ROMA — «Siamo tutti pietre dello stesso arco», che compone lo Stato di diritto. Quindi, non pensi il legislatore di poterne picconare un versante, ammonisce tra le righe la prima presidente della Cassazione, Margherita Cassano, di fronte al ministro Nordio, seduto a un passo dal presidente Mattarella, nel giorno dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, nel Palazzaccio dove pesa più che mai, stavolta, lo scontro portato avanti dalla destra. Siamo una magistratura — scandisce Cassano, prima donna a presiedere la Corte Suprema — «conscia delle sue responsabilità», che prova ogni giorno ad assolvere «al meglio i propri doveri», con «impegno, tensione ideale, senso della misura, dell’ascolto». Insomma, ecco il punto, parole con cui Cassano infilza raffiche di accuse, mesi di violente dichiarazioni contro le toghe: la realtà della giustizia è ben diversa dall’«abituale rappresentazione» che viene diffusa e «posta a base di progetti riformatori». Ecco perché Cassano chiede non a caso «rispe…
ROMA — «Siamo tutti pietre dello stesso arco», che compone lo Stato di diritto. Quindi, non pensi il legislatore di poterne picconare un versante, ammonisce tra le righe la prima presidente della Cassazione, Margherita Cassano, di fronte al ministro Nordio, seduto a un passo dal presidente Mattarella, nel giorno dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, nel Palazzaccio dove pesa più che mai, stavolta, lo scontro portato avanti dalla destra. Siamo una magistratura — scandisce Cassano, prima donna a presiedere la Corte Suprema — «conscia delle sue responsabilità», che prova ogni giorno ad assolvere «al meglio i propri doveri», con «impegno, tensione ideale, senso della misura, dell’ascolto». Insomma, ecco il punto, parole con cui Cassano infilza raffiche di accuse, mesi di violente dichiarazioni contro le toghe: la realtà della giustizia è ben diversa dall’«abituale rappresentazione» che viene diffusa e «posta a base di progetti riformatori». Ecco perché Cassano chiede non a caso «rispetto reciproco tra istituzioni», un «patto per lo stato di diritto». Un vero e proprio appello a cambiare registro.
La presidente si concentra nella sua relazione, sull’esame delle emergenze che impegnano la giustizia e (che dovrebbero potenziare) la prevenzione, spesso «ostacolata da alcune criticità». Ecco i bersagli del nostro lavoro, ricorda Cassano: la tragedia dei morti sul lavoro, con la massa degli «infortuni sommersi». La violenza contro le donne, «con dati che continuano ad essere allarmanti». Il dramma delle carceri sovraffollate, e del numero dei suicidi «che suscitano sgomento».
Ma è il clima arroventato, molto oltre i reati, a tenere banco. Parole severe arrivano poco dopo dal procuratore generale presso la Cassazione, Luigi Salvato: «la fiducia» nella magistratura «non si recupera senza l’opera del Parlamento». Bisogna rispettarsi, no colpi o vendette, è il senso. No a «indirette rivalse che sgretolino l’indipendenza della giurisdizione». Perché l’equilibrio fissato dalla Costituzione «impone che i poteri si riconoscano reciprocamente — dice Salvato — con uno sguardo lungo sul bene delle istituzioni, senza denunciarne la contraffazione quando inesistente, senza indirette rivalse che sgretolino l’indipendenza della giurisdizione; mai può giovare all’equilibrio tra poteri una magistratura inutilmente sfregiata nella sua indispensabile autorevolezza».
Aleggia il fantasma della separazione delle carriere, lo stupore per l’atteggiamento di un ministro che, appena mercoledì scorso, in Senato, ha lanciato forti e generiche accuse sui pm «superpoliziotti senza controllo», che sono autori «di indagini eterne, occulte». Soprattutto, in Cassazione, si respira ieri l’aria delle vigilie importanti: perché vanno in scena oggi le mobilitazioni silenziose delle toghe in tutte le Corti d’Appello.
Il Guardasigilli Nordio, però, da quel leggìo non turbato da alcuna manifestazione di dissenso, tiene il punto. «La riforma» sulla separazione delle carriere «si presenta con una chiarezza cartesiana di rocciosa solidità». E aggiunge: «Ogni fantasia speculativa» sul passaggio dei pm sotto il potere politico «è un’arbitraria interpretazione divinatoria». Nordio torna a ricordare il prossimo arrivo di «2mila nuovi magistrati, neoassunti dopo il concorso, e la risoluzione dei problemi tecnici» sul processo penale telematico». Quest’ultima circostanza, a detta di circa 90 uffici giudiziari in tutta Italia, ancora da verificare, come ha monitorato il Consiglio superiore della magistratura. Ed è da un Csm ormai attraversato da tensioni (con i togati spesso schierati compatti contro i laici di area governativa ), che arriva la voce del vicepresidente Fabio Pinelli. Che, prima, chiede di evitare lo scontro: «La responsabilità di noi tutti è quella di impedire la divisione radicale» tra politica e magistratura; ma poi sottolinea che le toghe «rischiano di essere interessate a un dibattito svolto in un’ottica di autotutela». È la vecchia accusa, Pinelli insiste: la magistratura dovrebbe dimostrare «di non aver bisogno del sorteggio per l’elezione dei componenti del Consiglio superiore». E oggi si protesta.