✕

Cassano: “La riforma delle carriere ridurrà le garanzie per chi va a processo”

(ansa)

Ascolta l'audio

Intervista alla presidente della Suprema Corte di Cassazione Margherita Cassano: “La creazione di una magistratura inquirente separata è destinata inevitabilmente a ingigantire il rilievo del corpo dei pm”. Appello al governo a dialogare. E sulle elezioni in Anm: “Certo che voterò, l’associazionismo giudiziario è una ricchezza”
3 minuti di lettura

ROMA — Alza le mani, mentre ti accoglie nel luminoso ufficio dove con gesti calmi cura le orchidee quasi quanto le pile di sentenze, fascicoli, atti. E con lo stesso tratto, ti spiega perché questa separazione delle carriere rischia di fare seri danni.

«Ma mi lasci fare la premessa».

Presidente Cassano, dica.

«Se accetto un’intervista, nonostante la riservatezza cui ho sempre improntato la mia vita professionale, è perché esiste un principio di leale collaborazione che sollecita a prospettare argomenti che possano essere presi in autonoma considerazione dal legislatore».

Margherita Cassano, allieva di Pier Luigi Vigna e Gabriele Chelazzi, la toga che in Suprema Corte scrisse la sentenza definitiva per Dell’Utri sul concorso esterno in associazione mafiosa, è prima presidente di Cassazione, ruolo mai conquistato prima, in Italia, da una donna. E con Repubblica non sfugge neanche agli altri nodi: il dissenso manifestato dai giudici, le parole di Meloni sulla “chiusura delle toghe”, …

ROMA — Alza le mani, mentre ti accoglie nel luminoso ufficio dove con gesti calmi cura le orchidee quasi quanto le pile di sentenze, fascicoli, atti. E con lo stesso tratto, ti spiega perché questa separazione delle carriere rischia di fare seri danni.

«Ma mi lasci fare la premessa».

Presidente Cassano, dica.

«Se accetto un’intervista, nonostante la riservatezza cui ho sempre improntato la mia vita professionale, è perché esiste un principio di leale collaborazione che sollecita a prospettare argomenti che possano essere presi in autonoma considerazione dal legislatore».

Margherita Cassano, allieva di Pier Luigi Vigna e Gabriele Chelazzi, la toga che in Suprema Corte scrisse la sentenza definitiva per Dell’Utri sul concorso esterno in associazione mafiosa, è prima presidente di Cassazione, ruolo mai conquistato prima, in Italia, da una donna. E con Repubblica non sfugge neanche agli altri nodi: il dissenso manifestato dai giudici, le parole di Meloni sulla “chiusura delle toghe”, i tentativi di delegittimazione, le bordate di Delmastro contro il Csm e le accuse alle correnti in Anm.

Lei continua a pensare, anche dopo le rassicurazioni fornite da governo e Guardasigilli, che la separazione delle carriere tra pm e giudici danneggi i cittadini?

«Dico che rischia di tradursi, per una eterogenesi dei fini, in una diminuzione delle garanzie del processo».

Perché?

«Perché il cittadino potrebbe subire gli effetti negativi di iniziative di un pubblico ministero autoreferenziale che non condivide con i giudici la cultura delle garanzie dei diritti fondamentali».

Insomma, pm e giudici non andrebbero divisi.

«Intendo offrire questo elemento di riflessione: più si separano i mondi del giudice e del pubblico ministero, maggiore è il rischio che non vengano rispettate alcune garanzie basilari introdotte dalla recente riforma del processo penale intervenuta nel 2022».

Si riferisce alla riforma Cartabia.

«Esatto. Ricordo che quella riforma aveva rafforzato i presupposti per l’iscrizione dell’indagato nel registro delle notizie di reato a sua tutela, aveva reso inderogabile la completezza delle indagini tese anche alla ricerca di elementi a favore della persona accusata, e imposto scelte ponderate tra archiviazione e richiesta di rinvio a giudizio secondo prognosi anticipate di probabilità di condanna».

