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Referendum: la battaglia ora è sul Jobs act. Cosa prevede, perché Pd e opposizione si dividono

Elly Schlein con Maurizio Landini 

 (ansa)

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Si riapre lo scontro tra ala riformista e sinistra
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ROMA – E adesso sui referendum rimasti in piedi l’opposizione si divide. Bocciato dalla Consulta il quesito referendario contro l’autonomia differenziata, lo “spacca Italia” come era stato ribattezzato, ora l’opposizione procederà in ordine sparso sui quesiti cosiddetti sociali, che riguardano il lavoro.

Lo scontro sul Jobs act si riapre, soprattutto in casa Pd: l’ala riformista e quella schleiniana devono mettersi d’accordo. Sono divisi. Simona Malpezzi, ex capogruppo, ha già annunciato che non voterà al referendum: “Schlein ha una storia e la rispetto, ma anch’io”, ha detto in una intervista alla Stampa.

Antonio Misiani, che è responsabile economia nella segreteria dem, fa notare che “Schlein li ha firmati i referendum sul lavoro e in tanti li hanno firmati quindi i quesiti vanno sostenuti”. Poi, aggiunge,non siamo una caserma!”. La stessa segretaria lo ha chiarito subito: “Li ho firmati e non faremo mancare il nostro contributo”. Ma il nodo è politico e sarà usato per pesare il tas…

ROMA – E adesso sui referendum rimasti in piedi l’opposizione si divide. Bocciato dalla Consulta il quesito referendario contro l’autonomia differenziata, lo “spacca Italia” come era stato ribattezzato, ora l’opposizione procederà in ordine sparso sui quesiti cosiddetti sociali, che riguardano il lavoro.

Lo scontro sul Jobs act si riapre, soprattutto in casa Pd: l’ala riformista e quella schleiniana devono mettersi d’accordo. Sono divisi. Simona Malpezzi, ex capogruppo, ha già annunciato che non voterà al referendum: “Schlein ha una storia e la rispetto, ma anch’io”, ha detto in una intervista alla Stampa.

Antonio Misiani, che è responsabile economia nella segreteria dem, fa notare che “Schlein li ha firmati i referendum sul lavoro e in tanti li hanno firmati quindi i quesiti vanno sostenuti”. Poi, aggiunge,non siamo una caserma!”. La stessa segretaria lo ha chiarito subito: “Li ho firmati e non faremo mancare il nostro contributo”. Ma il nodo è politico e sarà usato per pesare il tasso di riformismo del Pd. Inoltre è un momento di chiarimento definitivo con Matteo Renzi, che fece quella riforma del lavoro durante il suo governo. Una lunga riunione ieri al Nazareno ha visto al centro la consultazione sulla riforma del governo Renzi ed è stato l’antipasto della discussione sul Jobs act.

Arturo Scotto, dem bersaniano, avverte di “non aprire ferite appena richiuse con il nostro popolo, più che a quelle tra di noi”. Era stato Alessandro Alfieri, coordinatore dei riformisti, a invitare tutto il partito a non riaprire appunto vecchie ferite. Ma gli schleiniani e la sinistra dem non ha nessuna intenzione di consentire un “liberi tutti” al referendum sul lavoro. Sul quesito che riguarda il Jobs act la linea deve essere chiara.

Anna Maria Furlan, senatrice dem ed ex segretaria della Cisl, invita però a riflettere: “Il Pd deve discutere”. Ribatte Misiani: “Il referendum è il migliore strumento che c’è e occorre una spinta per rafforzare il mondo del lavoro e diminuire la precarietà”. Maurizio Landini, il segretario della Cgil, ha invitato alla grande mobilitazione perché ora la scommessa è il quorum. “Ci aspetta una primavera di diritti per cambiare pagina”, esorta Landini. Interviene Carlo Calenda, leader di Azione: “I referendum rafforzano il governo e così sarà anche in questo caso”.

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Nel mirino dei referendum c'è innanzitutto il Jobs act per il ripristino dell'articolo 18 e quindi del reintegro nei casi di licenziamento illegittimo per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 (da quando sono entrate in vigore le norme varata dal governo Renzi nelle quelli si è introdotto il contratto a tutele crescenti). I sindacati Cgil e Uil hanno lanciato la mobilitazione per la raccolta firme per l’abrogazione.

Chiedono in 4 quesiti il “lavoro tutelato” (l’abrogazione delle norme che impediscono il reintegro in caso di licenziamento illegittimo); il lavoro dignitoso (abrogare le norme che facilitano i licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese); il lavoro stabile (abrogare le norme che hanno liberalizzato l’utilizzo del lavoro a termine); il lavoro sicuro (l’abrogazione delle norme che impediscono in caso di infortunio di lavoro negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante”.

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