. Politica e cittadini con gli occhi puntati alla Corte Costituzionale. Che, verosimilmente tra stasera e domani, deciderà sull’ammissibilità definitiva dei quesiti che infiammano il dibattito politico e incidono su tre grandi temi: Autonomia differenziata targata Lega, lavoro e diritto alla cittadinanza. In questa tornata, la sinistra italiana, con sindacati e buona parte dell’opposizione chiedono l’abrogazione di contestate norme, per la cui cancellazione sono state raccolte la cifra record di oltre 6 milioni di firme in poche settimane (e sulla cui regolarità e conformità si è espressa in via definitiva la Cassazione, lo scorso 12 dicembre). Se arrivasse il sì dei giudici, si voterebbe tra aprile e giugno.
È il giorno dell’ultimo esame, in Consulta, per i sei referendum che chiedono di ridisegnare un altro volto di Paese. Politica e cittadini con gli occhi puntati alla Corte Costituzionale. Che, verosimilmente tra stasera e domani, deciderà sull’ammissibilità definitiva dei quesiti che infiammano il dibattito politico e incidono su tre grandi temi: Autonomia differenziata targata Lega, lavoro e diritto alla cittadinanza. In questa tornata, la sinistra italiana, con sindacati e buona parte dell’opposizione chiedono l’abrogazione di contestate norme, per la cui cancellazione sono state raccolte la cifra record di oltre 6 milioni di firme in poche settimane (e sulla cui regolarità e conformità si è espressa in via definitiva la Cassazione, lo scorso 12 dicembre). Se arrivasse il sì dei giudici, si voterebbe tra aprile e giugno.
Che cosa c’è in gioco? Si parte appunto dalla richiesta di cancellare il regionalismo radicale voluto da Calderoli e governo Meloni (una legge già in gran parte demolita dalla Corte), forse la più attesa tra le richieste al vaglio della Consulta per le sue implicazioni politiche e sociali, richiesta fortemente sostenuta dal Pd e da autorevoli giuristi, insieme alle opposizioni, che avevano raccolto un milione e trecentomila firme, tra adesioni cartacee e on line.
Gli altri quesiti, attraverso la cancellazione di alcune norme, chiedono: il dimezzamento dei tempi per l’acquisizione della cittadinanza italiana, da 10 a 5 anni di residenza in Italia, battaglia portata avanti in particolare da + Europa; la sicurezza sugli infortuni nei cantieri di cui dovrebbero rispondere anche aziende appaltatrici e subappaltatrici; il ripristino di tutele e garanzie sul lavoro oggi eliminate dal Jobs Act, la durata massima del contratto di lavoro subordinato ea condizioni. Quattro dei sei quesiti formano infatti il pacchetto per “un lavoro stabile, tutelato e sicuro”, promossi su mobilitazione della Cgil, e puntano infatti a demolire Jobs Act e leggi affini. Si parla di disposizioni per cui, ad esempio, chi subisce un licenziamento, anche se quest’ultimo si rivelasse illegittimo, non avrebbe diritto all’obbligo di reintegro, ma solo ad un risarcimento.
Perché c’è il nodo sull’Autonomia?
Nel concedere o negare l’ammissibilità, la Corte dovrà innanzitutto valutare la chiarezza dei quesiti, la loro coerenza rispetto alla norma che si intende abrogare, e non ultima, la possibilità che i cittadini scelgano in maniera consapevole. Dovranno decidere evitando - questa è sempre la stessa polare della Consulta - sia l’eccesso di maglie restrittive che soffocherebbero l’intento inclusivo e democratico legato all’istituto della consultazione; sia il rischio di una torsione plebiscitaria, visto che il referendum, come previsto dalla nostra Costituzione, non chiede generiche prese di posizione su una materia o su una legge, ma la puntuale indicazione di norme da sopprimere.
La premessa spinge a ritenere che il nodo più intricato potrebbe riguardare la decisione sull’Autonomia, ovvero: il quesito per l’abrogazione totale del disegno leghista regge ancora dopo la sentenza della stessa Consulta che, a novembre, ha fatto cadere una pesante scure sulla Calderoli e resta solida la domanda di affondare definitivamente la legge? Oppure, ha perso la sua efficacia, essendo così radicalmente mutata la strada per l’Autonomia che la Corte ha indicato al Parlamento? Più facile potrebbe apparire invece, almeno nell’impostazione, il percorso degli altri quesiti verso l’ammissibilità.
Il plenum al minimo
Tutte le materie, in ogni caso, dovrebbero essere state già sviscerate separatamente dai giudici relatori e si prevede che il verdetto, attesa l’imprevedibilità dei tempi del confronto tra i giudici, non dovrebbe farsi attendere troppo. La Corte Costituzionale oggi darà quindi la parola, per l’ultima volta, ai comitati promotori, con i rispettivi avvocati. Poi si riunisce in camera di consiglio – e lo fa con plenum ridotto al lumicino. Al tavolo solo 11 giudici invece di 15, per l’elezione dei quattro colleghi bisognerà attendere giovedì, data in cui è fissata l’ennesima convocazione del Parlamento in seduta comune.