La vigilia, attraversata da scetticismi paralleli, non fa ben sperare. Elezione dei quattro giudici costituzionali ancora al palo, anche domani? Sembrerebbe di sì. Restano definiti i soliti due nomi di candidati “blindati” da inviare a palazzo della Consulta: Francesco Saverio Marini, quota FdI, il professore scelto da Meloni che in lui ha avuto il consulente giuridico del premierato, Massimo Luciani, l’avvocato accademico dei Lincei, già avversario dell’autonomia differenziata nei ricorsi vinti alla Consulta, in quota Pd. Mancano gli altri due profili: il giudice che toccherebbe esprimere a FI, che ha valutato il nome dell’avvocato Andrea Di Porto e non intende cedere per ora su quello di Gabriella Sandulli Palmieri, stimatissima avvocato generale ma considerata “contiana”; e il nome di una giurista-donna da condividere tra destra e sinistra: o Luisa Corazza (vicina al Pd), o Valeria Mastroiacovo (di destra).
Si vota domani, alle 11, Parlamento convocato in seduta comune. Lo s…
La vigilia, attraversata da scetticismi paralleli, non fa ben sperare. Elezione dei quattro giudici costituzionali ancora al palo, anche domani? Sembrerebbe di sì. Restano definiti i soliti due nomi di candidati “blindati” da inviare a palazzo della Consulta: Francesco Saverio Marini, quota FdI, il professore scelto da Meloni che in lui ha avuto il consulente giuridico del premierato, Massimo Luciani, l’avvocato accademico dei Lincei, già avversario dell’autonomia differenziata nei ricorsi vinti alla Consulta, in quota Pd. Mancano gli altri due profili: il giudice che toccherebbe esprimere a FI, che ha valutato il nome dell’avvocato Andrea Di Porto e non intende cedere per ora su quello di Gabriella Sandulli Palmieri, stimatissima avvocato generale ma considerata “contiana”; e il nome di una giurista-donna da condividere tra destra e sinistra: o Luisa Corazza (vicina al Pd), o Valeria Mastroiacovo (di destra).
Si vota domani, alle 11, Parlamento convocato in seduta comune. Lo stesso neo- presidente della Consulta, Giovanni Amoroso, ha chiesto, nella sobrietà dei toni, che il Parlamento compia il suo dovere: «C’è da augurarsi che ci sia l’elezione dei giudici mancanti. L’auspicio è che avvenga quanto prima».
Ma se serpeggia la convinzione di un ennesimo flop, è soprattutto per i veti incrociati che riguardano l’altra, non meno importante partita, tra gli stessi giocatori: azzurri e Pd. Retroscena di una sola parola: Rai.
Se le opposizioni si arroccano sul dossier di Viale Mazzini, che proprio oggi, nel voto in Vigilanza promette di risolversi nell’ennesima fumata nera per l’elezione di Simona Agnes (a cui Antonio Tajani tiene molto), si bloccano anche le pressioni dem sui giudici costituzionali.
Quello di domani insomma, sui giudici della Consulta, sarà il quattordicesimo scrutinio, da quando si vota per sostituire l’ex presidente della Consulta Silvana Sciarra – poi a dicembre sono andati via anche Augusto Barbera ed i vice Franco Modugno e Giulio Prosperetti – e forse non sarà l’ultimo. Anche se dal Quirinale si continua a guardare con attenzione ai continui rinvii.
Se maturasse la necessità di chiudere domani sui giudici, ecco una exit strategy, una carta riservatissima, che avrebbe in mano Tajani per spiazzare avversari e perfino meloniani. Si tratterebbe di un prof dal curriculum solido, non strettamente legato alla destra e vicino al partito meridionale, versante battaglia anti-Autonomia. In alternativa, FI spingerebbe per un low profile, Roberto Cassinelli, l’ex senatore ed ex deputato ai tempi del Berlusconi IV.