Presidente, in Cassazione, dinanzi a Mattarella e a Nordio lei ha detto: i dati «restituiscono un’immagine dei magistrati diversa da quella oggetto di abituale rappresentazione e posta a base di progetti riformatori». Una frase di rottura con i Palazzi?

«Le considerazioni che ho svolto, in realtà, si basano sull’analisi degli importanti risultati raggiunti dalla magistratura nel definire l’arretrato e nel garantire gli obiettivi fissati dal Pnrr. Sono dati che dimostrano un impegno fattivo e la consapevolezza dei magistrati della responsabilità del proprio ruolo».

Un’altra difesa corporativa?

«Nessuna difesa corporativa, credo. Si prova a descrivere in maniera fedele la realtà giudiziaria anche al fine di riannodare le fila della fiducia spesso spezzata tra collettività e istituzioni. Credo profondamente che il corpo sociale chieda a ciascuno di noi rispetto reciproco».

Quindi, cosa pensa del dissenso espresso sabato in tutte le Corti?

«Non do giudizi su comportamenti altrui al di fuori del processo. Ma penso rappresenti una dote preziosa la capacità dell’ascolto attento delle ragioni altrui: il confronto costruttivo è la base migliore per soluzioni rispettose del quadro dei valori costituzionali di riferimento».

La presidente Meloni contesta alle toghe la chiusura al dialogo, “vedono l’apocalisse”. È così?

«Mi auguro che possano realizzarsi positive condizioni di dialogo che richiedono pacatezza, equilibrio, ed effettiva disponibilità a prendere in esame il contributo dei magistrati e degli altri attori del processo».

Il ministro Nordio in Senato ha presentato la riforma come soluzione allo “strapotere dei pm”.

«Il mio è un punto di vista diverso che, mi auguro, possa essere preso in considerazione ai fini del libero dibattito. La riforma Cartabia, dicevo, mira a responsabilizzare il pm attraendolo verso la cultura della giurisdizione a tutela della presunzione di non colpevolezza e della dignità della persona. Mi pare che le scelte che il Parlamento nella sua sovranità si accinge ad operare vadano in controtendenza».

In futuro, vede il rischio che il pm sia sottomesso alla politica?

«La creazione di una magistratura inquirente separata, dotata di poteri assai rilevanti e autoreferenziale anche nella gestione delle carriere grazie alla creazione di un distinto Csm, è destinata inevitabilmente a ingigantire il rilievo del corpo dei pm: creando così i presupposti per successivi interventi di riequilibrio».

Capitolo Csm. Il sottosegretario Delmastro non prese bene il voto del plenum contro la decisione del governo di trasferire la competenza sui migrantialle Corti d’Appello: “Il Csm non può bocciare atti del governo”. Chi ha fatto invasione di campo: voi o lui?

«Il Csm ha fatto legittimo uso delle sue prerogative segnalando che l’attribuzione alle Corti d’appello — in controtendenza rispetto alle scelte del legislatore di pochi anni prima — di talune competenze in materia di immigrazione rischia di incidere pesantemente sul buon funzionamento degli uffici di secondo grado. Peraltro più oberati di quelli di primo grado: e impegnati non solo nello sforzo di definire l’arretrato più risalente, ma anche nello scongiurare l’improcedibilità dei processi».

Giudici costituzionali: fumate nere e se va bene ci sarà una sola giurista.

«Ogni organo dello Stato lavora al meglio se funziona a pieno organico».

Elezioni Anm, lei andrà a votare?

«Certo, ci andrò. Come ho sempre fatto anche in passato».

Oltre ogni demonizzazione? Le degenerazioni sono il passato ?

«Da 50 anni l’associazionismo giudiziario si alimenta di un ricco e costante confronto all’interno della magistratura su temi di ampio respiro culturale. Esso è fonte di continuo stimolo e arricchimento alla luce del rapido divenire sociale e richiede a ciascuno di noi una forte attenzione alla dimensione etica e a quella professionale».

Leggi i commenti