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Il viceministro Sisto: “Dai giudici atto di belligeranza, sulle riforme decide il Parlamento”

Francesco Paolo Sisto, viceministro alla Giustizia

 

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Intervista all’esponente di Forza Italia: “La separazione delle carriere era nel programma e gli italiani ci hanno votato. Uscire dall’aula da parte dei giudici ha significato negare la soggezione dei magistrati solo alla legge. Come impone la Costituzione”
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Roma — L’abbandono delle Corti d’appello, nel corso delle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, è un «evidente gesto di belligeranza» da parte dei magistrati contro il governo. Per il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ieri era a Bari in rappresentanza dell’esecutivo, i giudici non devono «condizionare le scelte della democrazia rappresentativa».

Viceministro Sisto, le hanno regalato due dadi dicendo che voi del governo giocate a dadi con la giustizia italiana. Lei ha liquidato il gesto con una battuta, ma non avverte un forte malessere?

«Non ho gradito l’imboscata, con tanto di telecamerina, tesami dal segretario nazionale di AreaDg Giovanni Zaccaro durante la cerimonia. Quella dei ‘social del dileggio’ è una magistratura sbeffeggiante, ai limiti del volgare, poco consona al ruolo che la Costituzione le riserva. Ed alcuni magistrati hanno voluto personalmente prendere le distanze da quanto accaduto. Non casualmente ho risposto a Zaccaro che i dadi a…

Roma — L’abbandono delle Corti d’appello, nel corso delle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, è un «evidente gesto di belligeranza» da parte dei magistrati contro il governo. Per il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ieri era a Bari in rappresentanza dell’esecutivo, i giudici non devono «condizionare le scelte della democrazia rappresentativa».

Viceministro Sisto, le hanno regalato due dadi dicendo che voi del governo giocate a dadi con la giustizia italiana. Lei ha liquidato il gesto con una battuta, ma non avverte un forte malessere?

«Non ho gradito l’imboscata, con tanto di telecamerina, tesami dal segretario nazionale di AreaDg Giovanni Zaccaro durante la cerimonia. Quella dei ‘social del dileggio’ è una magistratura sbeffeggiante, ai limiti del volgare, poco consona al ruolo che la Costituzione le riserva. Ed alcuni magistrati hanno voluto personalmente prendere le distanze da quanto accaduto. Non casualmente ho risposto a Zaccaro che i dadi avrebbe fatto meglio ad impiegarli per il brodo».

Di fronte a una magistratura che, in modo compatto, abbandona l’inaugurazione dell’anno giudiziario restate indifferenti o cercherete un dialogo?

«L’abbandono l’ho trovato inopportuno. Lasciare l’aula quando prende la parola il rappresentante del ministero è una mancanza di rispetto per l’istituzione, con cui i giudici hanno l’obbligo di collaborare».

Per le toghe però la misura è colma.

«Ma scegliere di rifiutare ascolto e dialogo a causa di un provvedimento già votato da una Camera significa attaccare il Parlamento e, per proprietà transitiva, gli italiani. È paradossale».

Voi dite che sono stati i magistrati a rifiutare il confronto. Loro rispondono che, malgrado le audizioni, nessun loro rilievo è stato accolto. E in effetti la riforma non è stata minimamente cambiata, perché?

«Il Parlamento è libero di valutare temi, contributi, idee e poi decidere se e come recepirli. Non c’è un diritto di chicchessia ad intromettersi e condizionare le scelte della democrazia rappresentativa. La Camera ha deliberatamente scelto di non modificare il testo giunto in Aula, dopo decine e decine di audizioni e di dibattiti in commissione e in Aula».

Quindi conferma che si è alzato un muro?

«Il muro è stato alzato dai giudici. Uscire dall’aula ha significato negare la soggezione dei magistrati soltanto alla legge, come scritto nell’articolo 101 della Carta. Un gesto indicativo di belligeranza. Le guerre di religione come quella dell’Anm alla politica, alla fine fanno male solo ai cittadini».

Le immagini di Milano sono molto forti: i magistrati sulle scale del tribunale. Su quelle stesse scale voi di Forza Italia, nel 2013 ai tempi del Pdl, avete protestato contro i giudici che a vostro dire perseguitavano Silvio Berlusconi. Il filo conduttore di tutto questo è la separazione delle carriere?

«No, sono momenti diversi, relativi a storie lontane per tempi e contesto. È innaturale che i giudici protestino contro un percorso normativo, per di più riferito proprio alla Costituzione, ingerendosi di fatto nelle prerogative parlamentari».

È eccessivo accusare i pm di essere super poliziotti che inventano le indagini o lei la pensa come il ministro Nordio?

«Credo che avere citato alcune condotte gravi avesse lo scopo solo di segnalare la necessità, in futuro, di evitarle. Quanto al pm super poliziotto, la separazione delle carriere farà crescere molto di più la figura del giudice».

Dite che la magistratura è fatta di correnti, che voi volete scardinare. Ma i magistrati hanno ritrovato un’unità nella battaglia contro la separazione delle carriere. Dicono che avete il merito di averli ricompattati.

«Noi rappresentiamo gli italiani e un programma che conteneva anche la separazione delle carriere, ci hanno votato e mandato al governo. Non va mai dimenticato che i destinatari delle riforme non sono avvocati, magistrati o accademici. Le riforme si scrivono per i cittadini perché recuperino, con un giudice terzo ed imparziale, diverso da chi accusa come da chi difende, la necessaria fiducia in una giustizia più credibile».

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