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Il mistero dei controlli degli 007 sul capo gabinetto di Meloni

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Per la procura della capitale tre funzionari dell’Aisi hanno compiuto accessi a data base su Gaetano Caputi. Tensione tra Palazzo Chigi e pm: “Governo informato, mai chiesto di spiare”
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Roma — Tra gennaio e settembre 2023 l’Aisi, il nostro servizio segreto interno, ha effettuato tre ricerche nelle banche dati societarie e fiscali su Gaetano Caputi, capo di gabinetto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Lo ha fatto su richiesta dei vertici dell’agenzia di intelligence e, almeno in un caso, dell’allora direttore, Mario Parente. Si trattava di operazioni di cui, a quanto risulta a Repubblica, non era stata informata l’Autorità delegata, il sottosegretario Alfredo Mantovano. La storia di quelle ricerche è finita ora in un fascicolo giudiziario. Ma non a carico né di Caputi né degli agenti dell’intelligence. Bensì di quattro giornalisti del quotidiano Domani che si erano occupati nel febbraio scorso degli affari privati del capo di gabinetto della Meloni. E che, loro malgrado, sono finiti indagati dopo una denuncia di Caputi. La procura di Roma ha dato la caccia alle loro fonti, senza però trovarle. In compenso nel fascicolo che li riguardava hanno trovato una …

Roma — Tra gennaio e settembre 2023 l’Aisi, il nostro servizio segreto interno, ha effettuato tre ricerche nelle banche dati societarie e fiscali su Gaetano Caputi, capo di gabinetto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Lo ha fatto su richiesta dei vertici dell’agenzia di intelligence e, almeno in un caso, dell’allora direttore, Mario Parente. Si trattava di operazioni di cui, a quanto risulta a Repubblica, non era stata informata l’Autorità delegata, il sottosegretario Alfredo Mantovano. La storia di quelle ricerche è finita ora in un fascicolo giudiziario. Ma non a carico né di Caputi né degli agenti dell’intelligence. Bensì di quattro giornalisti del quotidiano Domani che si erano occupati nel febbraio scorso degli affari privati del capo di gabinetto della Meloni. E che, loro malgrado, sono finiti indagati dopo una denuncia di Caputi. La procura di Roma ha dato la caccia alle loro fonti, senza però trovarle. In compenso nel fascicolo che li riguardava hanno trovato una notizia: una relazione di cinque pagine dell’attuale direttore dell’Aisi, Bruno Valensise, che ieri ha creato sconquasso nei palazzi. In particolare, grande tensione tra Palazzo Chigi, i servizi e la procura di Roma: secondo fonti dell’intelligence, quel documento non poteva essere inserito negli atti a disposizione della difesa, secondo l’articolo 42 al comma 8 della legge che disciplina l’attività dei servizi. La norma prevede «l’obbligo dell’autorità giudiziaria che detenga legittimante documentazione classificata di conservarla con modalità che ne tutelino la riservatezza». Ma esiste anche il diritto degli indagati a conoscere tutti gli atti dell’accusa.

Caputi è stato controllato tre volte. Il 23 gennaio c’è stato un accesso di 8 minuti e 18 secondi. «L’interrogazione – si legge nella relazione di Valensise – sarebbe stata effettuata nello svolgimento di un’attività di ricerca informativa: era emerso l’intendimento di alcuni target, impegnati nella progettazione di un rigassificatore nel sud Italia, di avvicinare Caputi». Da qui la verifica sugli imprenditori e su Caputi stesso. Il 4 settembre, invece, viene registrata un’interrogazione della banca dati che dura più di 50 minuti. Nasce da una richiesta dell’allora vice direttore dell’Aisi, Giuseppe del Deo, che a sua volta aveva ricevuto l’input dal numero uno Parente. «Bisognava verificare un rumor secondo cui la moglie del dottor Caputi e quella di (…) (imprenditore non identificato, ndr) fossero cugine, prima di poter valutare una sensibilizzazione in favore di Caputi circa le criticità riguardanti il profilo». L’imprenditore in questione era infatti ritenuto un target «pericoloso» dalla nostra intelligence. Dall’analisi non emergono però parentele e interessi societari comuni. L’imprenditore era, evidentemente, un millantatore. Non è chiaro invece se Caputi viene comunque poi messo in guardia.

Una terza interrogazione è effettuata dai servizi il 25 settembre del 2023 e riguarda una riunione sul piano strategico nazionale dell’idrogeno: in quel caso vengono controllati tutti i partecipanti. Caputi compreso. Nulla di anomalo, quindi. Tant’è che diverse fonti ieri parlavano di un «comportamento corretto dell’intelligence, sulla carta». Ma, contemporaneamente, dell’ennesimo caso (dopo la vicenda del controllo all’auto dell’ex compagno della premier, Giambruno o delle dimissioni dell’ex numero uno del Dis, Belloni) in cui i servizi diventano oggetto e luogo della contesa politica.

Tutto ora è sul tavolo del Copasir dove ieri Mantovano ha dato disponibilità per un’audizione. «Meloni e Mantovano non hanno mai chiesto di spiare nessuno, tantomeno il capo di gabinetto del presidente, Gaetano Caputi» ha detto in serata Chigi, raccontando di sapere della richiesta della procura di Roma.

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