L'Anm vira a destra, oggi si chiudono le urne. Ecco i favoriti per la presidenza
di Conchita SanninoNel bel mezzo della battaglia più difficile, si apprestano a rinnovare tutti gli organi – comitato direttivo centrale (Cdc), presidenza e giunta – cercando di non perdere coesione né passo. L’Associazione nazionale magistrati, dopo l’era di Giuseppe Santalucia, espresso dalla componente progressista di Area, ed affiancato dal segretario generale Salvatore Casciaro (di Mi) e dalla vicepresidente Alessandra Maddalena (di Unicost), è alla prova di una nuova stagione. Nessuno dei tre vertici si è ricandidato: comunque vada, il nuovo corso è segnato dalla mobilitazione contro la separazione delle carriere.
La riforma firmata Nordio, difesa dalla premier Meloni, ha già provocato la protesta dei magistrati durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario, in tutti i distretti del Paese, sabato scorso, e la proclamazione dello sciopero per il 27 febbraio prossimo. L’approdo più probabile? Una Anm a guida Mi, la destra delle toghe, che però vuole lasciarsi alle spalle l’era del potentissimo Cosim…
Nel bel mezzo della battaglia più difficile, si apprestano a rinnovare tutti gli organi – comitato direttivo centrale (Cdc), presidenza e giunta – cercando di non perdere coesione né passo. L’Associazione nazionale magistrati, dopo l’era di Giuseppe Santalucia, espresso dalla componente progressista di Area, ed affiancato dal segretario generale Salvatore Casciaro (di Mi) e dalla vicepresidente Alessandra Maddalena (di Unicost), è alla prova di una nuova stagione. Nessuno dei tre vertici si è ricandidato: comunque vada, il nuovo corso è segnato dalla mobilitazione contro la separazione delle carriere.
La riforma firmata Nordio, difesa dalla premier Meloni, ha già provocato la protesta dei magistrati durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario, in tutti i distretti del Paese, sabato scorso, e la proclamazione dello sciopero per il 27 febbraio prossimo. L’approdo più probabile? Una Anm a guida Mi, la destra delle toghe, che però vuole lasciarsi alle spalle l’era del potentissimo Cosimo Ferri, travolto dallo scandalo Palamara, con le nomine decise ai tavolini dell’hotel Champagne.
Ma come si rinnovano tutti gli organi?
Le urne, virtuali, per le oltre 9mila toghe italiane si chiudono oggi 28 gennaio, alle 13, per dare vita al nuovo cdc. Sarà poi il parlamentino composto da 36 membri a scegliere: sia il nuovo presidente, espresso ovviamente da chi ha conquistato la maggioranza dei seggi; sia la nuova giunta, che potrebbe anche essere unitaria, come sembra suggerire il clima d’intesa tra le cinque liste in campo. Ovvero: la destra di Magistratura Indipendente (Mi), i moderati di Unità per la Costituzione (Unicost), i progressisti di Area, la sinistra di Magistratura democratica (Md) e gli indipendenti della lista Articolo 101. Manca, a questa tornata, la lista di Autonomia & Indipendenza, fondata da Ardita e Davigo, che si è sciolta per tornare in Mi. Mentre Area e Md, rispetto alle elezioni del 2020, corrono divise: elemento che favorirà gli eterni rivali di Mi.
Quali sono le previsioni per la nuova presidenza?
Praticamente scontato che l’Anm, conti alla mano, viri verso destra, dopo quasi venti anni, con una presidenza espressa o appoggiata dai moderati di Mi. La corrente guidata dal segretario nazionale Claudio Galoppi, potrebbe avere in tasca la vittoria per due fattori. Primo: nel 2020, alle ultime elezioni, arrivò a un’incollatura dal gruppo dei diretti rivali (1.648 voti per Mi contro i 1.785 del cartello della sinistra, formato all’epoca da Area più Md). Secondo: pesa proprio la scissione a sinistra, tra queste due ultime componenti. Una volta assegnati i 36 seggi del Cdc, il primo tema da affrontare per il comitato direttivo centrale, sarà: se procedere con una giunta unitaria, dove siedono insieme i rappresentanti di tutti i gruppi, oppure andare con un “mono-colore”.
Nel caso di una governance che metta insieme tutte le correnti, occorrerà poi capire se sarà stabile nei quattro anni oppure se - come avvenuto spesso – si adotterà il criterio della rotazione per gli incarichi dirigenziali. Non è detto comunque che, per evitare scontri diretti tra Mi e il governo, la corrente (vicinissima allo stesso sottosegretario Alfredo Mantovano) non scelga di tenere per sé il ruolo di segretario generale, lasciando ad un nome condiviso il lavoro di presidente da battaglia.
Chi potrebbe essere il successore di Santalucia? In ogni caso, in Mi, tra i maggiori candidati al ruolo di vertice, spiccano due profili forti: quello di Antonio D’Amato, oggi procuratore di Messina, già pm a Napoli nel pool Mani Pulite e anticamorra, e anche consigliere al Csm. Ma all’interno di Mi dovrà vedersela con la corsa insidiosa del più mediatico Giuseppe Tango, giudice nella sezione Lavoro a Palermo, cattolico, volto giovane col quale Mi punta al rinnovamento. Potrebbero però spuntarla, tra i due, l’aggiunto di Reggio Calabria Walter Ignazitto oppure l’omologo di Torino Cesare Parodi. Se invece si dovesse convergere su un altro presidente, ecco i nomi forti nelle varie liste.
Quali saranno gli altri nomi forti del “parlamentino”? Per Area, si ricandidano nomi noti come Rocco Maruotti, pm a Rieti, e Paola Cervo, giudice di sorveglianza a Napoli, o profili di magistrati nelle trincee del Mezzogiorno, la pm anticamorra Ida Teresi, o Antonio Diella del Tribunale di Foggia.
Per Md – che in questo momento è apertamente sotto l’attacco costante della destra di governo - è sceso in campo un nome di peso come Marco Patarnello, oggi in Cassazione, il giudice criticato perfino da Meloni per quella chat privata in cui definiva “politicamente pericolosa” la premier, ma corrono anche Stefano Celli, sostituto a Rimini e già nell’ultimo comitato dell’Anm o Emilio Sirianni, finito nel tritacarne per i dialoghi con l’allora sindaco Mimmo Lucano.
Per Unicost sono in campo Gaspare Sturzo, pm in Cassazione, già pm a Palermo e pronipote di don Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare; Dora Bonifacio, giudice d’Appello a Catania; Marcello De Chiara, giudice del Tribunale di Napoli; Eugenia Serrao, giudice penale in Cassazione; Mentre il gruppo degli outsider, gli Articolo 101, torna in campo con - tra gli altri – i tre uscenti e un’attenzione ai percorsi di coerenza e al lavoro negli uffici di periferia: Giovanni Favi, giudice a Torre Annunziata, Andrea Reale, giudice a Ragusa, Cristina Carunchio, pm a Vicenza.