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“Simpatia per i cattolici impegnati in politica”, la benedizione di Zuppi

(ansa)

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Dopo i raduni centristi di Milano e Orvieto interviene il presidente della Cei: “Giusti gli sforzi. Importante che seguano la dottrina sociale della Chiesa”
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Dal battesimo alla benedizione. A luglio il cardinale Matteo Zuppi ha accompagnato il rilancio del cattolicesimo democratico in occasione della Settimana sociale di Trieste. Se il presidente della Conferenza episcopale italiana è stato il celebrante, i testimoni d’eccezione sono stati papa Francesco («Nel mondo di oggi la democrazia, diciamo la verità, non gode di buona salute») e Sergio Mattarella («La democrazia non è mai conquistata per sempre»). Ieri, a valle di un fine settimana che ha visto i cattolici tornare a farsi sentire sulla scena pubblica, a Orvieto e a Milano, Zuppi ha messo il suo timbro. «Guardiamo con simpatia», ha detto aprendo il “parlamentino” dei vescovi italiani, «agli sforzi per una rinnovata presenza dei cristiani nella vita politica del Paese e, mi auguro, dell’Europa, a partire dalla Settimana sociale di Trieste. È importante che ciò avvenga nel tracciato della Dottrina sociale della Chiesa», ha precisato, «nella pur legittima pluralità di espressioni politi…

Dal battesimo alla benedizione. A luglio il cardinale Matteo Zuppi ha accompagnato il rilancio del cattolicesimo democratico in occasione della Settimana sociale di Trieste. Se il presidente della Conferenza episcopale italiana è stato il celebrante, i testimoni d’eccezione sono stati papa Francesco («Nel mondo di oggi la democrazia, diciamo la verità, non gode di buona salute») e Sergio Mattarella («La democrazia non è mai conquistata per sempre»). Ieri, a valle di un fine settimana che ha visto i cattolici tornare a farsi sentire sulla scena pubblica, a Orvieto e a Milano, Zuppi ha messo il suo timbro. «Guardiamo con simpatia», ha detto aprendo il “parlamentino” dei vescovi italiani, «agli sforzi per una rinnovata presenza dei cristiani nella vita politica del Paese e, mi auguro, dell’Europa, a partire dalla Settimana sociale di Trieste. È importante che ciò avvenga nel tracciato della Dottrina sociale della Chiesa», ha precisato, «nella pur legittima pluralità di espressioni politiche».

Un cambio di passo

L’incontro di luglio, in effetti, ha segnato un cambio di passo. A Trieste si è manifestato senza timidezze l’orgoglio catto-dem, la preoccupazione per la crisi della democrazia, l’insofferenza per le derive populiste. Si sono dati appuntamento un centinaio di amministratori locali, schieramenti diversi ma comune retroterra nell’associazionismo cattolico, che torneranno a vedersi a Roma a febbraio. «La Chiesa parla perché è libera e ha uno sguardo amorevole e benevolo verso ciascuno», disse Zuppi, fresco di critiche al governo su autonomia differenziata e premierato: «Di tutti è amica e preoccupata, nessuno è per lei nemico».

Dopo Milano e Orvieto

Ora l’arcivescovo di Bologna benedice, senza fare nomi e cognomi, gli incontri del fine settimana appena trascorso, i cattolici democratici a Milano con Ernesto Maria Ruffini e Romano Prodi, e i riformisti di Libertà Eguale a Orvieto con Paolo Gentiloni. Il dibattito è ancora in pieno svolgimento. Se a Trieste è emersa la nostalgia di una casa comune, sì, ma non per forza centrista, «il centro ha senso se è fuori dal Pd», ha detto ieri Matteo Renzi: «Schlein ha dato nuova linfa al Pd, ma lo ha trasformato in un partito molto più di sinistra rispetto a Veltroni o al sottoscritto. E questo ‘scopre’ il lato più centrista». La pensa diversamente Lorenzo Guerini, presente sia a Milano che a Orvieto, per il quale, in assenza di elezioni fino ad ottobre, questo è il «momento propizio» per «rafforzare e definire maggiormente l’offerta dell’alternativa alla destra, che per me – dice – non può che essere quella di un nuovo centrosinistra».

Europa e pace

Il presidente della Cei vola alto. «Mi piacerebbe», afferma, «che il Giubileo ci spronasse a fare programmi creativi e stabili per quanti vivono difficoltà, anche in collaborazione con quanti condividono la nostra stessa sensibilità». Per Zuppi, che peraltro la scorsa settimana ha partecipato con il segretario di Forza Italia Antonio Tajani a un convegno ospitato dall’ambasciata italiana presso la Santa Sede, «il Giubileo coincide con l’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, dalla cui tragedia nacque la scelta di immaginare la pace costruendo l’Europa i cui principi fondativi vanno difesi e rilanciati».

Linea critica sui migranti

In casa Cei non c’è nostalgia di un partito cattolico, tantomeno con l’attuale legge elettorale. Ma sui principi non si transige, anche al costo di tornare a criticare il governo Meloni. «Nonostante la riduzione degli sbarchi», ha detto Zuppi, «rimane elevato il numero di vittime di naufragio. È evidente la necessità di non indebolire la cultura dei diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati, offrendo regole di diritti e doveri sicuri, flussi e canali che permettano l’ingresso dei necessari lavoratori, che non sono mai solo braccia, ma persone che richiedono politiche lungimiranti di integrazione». Anche questo è cattolicesimo democratico.

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