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Jobs act, Delrio: “Contrario al referendum, no alla cancellazione”

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L’intervento del senatore dem dopo l’ok al quesito da parte della Corte costituzionale
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Doveva essere la battaglia che avrebbe ricompattato il centrosinistra: tutti i partiti d’opposizione uniti nella lotta. Ma dopo che la Corte costituzionale ha cassato il quesito sull’autonomia differenziata, gli altri referendum ammessi al voto - in particolare quello sul Jobs Act promosso dalla Cgil - rischia di spaccare il Pd. Specie alla luce delle posizioni assunte dalla segretaria Elly Schlein che, all’insegna del motto “nessun nemico a sinistra”, ha già detto chiaro: “Io ho firmato, non faremo mancare il nostro contributo”. Schierando il partito a favore dell’abrogazione di una legge - peraltro ampiamente corretta dalla Consulta - voluta da Matteo Renzi quando guidava il Nazareno.

Se ne era già discusso lunedì scorso, all’ultima riuni…

Doveva essere la battaglia che avrebbe ricompattato il centrosinistra: tutti i partiti d’opposizione uniti nella lotta. Ma dopo che la Corte costituzionale ha cassato il quesito sull’autonomia differenziata, gli altri referendum ammessi al voto - in particolare quello sul Jobs Act promosso dalla Cgil - rischia di spaccare il Pd. Specie alla luce delle posizioni assunte dalla segretaria Elly Schlein che, all’insegna del motto “nessun nemico a sinistra”, ha già detto chiaro: “Io ho firmato, non faremo mancare il nostro contributo”. Schierando il partito a favore dell’abrogazione di una legge - peraltro ampiamente corretta dalla Consulta - voluta da Matteo Renzi quando guidava il Nazareno.

Se ne era già discusso lunedì scorso, all’ultima riunione della segreteria, dove il riformista Alessandro Alfieri aveva lanciato l’allarme: “Attenzione, così rischiamo di riaprire una ferita che anche allora ci fece sanguinare”. Ma la leader e i suoi fedelissimi hanno preferito lasciarlo cadere. E ora la questione rischia di esplodere. A dar fuoco alle polveri Graziano Delrio, artefice del risveglio dei catto-dem riuniti sabato scorso a Milano. “Esprimo una mia opinione personale sul Jobs Act: è legittima la posizione della segretaria Schlein, ma noi lo abbiamo approvato il Jobs Act - a suo tempo - per il superamento di diverse carenze nella difesa diritti dei lavoratori: le dimissioni in bianco, i cocopro, la precarietà, ed era previsto già da allora anche il salario minimo, battaglia del Pd", è andato giù duro il senatore. “Quindi, sui punti specifici ci possono essere differenze m, ma non rinnego quello che facemmo, perché mandò avanti il Paese”. Dunque, è la conclusione, nessuna abiura né disciplina di partito verrà ammessa su un tema così divisivo.

Delrio non lascia spazio a equivoci: “Non approvo il referendum, troveremo una sintesi tra tutti, ma non mi pare che il complesso del Jobs Act meriti una battaglia politica di cancellazione''. Una linea che nel Pd condividono in tanti: da Lorenzo Guerini a Stefano Bonaccini, da Giorgio Gori a Marianna Madia. E se persino un pezzo da 90 come Dario Franceschini, che ha sempre appoggiato Schlein, è contrario a giocare una partita tanto rischiosa - fra l’altro ad altissimo tasso di fallimento per mancanza di quorum - forse qualcuno al Nazareno dovrebbe cominciare a preoccuparsi.

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