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Bin Salman, Santanchè, accise: tutti i voltafaccia della premier

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Per anni il regime di Riyad è stato bersaglio della leader di FdI, oggi ci firma accordi. A decine di ministri del Pd ha chiesto le dimissioni ma ora non lo fa con Santanchè. E le accise erano un problema solo ai tempi dei governi dem
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Vade retro bin Salman, tuonava nei panni della parlamentare d’opposizione. Ora è lei che sotto la tenda di Al-Ula incontra il principe ereditario dell’Arabia Saudita per firmarci accordi da 10 miliardi di euro. “Dimettiti”, ha urlato negli anni a schiere di ministri e politici del Pd o del centrosinistra finiti in indagini giudiziarie o anche solo in polemiche politiche: Josefa Idem, Federica Guidi, Annamaria Cancellieri, Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Lucia Azzolina. Adesso con la sua ministra Daniela Santanchè, rinviata a giudizio sul caso Visibilia e attesa da un altro possibile rinvio sulla truffa all’Inps, non sa come uscirne, traccheggia. Aspetta che sia lei ad andarsene. Per non dire delle accise della benzina, che erano un problemone ed era tutta colpa del governo quando era in minoranza. Ora che è lei ad alzarle, che vuoi che sia.

Vade retro bin Salman, tuonava nei panni della parlamentare d’opposizione. Ora è lei che sotto la tenda di Al-Ula incontra il principe ereditario dell’Arabia Saudita per firmarci accordi da 10 miliardi di euro. “Dimettiti”, ha urlato negli anni a schiere di ministri e politici del Pd o del centrosinistra finiti in indagini giudiziarie o anche solo in polemiche politiche: Josefa Idem, Federica Guidi, Annamaria Cancellieri, Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Lucia Azzolina. Adesso con la sua ministra Daniela Santanchè, rinviata a giudizio sul caso Visibilia e attesa da un altro possibile rinvio sulla truffa all’Inps, non sa come uscirne, traccheggia. Aspetta che sia lei ad andarsene. Per non dire delle accise della benzina, che erano un problemone ed era tutta colpa del governo quando era in minoranza. Ora che è lei ad alzarle, che vuoi che sia.

Insomma Giorgia Meloni castigatrice a tutto campo non c’è più, svanita, oggi da premier ha cambiato idea su quasi tutto. In nome della realpolitik di governo. Oppure forse chissà, è semplicemente quella vecchia canzone napoletana che riecheggia: “Scurdammoce o passato”.

“Fratelli d’Italia è da sempre l’unica forza politica che ha il coraggio di denunciare i metodi usati da Stati fondamentalisti come l’Arabia Saudita”, tuonava l’allora presidente di FdI nel 2021, accusando Matteo Renzi e le sue consulenze col regime di Mohamed bin Salman. “È terrificante quanto emerge dal servizio de Le Iene sul principe Mohammed bin Salman e l’omicidio del giornalista Kashoggi. Magari la sinistra italiana e tutti coloro che hanno taciuto sugli Stati fondamentalisti islamici, dal Qatar all’Arabia Saudita, finalmente si sveglieranno” diceva sempre nel 2021. “In quel Paese c’è la pena di morte per apostasia, per adulterio, per omosessualità e zero diritti per le donne. Una nazione fondamentalista”, così bollava Meloni l’Arabia Saudita. Nel 2018, un’epoca fa, addirittura Meloni pubblicò un appello-video contro la “scandalosa decisione di fa disputare la partita Juve-Milan in Arabia saudita. La Federcalcio blocchi questa vergogna assoluta”. Ancora un anno e mezzo fa, già presidente del Consiglio, si rivolgeva sprezzante al leader di Italia Viva in Parlamento: “Il prezzo della benzina cresce? Senatore ci aiuti, magari parli col suo amico bin Salman!”.

Adesso è Meloni a incontrare sotto la tenda di AlUla il principe ereditario Mbs, per firmare coi sauditi una dichiarazione congiunta e accordi economici che valgono 10 miliardi di euro: “Grande occasione per l’Italia”, esulta la premier. Con buona pace di quelle accuse del passato.

Come del resto per le dimissioni di politici indagati. “Le dimissioni da ministro sarebbero un gesto importante e significativo, un forte segnale di rispetto verso le istituzioni”, tuonava Meloni nell’anno domini 2013 puntando il dito contro Josefa Idem, l’allora ministra alle Pari opportunità del governo Letta, al centro di una bufera dopo un accertamento disposto dal Comune di Ravenna che le contestava l’Ici non pagata per quattro anni e irregolarità edilizie. “Doverose le dimissioni di Federica Guidi” e tutto il governo “dovrebbe andare a casa perché in eterno conflitto di interessi”, si sperticava nel 2016 dopo l’inchiesta sul petrolio in Basilicata. E via tornando indietro: Lotti, Boschi, Azzolina. “Comportamenti inaccettabili”, “un mandato pieno non è più tollerabile”, “fatti gravissimi” accusava sui vari fatti dell’epoca, tra il 2015 e il 2019. Banca Etruria, il caso Consip, lo scandalo dei banchi a rotelle. Meloni non sta usando lo stesso zelo con la sua ministra Santanchè, anche se ha cominciato a non difenderla più.

Più o meno come le accise sulla benzina: “Aboliamole ste famose accise!”, chiedeva in un video dal benzinaio passato alla storia del 2019 l’allora deputata di FdI Meloni. Tre giorni fa è arrivato il via libera dalla commissione Finanze del Senato ad un aumento del prezzo del gasolio tra 1 e 2 centesimi al litro. Ah, le famose accise.

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