Li Gotti, un passato nel Msi e An, poi con Di Pietro: ecco l’avvocato definito di sinistra da Meloni
di Stefano BaldoliniLuigi Li Gotti è un “ex politico di sinistra”, dice Giorgia Meloni nel video in cui cita l’avvocato che ha presentato l’esposto che ha portato all’iscrizione al registro degli indagati per peculato e favoreggiamento per il rimpatrio del comandante libico Almasri. La premier aggiunge che Li Gotti è “molto vicino a Romano Prodi, conosciuto per avere difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi".
Peccato però che Li Gotti, 78 anni, può essere definito molte cose meno che di sinistra, anzi, l’avvocato ha cominciato a fare politica nel crotonese negli anni Sessanta proprio nel Msi – come la premier - partito del quale è diventato successivamente segretario di federazione e che ha rappresentato in Consiglio comunale dal 1972 al 1977. Scriveva il Giornale nel 2007: Li Gotti “come avvocato ha debuttato nel grosso studio crotonese di Francesco Barbuto, federale del Msi. Il socio principale di Barbuto era uno dei 101 che, dopo lo sbarco in Sicilia del '43, resistettero - per …
Luigi Li Gotti è un “ex politico di sinistra”, dice Giorgia Meloni nel video in cui cita l’avvocato che ha presentato l’esposto che ha portato all’iscrizione al registro degli indagati per peculato e favoreggiamento per il rimpatrio del comandante libico Almasri. La premier aggiunge che Li Gotti è “molto vicino a Romano Prodi, conosciuto per avere difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi".
Peccato però che Li Gotti, 78 anni, può essere definito molte cose meno che di sinistra, anzi, l’avvocato ha cominciato a fare politica nel crotonese negli anni Sessanta proprio nel Msi – come la premier - partito del quale è diventato successivamente segretario di federazione e che ha rappresentato in Consiglio comunale dal 1972 al 1977. Scriveva il Giornale nel 2007: Li Gotti “come avvocato ha debuttato nel grosso studio crotonese di Francesco Barbuto, federale del Msi. Il socio principale di Barbuto era uno dei 101 che, dopo lo sbarco in Sicilia del '43, resistettero - per patriottismo e fedeltà a Mussolini - alle truppe Usa davanti allo stretto a Villa San Giovanni. Insomma, come si vede, Luigi, stava proprio nel cuore del neofascismo meridionale. Il suo leader in quegli anni era Franco Servello, calabrese pure lui, ma trapiantato a Milano”.
Comunque come la premier anche Li Gotti è passato ad Alleanza nazionale dopo la svolta di Fiuggi. Nel 2001 voci lo davano possibile candidato del centrodestra a Crotone. “Se me è parlato a livello locale, ma non so ancora cosa abbiano deciso a Roma”, confermava lo stesso avvocato. Dalla creatura di Gianfranco Fini esce per passare poi nel 2002 in Italia dei valori di Antonio Di Pietro.
È qui che la narrazione di Meloni si riavvicina alla realtà. Perché al di là della presunta vicinanza con l’ex premier Romano Prodi – smentita con durezza dalla senatrice Sandra Zampa (“nessuna amicizia o conoscenza particolare, tanto è vero che non hanno più avuto rapporti dal 2008”), è innegabile che Li Gotti con Idv diventi sottosegretario alla Giustizia del Prodi II (2006) sotto il ministro Mastella. Nel 2008 terminata l’esperienza dell’Unione appunto, l’avvocato crotonese ritorna in Senato sempre con Di Pietro e ci resta un’intera legislatura.
Per quanto riguarda la difesa dei pentiti di mafia, invece, poco da obiettare: da Buscetta a Contorno a Giovanni Brusca i suoi assistiti. Da aggiungere che ha rappresentato le parti civili nel processo per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, ha assistito le famiglie delle vittime della strage di piazza Fontana e quelle degli uomini della scorta di Aldo Moro trucidati dalle Br. Ha partecipato anche al processo per i fatti della Diaz a Genova difendendo l’allora prefetto Francesco Gratteri, e ai processi di strage di Capaci, via D'Amelio e degli Uffizi. Più recentemente, ha assistito i familiari delle vittime del naufragio di Cutro, in Calabria.
Dal canto suo Li Gotti si schermisce: “Mi sono limitato a presentare una denuncia ipotizzando dei reati e ora come atto dovuto, non è certo un fatto anomalo, la Procura di Roma ha iscritto nel registro la premier e i ministri”, dice.