ROMA – Si alzano in blocco, indossando la toga e tenendo in mano una copia della Costituzione. I magistrati lasciano l’aula della Corte d’Appello di Roma quando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano sale sul palco. Come a Napoli quando parla il ministro Nordio, o a Milano, Bari e in tutte le 26 Corti d’appello d’Italia dove viene inaugurato l’anno giudiziario e un rappresentate del governo è chiamato a intervenire.
A Roma il rappresentante del governo si ferma qualche secondo prima del suo intervento: “Non vorrei disturbare l’uscita”, dice. E poi domanda: “Domani, esaurita questa forma di protesta, cosa succede? Osservo che la riforma osteggiata ha costituito parte del programma con il quale il go…
ROMA – Si alzano in blocco, indossando la toga e tenendo in mano una copia della Costituzione. I magistrati lasciano l’aula della Corte d’Appello di Roma quando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano sale sul palco. Come a Napoli quando parla il ministro Nordio, o a Milano, Bari e in tutte le 26 Corti d’appello d’Italia dove viene inaugurato l’anno giudiziario e un rappresentate del governo è chiamato a intervenire.
A Roma il rappresentante del governo si ferma qualche secondo prima del suo intervento: “Non vorrei disturbare l’uscita”, dice. E poi domanda: “Domani, esaurita questa forma di protesta, cosa succede? Osservo che la riforma osteggiata ha costituito parte del programma con il quale il governo è stato eletto. La Costituzione non dice che se assumo un impegno con gli elettori poi devo disattenderlo. Mi permetto di chiedere alla magistratura italiana di non rifiutare l’invito del governo al confronto. Una chiusura così forte non fa bene neanche a chi la propone. La riforma non è contro i magistrati, ma è per i cittadini”.
Nello stesso momento, a Napoli, il Guardasigilli ringrazia “i magistrati per aver espresso il loro dissenso in maniera composta. Ma pensare che un ex magistrato come me, che ha servito lo Stato per oltre 30 anni, possa avere l'obiettivo di umiliare la magistratura è ingiusto”.
Giustizia, Napoli guida la protesta: 200 toghe lasciano l’aula. Nordio: “Non umilio la magistratura”
Prima dell’inizio della cerimonia i togati all’arrivo di Mantovano a Roma hanno esposto cartelli con scritto: “Se volete andare in pellegrinaggio dove è una nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne, nelle carceri, nei campi, dovunque è morto un italiano per riscattare la nostra libertà, perché è lì che è nata questa nostra Costituzione”. I giudici, che hanno atteso il sottosegretario schierati sulla scalinata, sono poi entrati nell’aula per assistere al discorso del presidente della Corte d’appello e poi andare via quando è intervenuto il sottosegretario.
La protesta avviene in contemporanea da Nord a Sud. Un centinaio di magistrati del tribunale di Bologna hanno esposto cartelli con scritto "Uniti non separati". Qui il consigliere del Csm Ernesto Carbone ha osservato che “i problemi della giustizia sono sostanzialmente due: i tempi lunghi e gli errori giudiziari. E non si risolvono con la separazione delle carriere e con il doppio Csm”. A Napoli oltre trecento giudici hanno alzato la Costituzione mentre risuonavano le note dell'inno di Mameli.
A Catania i giudici hanno indossato una coccarda tricolore e alzato manifesti con frasi, a difesa della Costituzione, di Pietro Calamandrei, Luigi Sturzo, Sandro Pertini, Liliana Segre e Roberto Benigni oltre ad alcuni articoli della Costituzione.
A Milano i magistrati hanno distribuito sulle scale del tribunale copie della Carta costituzionale e qui il presidente della Corte d'Appello Giuseppe Ondei ha detto che “non è possibile che nel diffuso clima di tensione oggi esistente anche gli interventi meramente tecnici dei Capi degli Uffici giudiziari finalizzati solo a dare un contributo alla soluzione di problemi organizzativi nel mondo della giustizia nel solco della lealtà istituzionale, vengano qualificati come interferenze nelle competenze altrui se non addirittura attaccati in modo gratuitamente denigratorio sulla base di semplificazioni pericolose". Qui il rappresentante del Csm Dario Scaletta ha scandito “Resistere, resistere, resistere”.
Duro anche il presidente della Corte d'Appello di Roma, Giuseppe Meliadò: "È arduo sostenere che le nuove riforme siano in grado di realizzare, almeno a Roma, in tempi brevi un significativo cambio di passo nei tempi della giustizia civile e penale". Applausi dai colleghi quando il presidente ha stigmatizzato la decisione del governo di trasferire le competenze in materia di immigrazione dalle sezioni specializzate alle Corti d’appello: “Ha destato sgomento la scelta del legislatore di trasferire, con procedura d'urgenza, senza alcun aumento dell'organico e senza risorse aggiuntive, alla Corte di appello le procedure di convalida dei provvedimenti di trattenimento degli stranieri adottati dal Questore, ad appena pochi mesi dall'opposta scelta di rafforzare le sezioni di primo grado competenti in materia di protezione internazionale".
E ancora: “Si tratta di una scelta priva di alcuna apparente razionalità, che rischia di destabilizzare i già precari equilibri del contenzioso, gettando un'ombra su tutta l'attività della Corte per la sua indubbia capacità di interrompere i processi virtuosi con grande fatica avviati in questi ultimi anni”.
Da Gedda, in Arabia Saudita, interviene la premier Giorgia Meloni: “Le proteste sono legittime. Sono rammaricata però da questo atteggiamento dell'Anm per cui ogni riforma sul tema giustizia diventa un'apocalisse, una fine del mondo che bisogna sempre criticare senza se e senza ma”. E ricorda come ai sensi della Costituzione i cittadini attraverso i partiti e il voto concorrono alla determinazione della politica nazionale. "Questo significa che i cittadini decidono attraverso i programmi di chi vince le elezioni quali debbano essere le scelte della politica”.