VERONA — Allegra come una Lady Macbeth, ieri Daniela Santanchè ha inaugurato il Motor Bike Expo. E figuratevi il contesto, migliaia di motociclisti già con la birra in mano — ore 11 — e gli spruzzi di fango alla gara di motocross, il profumo di wurstel che si alzava, su nel cielo di Verona. Finalmente, ecco la ministra rinviata a giudizio, tutta nerovestita, e la faccia pure. «E il morto dov’è?», domandava un maligno arrivato alla cerimonia. E in effetti, non sembrava proprio di essere a una festa.
Lei, cupa: «Questa è una fiera molto rock, dove c’è molta energia. Il ciclismo sta crescendo moltissimo…», sicuramente la ministra del Turismo intendeva il motociclismo. Quanto al rock, la meno rock era proprio lei, che pure è sempre stata molto rock. La domanda di tutti: «Le hanno chiesto di fare un passo indietro?». «A me nessuno l’ha mai chiesto. Io sono assolutamente tranquilla». E «non ho mai detto a nessuno che avevo pensato di dimettermi. Ho sempre detto che sulla questione della cas…
VERONA — Allegra come una Lady Macbeth, ieri Daniela Santanchè ha inaugurato il Motor Bike Expo. E figuratevi il contesto, migliaia di motociclisti già con la birra in mano — ore 11 — e gli spruzzi di fango alla gara di motocross, il profumo di wurstel che si alzava, su nel cielo di Verona. Finalmente, ecco la ministra rinviata a giudizio, tutta nerovestita, e la faccia pure. «E il morto dov’è?», domandava un maligno arrivato alla cerimonia. E in effetti, non sembrava proprio di essere a una festa.
Lei, cupa: «Questa è una fiera molto rock, dove c’è molta energia. Il ciclismo sta crescendo moltissimo…», sicuramente la ministra del Turismo intendeva il motociclismo. Quanto al rock, la meno rock era proprio lei, che pure è sempre stata molto rock. La domanda di tutti: «Le hanno chiesto di fare un passo indietro?». «A me nessuno l’ha mai chiesto. Io sono assolutamente tranquilla». E «non ho mai detto a nessuno che avevo pensato di dimettermi. Ho sempre detto che sulla questione della cassa integrazione Covid, che capisco che ha delle implicazioni politiche, avrei fatto un passo indietro, se fossi stata rinviata a giudizio. Ma sul falso in bilancio non c’è nessuna implicazione politica».
Quanto a Meloni, «i miei rapporti con la premier sono come sempre». Le ha parlato? «No, perché non c’è il tema». E come possiamo vedere, «continuo a fare il mio lavoro come sempre perché “male non fare, paura non avere”…». E sicura «di essere assolta, sono assolutamente tranquilla e confidente. Ci si difende nei processi, non nei giornali. Di certo non patteggerò mai. Io vado fino in fondo». E finito «l’assalto mediatico», ma non ancora «la gogna e l’accanimento su questa questione», assicura che «nessuno mi farà saltare i nervi». Di certo, Santanchè ieri non era più la Pitonessa di una volta.
E Zaia? Il governatore del Veneto, che pure era previsto all’inaugurazione, non c’era. C’erano molti suoi cloni, vestiti nel classico stile zaiesco (il completo skinny, i capelli impomatati all’indietro), mancava l’originale, sostituito dalla sua vice Elisa De Berti, in squillante tailleur pantalone rosso fuoco (unica nota di allegria). E a chi già pensava male — che Zaia non voglia farsi vedere con la ministra in bilico? — veniva detto «ma no, i due sono amici, erano insieme a Cortina», e poi lui aveva «un incontro con alcuni industriali». Intanto, da Roma arrivavano le parole del ministro Tajani: «Noi siamo garantisti, quindi una persona è innocente finché non è condannata in ultimo grado di giudizio. Poi, le scelte dipendono dal ministro Santanchè». E del presidente del Senato La Russa: «Lei afferma di non aver mai detto che si dimette per il falso in bilancio. Ma che si dimetterebbe se arrivasse un rinvio a giudizio sulla questione della cassa integrazione. Credo che Santanchè stia valutando, e valuterà bene». Una frase che suonava come un consiglio.
Infine ha preso la parola lei, dopo mezz’ora in piedi ad ascoltare gli organizzatori, e un presentatore che cercava di mettere un po’ di gas alla festa. «Quando si vince non è mai solo merito di una persona sola, anche se fosse il più bravo o la più brava, ma è merito di una squadra» (dal pubblico, qualcuno mormorava: «Sarà un messaggio per qualcuna?»). «Questa è una fiera rock», e vabbè. «In Italia abbiamo un problema di destagionalizzazione…». E la moto, «se ti innamori, è per un senso di libertà a cui non puoi rinunciare». Infine, alcuni ricordi di gioventù: «Avevo una 440 Kawasaki Custom, ho rinunciato perché bisognava mettere il casco, che per noi donne è un problema».
Totale: 3 minuti di discorso, contati. E ai fotografi che l’inseguivano, ha concesso di salire in sella alla prima moto che ha incrociato (un Benelli Leoncino 125), e senza mai un sorriso, ne è agilmente scesa. L’attaché le ha posato sulle spalle la mantellina di visone nero e via, verso l’auto ministeriale. Più che una inaugurazione, un blitz, con fuga finale verso Gedda, in Arabia Saudita. Ci arriverà domani sera, e martedì dovrebbe andare ad AI-‘Ula. Stesse tappe della premier Meloni, che ha anticipato di due giorni la trasferta, e così non la incrocerà. Stesso hotel, forse. Ma lontanissime.