Allarme AgCom sugli algoritmi Rai: “Par condicio a rischio. Viale Mazzini spieghi come funzionano”
di Aldo FontanarosaROMA – C’è un filo rosso che – a sorpresa – lega tre realtà: l’intelligenza artificiale, la par condicio (le regole che assicurano visibilità paritaria a tutti i partiti), infine la Rai.
A stabilire il collegamento tra queste tre realtà è l’arbitro delle questioni televisive, il Garante delle Comunicazioni: l’AgCom.
In un documento interno – redatto dalla Direzione servizi media e tutela dei diritti fondamentali – i tecnici dell’AgCom si accorgono di un problema che può diventare molto serio. Preoccupano le segnalazioni di contenuti che l’intelligenza artificiale fa sulla base dei nostri gusti.
Le ricerche ricorrenti
L’intelligenza artificiale, lo vediamo tutti i giorni, funziona con una logica precisa. Tu cerchi in Rete gli ultimi discorsi pubblici della premier Giorgia Meloni (o della leader democratica Elly Schlein) e Internet, da quel momento in poi, prende atto di quali sono i tuoi interessi.
Grazie agli algoritmi “associativi”, la Rete tenderà a proporti dunque i contenuti in …
ROMA – C’è un filo rosso che – a sorpresa – lega tre realtà: l’intelligenza artificiale, la par condicio (le regole che assicurano visibilità paritaria a tutti i partiti), infine la Rai.
A stabilire il collegamento tra queste tre realtà è l’arbitro delle questioni televisive, il Garante delle Comunicazioni: l’AgCom.
In un documento interno – redatto dalla Direzione servizi media e tutela dei diritti fondamentali – i tecnici dell’AgCom si accorgono di un problema che può diventare molto serio. Preoccupano le segnalazioni di contenuti che l’intelligenza artificiale fa sulla base dei nostri gusti.
Le ricerche ricorrenti
L’intelligenza artificiale, lo vediamo tutti i giorni, funziona con una logica precisa. Tu cerchi in Rete gli ultimi discorsi pubblici della premier Giorgia Meloni (o della leader democratica Elly Schlein) e Internet, da quel momento in poi, prende atto di quali sono i tuoi interessi.
Grazie agli algoritmi “associativi”, la Rete tenderà a proporti dunque i contenuti in linea con i tuoi gusti. Dopo alcune ricerche ricorrenti sulla Meloni, Internet ti proporrà principalmente contenuti con la Meloni, sempre di più. Dopo ricerche ricorrenti sulla Schlein, ti imbatterai sempre più in contenuti con la Schlein.
Questo meccanismo – con Meloni che richiama altre Meloni e Schlein che richiama altre Schlein – rappresenta un bel problema se dovesse dominare anche la Rai, il servizio pubblico tv, l’editore chiamato a una massima imparzialità tra i diversi leader e partiti politici.
L’imparzialità della Rai si può realizzare con un meccanismo del tutto opposto. Se abbiamo appena visto una intervista alla Meloni, dovremmo subito ricevere la segnalazione di un’intervista alla Schlein, così da sentire entrambe le campane.
Rainews.it e RaiPlay
Il Garante AgCom è preoccupato soprattutto di tre realtà editoriali (tutte presenti in Rete): il sito Rainews.it, la piattaforma Raiplay.it (dove possiamo recuperare i contenuti televisivi di Viale Mazzini), infine la piattaforma Raiplaysound.it (per i contenuti audio, dalla radio ai podcast).
Scrivono i tecnici del Garante AgCom, nel loro documento interno: “La vigilanza che dovremo condurre avrà ad oggetto, tra l’altro, l’efficacia dell’applicazione degli algoritmi adottati” dalla Rai.
Questa nuova forma di vigilanza, allargata agli algoritmi Rai per la prima volta nella storia, dovrà “garantire che il principio di universalità del servizio pubblico possa conciliarsi con la moderna esigenza di soddisfare una domanda personalizzata di contenuti”.
Senza una vigilanza, si profilerebbe all’orizzonte “il pericolo che l’applicazione degli algoritmi limiti la neutralità informativa che deve contraddistinguere il servizio pubblico”.
Il Contratto di servizio
Il Contratto di servizio – lo ricordiamo – stabilisce gli impegni che Viale Mazzini assume con lo Stato, in cambio del canone che le famiglie italiane gli versano (nella bolletta elettrica).
Ora, l’ultimo Contratto – in vigore tra il 2023 e il 2028 – stabilisce che la Rai diventi una digital company ormai compiuta, presentissima in Internet. Fare della Rai una digital company totale è un’idea giusta – pensa l’AgCom – purché la televisione di Stato non faccia propri i meccanismi perversi della Rete.